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A Pereto un nuovo corso per l’appuntamento con la doppia personale di Montessori e Favelli
La straperetana spegne le sue prime dieci candeline e si regala un nuovo format. Non più rassegna artistica estiva, ma collezione d’arte contemporanea pubblica en plein air, dislocata tra i vicoletti, le strade e le piazze di Pereto (Aq). A dare avvio a questo nuovo corso, due figure di primo piano del panorama artistico italiano, Elisa Montessori (Genova, 1931) e Flavio Favelli (Firenze, 1967). Entrambi gli artisti indagano i territori della memoria, del tempo e dell’identità, con esiti e linguaggi differenti.
Il piccolo borgo medievale di Pereto, di circa 600 abitanti, sorge su una collina nella valle del Turano, in una terra a confine con il Lazio, di qui la denominazione di “Porta d’Abruzzo”. Come molti centri montani italiani, vive le problematiche dello spopolamento e della marginalizzazione, e torna a popolarsi durante il periodo estivo. Circondato da boschi, possiede un centro storico perfettamente conservato che si sviluppa intorno al castello medievale, risalente alla prima metà del X secolo. Numerosi gli edifici storici e i palazzi nobiliari, tra cui il più importante è Palazzo Maccafani che, in occasione della decima edizione dell’iniziativa, curata da Paola Capata e Annalisa Inzana, ospita la doppia personale di Montessori e Favelli, visitabile fino al 16 agosto 2026. Un’occasione per approfondire la ricerca dei due artisti, in un contesto insolito e suggestivo.
Di Favelli sono esposte «Black&Ivory (2024), una scultura composta da piccoli mobili assemblati; «Fondazza» (2026), dipinto nei toni dell’azzurro su una cassetta che conteneva bottiglie di spumante; «soft arancio» (2026), una vecchia scatola di Oransoda assemblata con altri materiali, oltre a «Rosso Antico» (2025), realizzata con una vecchia confezione di birra, e «San Vitale» (2026). Denominatore comune è un immaginario incentrato sulla cultura di massa, in cui convergono suggestioni e ricordi personali. Nello spazio sotterraneo della Cisterna di Palazzo Maccafani, è visibile il video inedito «Bologna Centrale» (2026). Un “racconto catartico” che copre un arco cronologico trentennale, a partire dal ‘74, durante il quale si avvicendano storie e ricordi personali legati al periodo in cui l’artista ha vissuto il quartiere di Santo Stefano a Bologna.
Le opere di Favelli provengono dallo Studio SALES e hanno un valore che oscilla tra i 7.000 e i 15.000 euro, mentre quelle di Montessori, rappresentata dalla galleria Monitor, hanno quotazioni che vanno dai 2.500 euro a 65.000 euro.
Dell’artista genovese, è esposta una scultura ambientale inedita, «Labirinto» (1989), un rotolo di cartone di oltre 30 metri, interamente dipinto, allestito secondo un andamento spiraliforme. Una riflessione sul tempo e la memoria che si dispiegano e si stratificano nel presente, analizzato e conosciuto attraverso la pratica pittorica e il raffinato segno grafico, proprio dell’artista. Un poetico paesaggio, fisico e mentale, in cui immergersi per scorgere inediti orizzonti. In mostra anche piccole ceramiche dipinte che riproducono scarpe femminili dallo stile rétro, realizzate insieme alla ceramista Elisabetta Seber, riconducibili all’impegno per l’emancipazione femminile.
Il nuovo corso della straperetana è inaugurato da due opere site specific, realizzate dai due artisti e donate alla collettività di Pereto.
Montessori ha scelto di riprodurre uno dei suoi primi disegni, «La Mano Sinistra» (1948), su una lastra metallica collocata su una grande parete in pietra, in prossimità di piazza del Castello. Al centro dell’opera, le memorie personali dell’artista e quelle del luogo che accoglie l’intervento. Quella di Favelli, invece, è un’opera pittorica, «Regimentale», realizzata sul muro – lungo 36 metri – del Belvedere. Suggestionato dall’estetica di inizi Novecento delle etichette di alcuni liquori abruzzesi, ne riprende gli elementi grafici, come stelle a cuspide o a girandola, e le riproduce su un fondo azzurro. Il risultato è un cielo che è la celebrazione di un simbolo appartenente all’immaginario collettivo, ma che racchiude anche ricordi e significati riferibili a una sfera più intima e personale.
“La straperetana nasce nel 2017 al termine dell’esperienza di Granpalazzo (manifestazione culturale della durata di tre anni 2015-2017, nei comuni di Zagarolo e Ariccia), dall’idea di continuare a portare l’arte contemporanea in luoghi ad essa non strettamente deputati, spiega Capata. Lo stesso titolo, nato proprio tra le varie discussioni avute con Delfo Durante e Saverio Verini (curatore delle prime cinque edizioni), tende quasi ad evocare una visione amplificata di Pereto, come se fosse una vera e propria festa di paese”.
Finora sono stati oltre 160 gli artisti chiamati a confrontarsi con la storia e l’identità del borgo. Un laboratorio artistico di grande interesse, riconosciuto come tale anche dagli addetti ai lavori. Ma a partire da quest’anno, la svolta: la straperetana non è più soltanto un appuntamento estivo, che esaurisce le sue ragioni nel farsi, ma diventa un progetto di lunga durata. Una collezione d’arte contemporanea permanente, che intende affondare le radici nella storia del borgo e ne risignifica l’identità. Come accade sempre più spesso ai borghi e ai piccoli paesi che si orientano verso progetti di rigenerazione urbana nel segno dell’arte contemporanea. Il budget impiegato per questa edizione è pari a 5.000 euro, tra spese di produzione e comunicazione. Una cifra a dir poco irrisoria e fuori mercato, giustificata dalla credibilità riconosciuta dell’iniziativa e dalla collaborazione pro bono di molti dei professionisti coinvolti.
“La straperetana è un piccolo miracolo che si ripete da dieci anni, che accade grazie alla generosità di tutti i professionisti che ci lavorano e a quella degli artisti, soprattutto, che la rendono possibile, affermano Capata e Inzana, curatrici della decima edizione di straperetana. Anche quest’anno che abbiamo “cambiato pelle”, iniziando un percorso che speriamo ci porti a costruire una collezione d’arte pubblica permanente nel borgo, siamo davvero soddisfatti! Abbiamo avuto il patrocinio e il sostegno del Comune, il patrocinio del Comune de L’Aquila, Capitale della Cultura 2026, e la partecipazione del pubblico è stata calorosa. Le opere donate sono piaciute e nella mostra, che accompagna la loro installazione, abbiamo esposto lavori inediti, rari e bellissimi! Non potremmo essere più felici. Stiamo pensando già all’edizione 2027!”