Artista associato del Royal Ballet di Londra, Christopher Wheeldon può essere annoverato tra i più proficui autori della coreografia contemporanea in particolare per l’affascinante narrazione che punteggia e avviluppa buona parte delle sue creazioni. Tra esse figura la caleidoscopica trasposizione coreografica di “Alice’s Adventures in Wonderland”, spettacolo di grande successo firmato al Covent Garden nel 2011 e oggi in debutto alla Scala con sold-out su tutte le recite. Portato in scena da diverse compagnie di danza e balletto, si tratta di un lavoro certamente complesso e validamente articolato supportato con solidità dall’estro musicale di Joby Talbot, dalle plurime varietà cromatiche immaginate da Bob Crowley per le scene e i costumi e dalle armoniose proiezioni di Jon Driscoll e Gemma Carrington.
La creazione affidata agli scaligeri
Salutato dal “Times” come “a modern day classic” la creazione opta per una molteplicità di stili e tradizioni coreografiche ripensate e rimaneggiate in piena assonanza sia con lo sviluppo drammaturgico che con i numerosi personaggi di questo racconto nonsense affidato adesso agli scaligeri.
In occasione della prima rappresentazione alla ballerina solista Agnese Di Clemente è assegnato il personaggio cardinale uscito dalla penna del noto matematico vittoriano e che ritroviamo con quella persuasiva finezza surreale così indispensabile per Alice. Degna di menzione la superlativa fermezza di Claudio Coviello nei panni di Lewis Carroll e Bianconiglio come anche la tenerezza che è in grado di manifestare Navrin Turnbull come Jack e Fante di Cuori. Se irresistibile è l’esuberante Regina di Cuori consegnata dall’étoile Nicoletta Manni in un’inedita verve contraddistinta da risoluta convinzione, non sempre serrato e incisivo è il comic timing di matrice inglese qui proposto per l’inquietante cucina della Duchessa. Il tea party nel secondo atto gode della pertinente bizzarria di Christian Fagetti alla prese con un Cappellaio Matto in pieno sfolgorio prima di concedere spazio ad un terzo atto in cui albergano nodi teatrali di sicura efficacia – come l’adagio della Regina di Cuori nella citazione del celebre segmento tratto dalla “Bella addormentata” e il torneo di croquet con i fenicotteri – quantunque a tratti si ravvisi quella vaga prolissità che probabilmente potrebbe giovare di sfrondature a vantaggio di una maggiore essenzialità.
Vivissimo successo, dunque, per un titolo che entra stabilmente per la prima volta nel repertorio di una compagnia italiana, consentendo così agli scaligeri di sperimentare e approfondire con assidua familiarità, ancora una volta, i tratti peculiari dell’evoluzione del balletto d’oltremanica perfettamente rappresentati da questa creazione.
“Alice’s Adventures in Wonderland”, Coreografia di Christipher Wheeldon
Fonte: Il Sole 24 Ore
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