Pip più costosi rispetto ai fondi pensioni aperti. La prova sul campo

L’analisi effettuata sui prodotti di società che hanno nella loro offerta entrambi gli strumenti. Il confronto dà vincente sempre il fondo

«Il Piano individuale pensionistico (Pip) è una forma pensionistica complementare realizzata attraverso un contratto di assicurazione sulla vita a cui è possibile aderire solo su base individuale indipendentemente dall’attività lavorativa». La definizione è della Covip, l’authority di vigilanza dei fondi pensione, che sul proprio sito (www.covip.it) ha un ottimo glossario per chi vuole informarsi sui fondi pensione.

I Pip sono da sempre più cari degli altri prodotti previdenziali. Covip dixit. Qui ci siamo concentrati in particolare sulle società (16) che mettono a disposizione in Italia sia i Pip che i fondi pensione aperti. Ebbene, su un orizzonte temporale decennale, l’indice sintetico dei costi (Isc) di un Pip è sempre superiore a un fondo pensione aperto collocato dalla stessa società e nella medesima categoria a parte in un caso.

A realizzare l’elaborazione su dati Covip (anno di riferimento 2025, dati al 17 giugno 2026) è stato il sito di educazione finanziaria Investimi.com, fondato da Matteo Todeschi, ingegnere civile 33enne di Rovereto con un master in business administration e un passato in Silicon Valley. «Investimi.com è un progetto di educazione finanziaria – ricorda Todeschi – nato per aiutare le persone a capire come gestire meglio i propri soldi e prendere decisioni finanziarie più consapevoli».

Delle 16 società analizzate sono stati dunque confrontati i fondi pensione aperti e i Pip, per la stessa categoria, su vari orizzonti temporali: in particolare, per il periodo dei 10 anni, in 27 casi su 32, il Pip ha registrato un Isc più alto del fondo pensione aperto collocato dalla medesima società e il divario medio per questo arco temporale preso in considerazione è di +0,75 punti percentuali (p.p.).

La società con il divario di costo più alto, sempre sui 10 anni, è Vera Vita nell’unica categoria del bilanciato: l’Isc passa da 1,27% del fondo pensione al 2,89% del Pip con un divario di +1,61 punti percentuali. Al secondo posto c’è Cnp Vita che ha due categorie (azionario e bilanciato) e un divario di costo di +1,24 punti percentuali. «Quest’ultimo è la media delle medie delle due categorie disponibili», specifica Todeschi. Al terzo posto c’è Axa-Mps, sempre con due categorie, il cui divario di costo è di +1,02 punti percentuali.

Al lato opposto della classifica, vi è Helvetia che è l’unica società con una differenza di costo negativo (- 0,09 punti percentuali) e quindi con dei Pip più economici dei fondi pensione aperti.

Todeschi segnala poi che «Intesa Sanpaolo, è la società più grande del campione con 26 comparti di fondi pensione aperti e 24 Pip e conferma la tendenza in tutte e tre le categorie con il Pip che, rispetto al fondo pensione, costa tra 0,8 e 1,0 punti percentuali in più».

Investimi.com ha preso in considerazione i 10 anni di Isc in quanto periodo più rappresentativo di permanenza. Anche però su periodi più lunghi la situazione non muta di molto. «L’Isc scende man mano che l’orizzonte si allunga – afferma Todeschi – perché i costi iniziali si spalmano su più anni. Ma anche sull’orizzonte più lungo, i 35 anni, il Pip resta più caro del fondo aperto della stessa società di circa 0,6 punti percentuali l’anno».

Focalizzando l’attenzione su Vera Vita, per esempio, sui due anni il divario di costo dell’Isc è di +2,63 punti percentuali, di +1,97 p.p a 5 anni, di +1,61 p.p. a 10 anni, come già evidenziato, e di +1,30 p.p. a 35 anni. Helvetia, invece, sui due anni segna -0,96 punti percentuali, -0,27 p.p. a 5 anni, -0,09 p.p. a 10 anni e soltanto sui 35 anni vede aumentare il divario di costo di +0,02 punti percentuali.

 

Ecco dunque la necessità di verificare i propri bisogni previdenziali prima di scegliere il prodotto per il secondo pilastro pensionistico. «La Covip è fin d’ora disponibile a fare la sua parte al fianco delle istituzioni, delle parti sociali, degli operatori, continuando a porsi con competenza, rigore e convinto impegno a servizio del Paese»: è la chiusa della relazione annuale del presidente Covip, Mario Pepe, presentata il 10 giugno scorso.

La speranza è che l’authority dia una mano concreta ai milioni di italiani alle prese con la riforma dei fondi pensioni che li porrà davanti a tanti interrogativi importanti nei prossimi giorni.

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