Malagò eletto presidente Figc: le sfide per il calcio italiano

Il riferimento è al decreto legge approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri che, tra le altre cose, ha ha soppresso il vincolo di destinazione dell’1% dei diritti tv (circa 11 milioni di euro) a favore degli investimenti nei settori giovanili, sostituendolo con l’obbligo di trasferirlo alle società professionistiche del calcio femminile. 

Malagò: «Ho cercato di fare grande l’Italia»

Prima del voto Malagò, liberato la scorsa settimana dal presunto problema dell’ineleggibilità, con il parere dell’Anac, richiesto da Abodi, che ha escluso l’applicabilità delle norme sul cosiddetto “pantouflage”, è intervenuto rimarcando il valore del suo curriculum di dirigente sportivo a tutto tondo, dalla guida del Circolo Aniene, società dilettantistica, al Coni, all’organizzazione dei Giochi invernali: «Sono figlio della Figc, ho cercato solo uno scopo, fare grande l’Italia. Così al Circolo Aniene vincente, così al Coni e a Milano-Cortina dove c’era da rischiare l’osso del collo e abbiamo inventato un modello che è di riferimento… avverto ogni minuto che passa uno spaventoso peso della responsabilità, che però vivo da quando sono nato. Vi farò sentire orgogliosi di andare verso una nuova epoca del calcio italiano».

Malagò dovrà affrontare alcuni temi di stretta attualità. Il primo sarà quello della scelta del nuovo ct. Nella rosa il nome di Roberto Mancini sembra prendere quota, anche se non si esclude qualche carta tenuta volutamente nascosta. In agenda per il neopresidente ci sono i rapporti con la politica, le riforme di sistema, gli arbitri e il tema dei pochi giovani italiani selezionabili.

Abete: «Candidatura per accendere il confronto»

Il candidato sconfitto Abete ha sottolineato la mancanza di un confronto serio pre elettorale: «Sarebbe stato serio da parte di tutte le componenti sedersi intorno a un tavolo e capire perché con il 98% delle preferenze non siamo riusciti mettere a terra un progetto. Sbagliato il metodo con il quale si è arrivati alle elezioni, per questo ho dato mia disponibilità alla candidatura fatta con grande sacrificio. La mia candidatura però è servita al confronto e non mi sono fatto da parte per coerenza. Noi abbiamo avuto crisi sportive collegate a risultati sportivi della nazionale maggiore, ce lo dobbiamo ricordare quando parliamo di crisi del talento o di giovani. La mia non vuole essere un’arringa e non è un’elencazione di problemi, quelli li conosciamo tutti. Noi oggi ad esempio abbiamo un problema con la politica e spero che lo risolveremo, perché quando andremo a chiedere qualcosa avremo la necessità di interfacciarci con loro. Per questo dovremo migliorare la nostra reputazione che oggi non è alta».

Abete ha concluso rivolgendosi al presidente della Lega Pro, Matteo Marani: «Hai sbagliato a non candidarti, perché parli da grande dirigente già oggi e te lo dissi anche quando in un incontro con le componenti noi come Lnd eravamo pronti a darti un appoggio a una tua possibile candidatura».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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