La crisi del ciclismo italiano: nessun team al Tour e corridori di prima fascia dimezzati

Da anni manca una formazione nel massimo circuito mondiale dove tra il 2005 e il 2026 il numero dei ciclisti italiani è passato da 109 a 57

Al Tour de France 2026 va in scena lo spettacolo offerto da Tadej Pogacar, che nella prima settimana ha già trovato il tempo di vincere due tappe, lasciare un successo al compagno di squadra Isaac Del Toro e rifilare distacchi importanti agli avversari, attaccando sul Col du Tourmalet nella tappa dei Pirenei.

Il corridore sloveno, già capace di vincere quattro Tour in carriera, e il messicano Del Toro sono gli uomini di punta della UAE Team Emirates XRG che opera con un budget annuale di 60 milioni di euro. Il solo Pogacar percepisce 8 milioni annui di ingaggio, lo sloveno arriva a 13 milioni di incassi a stagione tra bonus, premi e ricchi accordi commerciali.

Jonas Vingegaard, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, dopo aver conquistato la maglia gialla al termine della prima tappa, nella cronosquadre di Barcellona, paga un gap che pare difficilmente colmabile. Il danese, a cui viene garantito uno stipendio di 5 milioni, è il capitano del Team Visma-Lease a Bike, che con un budget di 45 milioni è tra i più competitivi nel circuito mondiale.

La spesa media di una formazione WorldTour si aggira intorno ai 33 milioni di euro. Tre le diciotto squadre del massimo livello del ciclismo professionistico, non c’è traccia delle italiane da ormai dieci anni.

La licenza rilasciata dall’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) in base a criteri sportivi, etici, finanziari, amministrativi e organizzativi, consente di partecipare alle principali competizioni. La corsa più ambita dagli sponsor è proprio il Tour de France, che raggiunge 150 milioni di telespettatori in Europa e viene trasmesso in oltre 190 Paesi tramite 100 broadcasters, con una copertura mediatica potenziale che arriva a 3,5 miliardi di persone in tutto il mondo.

Su 184 corridori ai nastri di partenza della 113edizione della corsa a tappe francese, gli italiani selezionati per la Grande Boucle sono solo 12: Davide Piganzoli, Antonio Tiberi, Filippo Ganna, Edoardo Affini, Lorenzo Fortunato, Giulio Ciccone, Marco Frigo, Mattia Cattaneo, Matteo Trentin e Damiano Caruso. In classifica generale il migliore dei nostri è Piganzoli, gregario di Vingegaard e attualmente presente nella Top 20, ma con oltre 10 minuti di distacco dal leader.Ancora più indietro Tiberi, al momento fuori dai primi 30 e staccato di 27 minuti. Per trovare il terzo italiano, dobbiamo scorrere la classifica oltre il cinquantesimo posto.

Per una vittoria di tappa ci affidiamo a Filippo Ganna (2 milioni il suo ingaggio annuo). Lo specialista delle prove contro il tempo, si è piazzato secondo nella cronometro della Grand Départ in Catalogna, dove ha pedalato insieme ai suoi compagni della Netcompany Ineos (team britannico da 50 milioni di spesa a stagione).

Al Tour de France 2026, tra le squadre della seconda divisione del ciclismo professionistico, non sono presenti le tre squadre con licenza UCI ProTeam, ovvero Bardiani Csf 7, Saber Solution Tech Nippo Rali e Team Polti Visitmalta. Per le compagini ProTour la partecipazione alla corsa a tappe francese è garantita alle migliori tre del ranking stagionale UCI.

Inoltre, gli organizzatori di ASO possono invitare due team, tramite wildcard. Per il Giro d’Italia, invece, RCS Sport ha invitato Polti e Bardiani. La italo-giapponese Nippo ha preso parte a Tirreno-Adriatico e Strade Bianche.

In campo maschile si contano 526 ciclisti impegnati nel principale circuito organizzato dall’Unione Ciclistica Internazionale. Gli atleti italiani tesserati dalle squadre del World Tour sono 57. Il nostro movimento è secondo per numero di rappresentanti, dietro solo al Belgio, che vanta 76 ciclisti tra cui Remco Evenepoel, lo sprinter Jasper Philipsen e Wout van Aert (assente al Tour per infortunio). A seguire Francia (56), Olanda (45), Gran Bretagna (32), Danimarca (29), Norvegia (29), Spagna (29), Germania (27), Australia (26), Stati Uniti (14), Colombia e Slovenia (11).

Nel ProTour domina la Spagna con 80 corridori, seguita da Italia (68) e Francia (59), più distanziate Olanda (17), Gran Bretagna (15) e Stati Uniti (14). Seguono Svizzera (11), Germania (8), Australia e Colombia (7), Nuova Zelanda (5), Norvegia e Irlanda (4).Con riferimento alle squadre, le nazioni rappresentate nel WorldTour sono: Belgio (con 3 team), Francia (2), Paesi Bassi (2), Germania (2), Stati Uniti (1), Emirati Arabi Uniti (1), Norvegia (1), Svizzera (1), Spagna (1), Australia (1), Bahrain (1), Kazakistan (1) e Gran Bretagna (1). Le squadre ProTeam, invece, sono distribuite tra i seguenti Paesi: Spagna (4), Italia (3), Francia (3), Svizzera (2), Stati Uniti (2), Ungheria (1) e Belgio (1).

Guardando ai dati della serie storica dei ciclisti professionisti italiani, nel 2005 i corridori nostrani di alto livello erano 109 su 573 (19% sul totale mondiale), mentre nel 2011, anno dell’introduzione da parte dell’UCI del sistema delle licenze WorldTour, se ne contavano 77 su 524 (14,7%). Da quel momento la quota azzurra ha continuato a ridursi, stabilizzandosi negli ultimi anni intorno al 10-11%.

Il dato va letto anche alla luce dei cambiamenti regolamentari: dal 2018 l’UCI ha ridotto da nove a otto i corridori per squadra nei principali eventi del calendario mondiale, fissando inizialmente a 176 il tetto massimo per le prove WorldTour con 22 formazioni, passate poi a 23 nel 2025 nei Grandi Giri con 184 partenti. Un numero più contenuto di professionisti significa anche meno opportunità per far emergere e accompagnare nuovi talenti verso il vertice.

Al momento, al nostro movimento mancano uomini capaci di competere ad alti livelli nelle grandi corse a tappe, ma tra il 2005 e il 2026 il numero degli italiani presenti nel massimo circuito mondiale si è praticamente dimezzato, passando da 109 a 57.

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