Industria alimentare in tenuta, ma redditività in calo. E la via di uscita è ancora una volta l’export

L’industria alimentare continua a dimostrare una «solida capacità di resilienza in un contesto macroeconomico complesso», ma cominciano a emergere «crescenti pressioni sulla redditività». È in estrema sintesi il quadro congiunturale e previsionale che emerge dalla dodicesima edizione del Food Industry Monitor, realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors.

Risultati in chiaroscuro

Secondo l’Osservatorio – che analizza i conti di 820 aziende di 14 comparti, per un fatturato aggregato di circa 85 miliardi di euro – il settore cresce ancora, ma a ritmi più contenuti: nel 2025 i ricavi del food sono aumentati del 3,3%, «un dato inferiore alle attese ma in linea con l’andamento dell’economia italiana». Valore che dovrebbe essere replicato nel 2026, rischiando però di rimanere «solo nominale» a causa dell’inflazione in ripresa. Per il 2027, invece, l’Osservatorio prevede un ritorno dell’inflazione su livelli più fisiologici, intorno all’1,9%, rendendo più solida la dinamica di crescita del settore. «In questo scenario, il food continua a confermarsi un comparto anticiclico, ma non immune dalle tensioni macroeconomiche che incidono sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla spesa interna», spiegano da Pollenzo.

La redditività si indebolisce, «riflettendo la compressione dei margini e l’aumento del capitale investito»: secondo l’analisi, «molte imprese hanno scelto di difendere volumi e presenza commerciale nei canali distributivi italiani, anche al prezzo di una compressione dei margini».

La solidità finanziaria del comparto resta elevata, «ma si osserva un lieve peggioramento del livello di indebitamento».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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