
Il progetto del Policlinico Gemelli ha vinto il bando Bric dell’Inail e coinvolgerà cento pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali e cento donne con tumore al seno
Superare l’approccio basato sulla sola cura clinica accompagnando i pazienti oltre l’ospedale. È l’obiettivo che si è posto il Policlinico Gemelli di Roma con il nuovo progetto sulla “Valutazione e gestione integrata clinico-occupazionale per la tutela globale della salute dei lavoratori con Malattie croniche non trasmissibili”. L’iniziativa è risultata vincitrice del bando Bric 2025 dell’Inail che, con una dotazione complessiva di oltre 14 milioni di euro, finanzia piani biennali per rafforzare la rete scientifica italiana e sviluppare soluzioni innovative per la salute e la sicurezza sul lavoro.
Alla base del progetto del Gemelli c’è l’idea di integrare salute, qualità della vita e reinserimento lavorativo per fare in modo che il paziente non sia lasciato solo in quello che può diventare uno dei momenti più critici del percorso di cura: il ritorno alla quotidianità al termine dei trattamenti.
«La salute – ha ricordato Ivo Iavicoli, direttore della Unità operativa complessa (Uoc) di medicina del lavoro del Gemelli e principal investigator del progetto – riguarda anche il benessere della persona, la possibilità di tornare alla propria vita sociale e lavorativa. Serve quindi un modello integrato, capace di unire medicina, lavoro e qualità della vita». Protagonisti dell’iniziativa saranno almeno cento pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) e cento donne con tumore al seno. La scelta non è casuale. Come ha sottolineato Iavicoli, infatti, «le Mici e il tumore del seno sono due condizioni fortemente rappresentative delle malattie croniche non trasmissibili e mostrano quanto sia ormai necessario un approccio capace di integrare aspetti clinici, sociali e lavorativi».
Il progetto parte quindi da un presupposto chiaro: la malattia non si cura solo in ospedale. Proprio in quest’ottica, nello studio dell’impatto delle patologie sulla qualità della vita e sull’attività lavorativa dei pazienti il Gemelli non si limiterà agli aspetti più strettamente clinici – che verranno comunque presi in considerazione – ma tratterà anche quelli psicologici, sociali e professionali.
L’obiettivo rimane permettere alle persone di tornare a vivere pienamente, superando una condizione di fragilità e aprendo nuove possibilità di inclusione e partecipazione. Tramite un approccio multidisciplinare capace di fare convivere medicina del lavoro e medicina specialistica verrà data vita a percorsi personalizzati di reinserimento e mantenimento lavorativo e a modelli integrati di gestione clinico-occupazionale.
L’iniziativa del Gemelli assume ancor più rilevanza se si considera che le malattie croniche non trasmissibili – da quelle cardiovascolari ai tumori, passando, tra le altre, per l’asma e il diabete – costituiscono una delle principali sfide per la salute pubblica. Oltre a essere responsabili del 75% dei decessi nel mondo causando circa 40 milioni di decessi ogni anno, possono avere un forte impatto sulla qualità della vita delle persone, determinando disabilità, limitazioni, difficoltà sul lavoro e nella vita quotidiana. E, come ricorda il Gemelli, l’invecchiamento della popolazione è destinato ad acuire l’incidenza e la pericolosità di queste patologie.
Con questa consapevolezza, il progetto produrrà nuove evidenze e pubblicazioni scientifiche, strumenti multidisciplinari per valutare il benessere e la capacità lavorativa dei pazienti, modelli personalizzati di gestione del rischio e linee guida operative rivolte a medici, aziende e servizi di prevenzione. Il vero scopo, secondo Iavicoli, è «lasciare un segno, un impatto concreto sulla vita delle persone: favorire un ritorno al lavoro sostenibile, migliorare il benessere e promuovere percorsi realmente inclusivi, costruiti sui loro bisogni».
Il progetto ha destato grande entusiasmo nei professionisti coinvolti. Gianluca Franceschini, direttore della Uoc di chirurgia senologica della Fondazione Policlinico Gemelli, dove sono in cura le cento pazienti oncologiche, ha spiegato che «la guarigione non coincide automaticamente con il ritorno alla vita di prima» e che per questa ragione «la vera sfida oggi non è solo curare la malattia, ma accompagnare le persone in un percorso di ripresa completo che tenga insieme salute, lavoro e dignità. È fondamentale restituire a ciascuno la possibilità di sentirsi di nuovo parte attiva della propria vita personale e lavorativa».
Della stessa opinione è Franco Scaldaferri, coordinatore dell’Uoc Centro malattie apparato digerente (Cemad), che ha osservato che questo studio «rappresenta uno strumento utile per valutare in modo strutturato un aspetto spesso trascurato negli studi clinici: l’impatto che una malattia cosiddetta “invisibile” può avere sulla vita quotidiana e lavorativa dei pazienti».
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