Il Guggenheim tra due mondi: Abu Dhabi inaugura, Bilbao celebra Jasper Johns

La nuova sede negli Emirati amplia la rete della Fondazione, mentre il museo basco conferma la propria forza economica e culturale con la retrospettiva

Trent’anni dopo aver cambiato il destino di Bilbao, il marchio Guggenheim si prepara a scrivere un nuovo capitolo della propria storia. L’11 dicembre sarà inaugurato il Guggenheim Abu Dhabi, la nuova sede progettata da Frank Gehry che segna l’espansione della Fondazione americana nel Golfo dopo quasi vent’anni di gestazione. Con circa 80.000 metri quadrati, 30 gallerie e una collezione dedicata all’arte dal 1960 a oggi, sarà il più grande museo della rete Guggenheim. Se Bilbao nacque come motore della rigenerazione di una città industriale, Abu Dhabi si propone, invece, come piattaforma culturale globale: un museo concepito per raccontare una storia dell’arte non più centrata sull’Occidente, ma costruita attraverso il dialogo tra Medio Oriente, Asia, Africa e resto del mondo.

Se Abu Dhabi rappresenta il futuro della Fondazione, Bilbao continua a incarnarne il successo più emblematico. Il museo basco ospita fino al 12 ottobre «Jasper Johns: Night Driver», curata da Enrique Juncosa, una grande retrospettiva dedicata a Jasper Johns (1930), tra gli artisti che hanno ridefinito il linguaggio dell’arte americana del secondo Novecento. Una scelta tutt’altro che casuale: mentre la rete Guggenheim si espande verso nuovi orizzonti geografici, Bilbao riafferma il proprio ruolo di museo capace di rileggere i grandi protagonisti della modernità attraverso mostre di respiro internazionale.

Il 2025 si è chiuso con risultati positivi sul fronte dell’affluenza con 1.305.003 visitatori, superando, seppur di poco, il record dell’anno precedente (+3.660 ingressi). I mesi di maggio, giugno e luglio sono stati i migliori nella storia del museo e l’estate 2025 si è classificata come la seconda più visitata di sempre, dopo quella del 2023.

Il Guggenheim Bilbao conferma anche nel 2025 la solidità del proprio modello economico. Il museo copre, infatti, autonomamente il 78,4% del bilancio operativo, generando direttamente circa 25 milioni di euro. La principale fonte di entrata resta la biglietteria che nel corso dell’anno ha prodotto 15 milioni di euro. A questi si aggiungono 5 milioni di euro provenienti da sponsorizzazioni e programmi di membership, sostenuti da oltre cento aziende partner e dalla rete degli Amici del Museo, mentre il bookshop, il merchandising e le concessioni per la ristorazione contribuiscono con ulteriori 4 milioni di euro. Il restante 21,6% del bilancio, pari a circa 7 milioni di euro, è garantito in parti uguali dalle tre istituzioni fondatrici – Gobierno Vasco, Diputación Foral de Bizkaia e Ayuntamiento de Bilbao – con un contributo di circa 2,33 milioni di euro ciascuna. Un equilibrio finanziario che conferma la capacità del museo di sostenersi attraverso la propria attività e di mantenere un’elevata attrattività internazionale, segnando al tempo stesso un esordio particolarmente positivo per la nuova direttrice generale Miren Arzalluz, entrata in carica nel 2025.

Oltre al valore culturale, il Guggenheim Bilbao continua a rappresentare uno dei principali motori economici dei Paesi Baschi. Nel 2025 le attività del museo hanno generato un impatto economico complessivo di 782,3 milioni di euro sull’economia regionale, contribuendo per 676,7 milioni di euro al Pil basco. L’indotto ha, inoltre, prodotto 106,1 milioni di euro di entrate fiscali per le amministrazioni pubbliche e sostenuto 14.319 posti di lavoro.

La retrospettiva «Jasper Johns: Night Driver» – spiegano dal museo – è sostenuta da un modello di finanziamento misto, che combina risorse proprie e sponsor privati, con una totale indipendenza curatoriale. Il Guggenheim non rende noti né il budget né gli obiettivi di affluenza sottolineando, invece, la crescente complessità organizzativa delle grandi esposizioni internazionali, dove trasporti, assicurazioni e prestiti rappresentano oggi una delle principali voci di costo. Realizzata in collaborazione con lo studio dell’artista e le istituzioni prestatrici, la mostra è sponsorizzata dalla Fondazione BBVA, riunisce circa 140 opere tra dipinti, sculture, disegni, incisioni, un libro d’artista e un progetto scenografico, offrendo un’ampia ricostruzione di oltre sessant’anni di ricerca.

Il percorso prende avvio da una svolta decisiva: tra il 1954 e il 1955 Johns distrusse gran parte delle sue opere precedenti e dipinse la prima celebre «Bandiera americana», inaugurando una serie di lavori costruiti su immagini universali – bandiere, bersagli, numeri e mappe – che avrebbero anticipato la Pop Art. Distaccandosi dall’enfasi dell’Espressionismo astratto, Johns sviluppò un linguaggio essenziale e misurato, capace di coniugare rigore formale e intensità emotiva, esercitando un’influenza determinante sulle successive esperienze del Minimalismo e dell’Arte Concettuale. Il titolo, «Night Driver», riprende un disegno realizzato dall’artista nel 1960 e diventa la chiave di lettura di un percorso, che mette in luce la continuità e la straordinaria coerenza della sua ricerca.

A oltre settant’anni dall’esordio delle celebri «Flags», Jasper Johns resta uno dei pilastri del mercato internazionale dell’arte del secondo dopoguerra. La sua produzione è relativamente contenuta, molte opere chiave sono conservate nelle collezioni dei principali musei americani e la disponibilità di dipinti storici sul mercato è sempre più limitata: una combinazione che sostiene valori elevati e una domanda costante da parte dei grandi collezionisti.

Il record dell’artista risale al 2010, quando «Flag», 1958 è stata ceduta privatamente per circa 110 milioni di dollari, al miliardario Steven A. Cohen. Il dipinto proveniva dalla collezione dello storico gallerista dell’artista, Leo Castelli. 

In asta, invece, il primato appartiene a «Small False Start», 1960, aggiudicato da Christie’s nel 2022 per 55,3 milioni di dollari proveniente dalla collezione Paul G. Allen. Emblematica è stata la vendita della collezione di S.I. Newhouse nel maggio 2026: «Gray Target» ha raggiunto 28,8 milioni di dollari, mentre «Figure 2» è stato aggiudicato per 8,9 milioni, risultati che testimoniano come le opere storiche continuino ad attirare una competizione internazionale, pur con una maggiore attenzione alla qualità e alla provenienza.

Accanto ai dipinti, anche il mercato delle edizioni mantiene una forte vitalità. Johns è considerato uno dei grandi innovatori della grafica contemporanea e le sue stampe, in particolare le serie dedicate a bandiere, bersagli e numeri, rappresentano uno dei segmenti più liquidi del suo mercato. Le edizioni più rare possono superare il milione di dollari, come dimostrato da «Flags I» (1973), venduta per 1,68 milioni di dollari da Christie’s, mentre la fascia più accessibile delle litografie e serigrafie continua ad alimentare il collezionismo internazionale.

In un mercato che negli ultimi due anni ha premiato soprattutto gli artisti “blue chip”, Jasper Johns rappresenta un caso esemplare: un autore ormai pienamente storicizzato, sostenuto dalla rarità delle opere museali, da una domanda globale e da una reputazione critica che continua a tradursi in solidità economica.

Articoli correlati