
La Fundació Gala-Salvador Dali di Figueres ha lanciato un programma che guarda al futuro dell’arte, Platform Dalì, con talk e residenze
La Fundació Gala-Salvador Dali di Figueres, a un’ora di treno da Barcellona, non si propone solo di preservare e far conoscere le opere del maestro noto per la sua eccentricità surreale: grazie alle importanti risorse a disposizione ha appena lanciato un programma che guarda al futuro dell’arte, battezzato Platform Dalì. Sono circa un milione i visitatori annuali delle sedi in cui si articola l’esperienza dell’incontro con l’arte e la vita di Salvador Dalì, uno degli artisti più riconoscibili e noti al grande pubblico. Grazie ai biglietti venduti, al merchandising e ai diritti di sfruttamento dell’immagine, la Fondazione stabilita dall’artista nel 1983 è economicamente indipendente, e nel 2025 ha registrato introiti per circa 19 milioni di euro e un surplus di oltre 7 milioni, di cui 2,2 milioni stanziati per nuove acquisizioni destinate a completare i musei.
Un’acquisizione recente è quella di ‘Naissance des angoisses liquides’ dipinto nel 1932 presso Christie’s Londra nel 2024 a quasi 2 milioni di sterline, mentre nel 2011 il dipinto del 1934 ‘Elementi Enigmatici in un paesaggio’ era stato acquisto per 11 milioni di dollari.
Il successo di pubblico del Teatro-Museo a Figueres e della Casa dell’Artista a Portilligat (Cadaquez) genera le solide fondamenta economiche ed organizzative su cui si basa la Platform Dalì, la nuova iniziativa internazionale che ha inaugurato la sua sede a Barcellona il 22 giugno, e che dal 1° luglio ospita le prime tre opere generate in questo contesto dopo i primi mesi di residenza degli artisti.
Il piano già avviato a fine 2025 per un periodo iniziale di quattro anni già interamente finanziati, è guidato da Monica Bello, che viene da una decennale esperienza al CERN di Ginevra, quale curatrice e supporto per gli artisti invitati in residenza presso quel prestigioso centro scientifico. Per ogni iterazione annuale un processo competitivo aperto porta alla selezione di due ‘fellow’ con una dotazione di 60mila euro per un periodo di 18 mesi, e cinque residenze di 12 mesi del valore di 45mila euro. Si tratta di numeri importanti per artisti che solitamente si rivolgono al ‘mercato’ istituzionale per via della natura non facilmente commerciale delle loro opere, soprattutto di carattere performativo.
La ricerca artistica e creativa si svolge in uno dei cinque partner scientifici del programma, importanti realtà locali nell’ambito della ricerca Biomedica (PRBB), della Fisica (IFAE, delle Scienze Marine (ICM-CSIC), dei Fotoni (ICFO) e del Supercomputing (BSC-CNS). L’idea di fondo è capitalizzare l’interesse del grande artista per il mondo dell’invisibile, l’era atomica, e l’illusione ottica, non tanto per farne omaggio ad esso, quanto piuttosto per espandere il discorso artistico al di fuori delle sue convenzioni, senza una finalità di spiegazione didascalica ma, piuttosto, di utilizzo dei diversi linguaggi dell’arte per superare le barriere del linguaggio scientifico.
L’ambizione degli organizzatori è coinvolgere un ampio pubblico, spingendosi oltre il mondo dell’arte e degli enti scientifici locali. Per questo lo Espai Platform Dali, sua sede nel centro antico di Barcellona in un caratteristico edificio, prevede eventi che secondo la sua direttrice idealmente saranno a cadenza settimanale sui grandi temi dell’attualità del rapporto fra arte e scienza. Un esempio piuttosto significativo e di ampio respiro è stato l’evento organizzo il 1° luglio che ha visto la partecipazione di centinaia di persone nell’ex palazzo della Borsa Llotja de Mar, dove cinque artisti e un panel di scienziati hanno discusso e presentato le loro reazioni alla domanda sempre più attuale di cosa sia reale. La grande diversità delle risposte presenta allo stesso tempo un fattore di attrazione e di rischio di questa impostazione.
La risposta più concreta viene dal collettivo locale di artisti Estampa, con una installazione interattiva che mette efficacemente in discussione la percezione del reale, tramite l’uso di materiali tecnologico che Dalì avrebbe amato avere a disposizione per le sue opere di scherzo ottico.
Ben diversa la premessa del sudafricano George Mahashe, narratore di cerimonie sciamaniche, la cui premessa risiede nel l’invito a ‘non cercare di capire’: un paradosso per gli scienziati di fisica dello spazio che lo hanno ospitato. Ben più diretta la relazione fra il centro di ricerca biomedica e la ballerina di flamenco Israel Galvan, impegnata ad investigare il movimento. La musica e il video ‘HUM’ che ha per protagonista un Corno delle Alpi svizzere sono state la coinvolgente scelta comunicativa della performer Tania Candiani. La serata includeva anche artisti al di fuori della Piattaforma, fra cui una installazione video di Suzanne Treister che dimostra ironicamente i limiti e l’inutilità della cosiddetta AI nel campo creativo, e una reinterpretazione dell’album del 2024 ‘Space as an Instrument’ della compositrice d’avanguardia Felicia Atkinson.
In autunno si unirà al gruppo in residenza l’artista anglo-algerina Lydia Ourahmane, la cui ricerca presso il Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) sarà focalizzato sul problema della memoria, tema che ci ricorda il titolo di quello che è forse il più grande dipinto di Dalì: ‘La persistenza della memoria’, capolavoro del 1931 ora conservato al MoMA di New York, i cui orologi in scioglimento restano una delle immagini più note della sua intera opera. Nel frattempo sono aperte le ‘Call’ per le residenze del 2027, guidate sempre dal tema ‘What is Real?’ Nella speranza che anche qualche artista italiano colga l’occasione per approfondire questi temi rivolti al futuro, grazie alla generosità di questa istituzione spagnola all’avanguardia.
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