Lo schema Ponzi in Lamborghini e millantato (dis)credito mafioso

La singolarità della vicenda non consta tanto nell’utilizzo dello schema Ponzi (vedere la scheda sotto) per truffare il prossimo. Bensì nel fatto di usare il noleggio di vetture di lusso ( Lamborghini Huracan e altre luxury car) come sottostante per metterlo in atto. Le nove ordinanze di custodia cautelare (tre in carcere e sei ai domiciliari) eseguite dal Nucleo di Polizia economica della Guardia di Finanza e dalla Squadra Mobile di Bergamo, su richiesta della Pm Carmen Santoro e accolta dal Gip orobico Luca Bonifacio oltre al sequestro preventivo da 1,6 milioni, sono l’epilogo di una vicenda iniziata nel 2023 che ha coinvolto numerose persone convinte a investire il proprio denaro nel settore del noleggio delle auto di lusso.

La ricostruzione

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti uno dei principali membri dell’associazione si presentava ai clienti millantando di essere un consulente finanziario e proponeva loro investimenti nel rent a car promettendo rendimenti compresi tra il 2 e il 7% mensili. Il denaro, invece, – hanno accertato gli investigatori – finiva direttamente nei conti bancari degli indagati. Solo una parte dei soL’escamotageldi veniva retrocesso agli investitori a titolo di plusvalenze. Questi, rassicurati dalla presunta bontà dell’investimento effettuato, attraverso il classico meccanismo del passa parola, coinvolgevano nel noleggio pure amici e parenti, facendoli inconsapevolmente cadere nella medesima trappola.

Minacce e percosse

Chi cercava di rientrare in possesso dei propri soldi veniva brutalmente malmenato e minacciato di morte da soggetti che millantavano affiliazioni con il clan dei Piromalli di Gioia Tauro. Per agire sul territorio (la medesima operazione era nata a Bergamo, ma era stata esportata anche a Sesto Fiorentino e ad Arezzo, Brescia, Firenze, Mantova, Lecco, Monza Brianza e Vibo Valentia) erano attive una pattuglia di società (Sedicidodici Srl, Bitcorporate Srl, la Theo Srl e la Logitech Service Srl) tutte di fatto amministrate da Antonio Trabucchi, considerato dagli inquirenti la figura chiave dell’organizzazione. La particolarità delle prime tre è che tra i codici Ateco di cui erano dotate figura il numero 663000.

Il codice Ateco

Si tratta del codice attribuito alle società che svolgono attività nel settore dei fondi comuni d’investimento. Cosa di cui evidentemente non avrebbero mai potuto occuparsi, non essendo né Sim (Società d’intermediazione mobiliare) né Sgr (società di gestione del risparmio) e, dunque, non disponevano delle indispensabili autorizzazioni della Consob per potere operare. Proprio da questo, probabilmente nasceva l’equivoco: figurando come specialisti nel settore del risparmio gestito, in qualche modo, si accreditavano agli occhi degli investitori come consulenti finanziari specializzati.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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