Il Piccolo festeggia i suoi meravigliosi 80 anni

Il Piccolo Teatro di Milano nasce nel 1947, in un momento molto difficile per l’Italia. La Seconda guerra mondiale era finita da poco e Milano portava ancora i segni dei bombardamenti, delle macerie e del silenzio imposto dalla censura. Per Paolo Grassi e Giorgio Strehler la cultura doveva tornare a essere uno spazio accessibile a tutti, capace di unire le persone e restituire fiducia nel futuro. Il loro progetto era quello di aprire le porte dell’arte a tutta la cittadinanza, trasformando il teatro in un luogo di incontro e crescita, dove immaginare una società nuova dopo le ferite del conflitto. Se il tempo è un gioco, il Piccolo Teatro gioca da ottant’anni. E ogni stagione aggiunge una nuova mossa. Il gioco del tempo è il titolo scelto per la nuova stagione 2026/27 e per l’avvicinarsi di un anniversario che segna una tappa importante nella storia del teatro. Dal 1947 a oggi, generazioni di artisti e spettatori hanno attraversato un luogo che ha fatto del cambiamento una costante. Il tempo offre una chiave di lettura per rileggere il percorso compiuto e immaginare il prossimo atto. E ora, apriamo il sipario!

Gli spettacoli

Il cartellone della stagione 2026/27 si apre con alcuni dei progetti più attesi del nuovo anno. Tra questi Coro degli amanti, prima regia italiana di Tiago Rodrigues, e Che dolore terribile è l’amore di Daria Deflorian, tratto da Non dico addio di Han Kang. A seguire, il lavoro di Thomas Verstraeten, The City of Arrival, presentato in novembre, che affronta i temi della migrazione e dell’identità in collaborazione con le università milanesi. Dentro un progetto produttivo che conta complessivamente 30 nuove co-produzioni, tra cui tre internazionali, la stagione trova uno dei suoi assi portanti nel ritorno ai grandi testi del repertorio e nella continuità con la storia del Piccolo.

Bertolt Brecht

Tra i momenti centrali c’è il lavoro su Bertolt Brecht con Il signor Puntila e il suo servo Matti, nuova regia di Claudio Longhi che riaffronta uno degli autori fondativi del teatro del Novecento affidandosi a Franco Branciaroli e Lino Guanciale. Un titolo che si colloca in una linea di ricerca che attraversa la tradizione e la riattualizza nel presente della scena. Lino Guanciale è protagonista anche a gennaio nel Faust diretto da Antonio Latella, nuova lettura del testo goethiano che si confronta con uno dei nuclei più profondi della drammaturgia europea. Due regie diverse, due linguaggi distinti, un attore al centro di un percorso che attraversa la stagione.

Nel segno della continuità con la tradizione dello storico Teatro di Milano tornano in scena grandi classici e nuove letture del repertorio: Carmelo Rifici dirige una nuova Orestea di Eschilo, mentre Giacomo Bisordi lavora su La vita agra di Luciano Bianciardi con Paolo Pierobon protagonista. Emma Dante propone una rilettura di Sei personaggi in cerca d’autore, assumendo anche il ruolo del capocomico. Il lavoro sulla formazione prosegue con Riccardo Frati, che completa la sua trilogia con Castelli di rabbia di Alessandro Baricco, dopo Il Piccolo Principe e Il barone rampante. Massimiliano Civica firma Quinto: Non uccidere, mentre Pascal Rambert porta in scena il monologo Viaggio a Hong Kong con Sandro Lombardi. Accanto alle nuove produzioni trovano spazio interpreti e registi già legati al Piccolo Teatro, tra cui Marco Paolini con Bestiario idrico e Dov’è il Po?, Sonia Bergamasco diretta da Antonio Latella in OSCAR, Stefano Massini con Lo Zar, e Valerio Binasco con Una delle ultime sere di Carnovale. La stagione si sviluppa inoltre nell’intreccio con gli artisti associati e con la dimensione internazionale che caratterizza il Piccolo: tra questi Sotterraneo con Il fuoco era la cura, lacasadargilla con Città sola, Marco D’Agostin e Marta Ciappina con Catalogo, e il progetto di Daria Deflorian in dialogo con la scena internazionale e il Festival di Avignone. Un sistema di relazioni che conferma il Piccolo come nodo europeo di produzione e ricerca teatrale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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