Rio nell’Elba riscopre la lectio di Sant’Agostino

Esposta la pergamena del X secolo che ha riacceso il dibattito sul Commento ai Salmi

 

 

Una scoperta avvenuta in un archivio comunale sperduto sull’isola d’Elba, ha contribuito a riscrivere un passaggio della tradizione manoscritta di Sant’Agostino e continua tutt’oggi a rappresentare uno degli esempi più emblematici del valore storico e scientifico custodito negli archivi locali. Dalla periferia dell’impero al cuore dell’Europa, il Comune di Rio ha messo in mostra permanente una riproduzione fedele del frammento di pergamena, che sarà presentato e discusso durante la dodicesima edizione dell’Elba Book Festival. La sua collocazione all’interno di una teca nel Duomo dei Santissimi Giacomo e Quirico Martiri sarà inaugurata subito dopo la tavola rotonda. La vicenda prese il largo nell’autunno del 1991, quando il sindaco di Rio nell’Elba, Franco Franchini, condusse il docente tedesco Peter Zahn e suo figlio Philipp nell’Archivio Storico Comunale per mostrare loro uno dei documenti più preziosi conservati dalla comunità elbana, gli Statuta Rivi.

Durante l’esame del volume, Zahn fu immediatamente attratto da due lembi pergamenacei riutilizzati nella legatura del codice, notandone subito “la bellezza, l’antichità e l’unicità”; quella che appariva come una mera componente strutturale del compendio, si sarebbe rivelata una svolta semantica cruciale. Svolta che persino Papa Benedetto XVI avvalorò con una lettera, datata 16 giugno 2018, rimasta dentro un cassetto troppo a lungo, in cui benediva l’operato dello studioso: “Grazie per la sua importante opera”. A trentacinque anni esatti dal ritrovamento, il rilievo della pergamena appare ancora più incisivo, basti pensare alla rilettura della spiritualità agostiniana che Papa Leone XIII ha di recente propugnato con la sua ultima enciclica, “Magnifica Humanitas”. Il Pontefice, difatti, invita a non delegare alla tecnica – e in particolare all’intelligenza artificiale – il nostro discernimento, chiamando lucidamente in causa la necessità di custodire la dignità personale e la memoria collettiva contro ogni forma di riduzione algoritmica. La Chiesa, afferma Sua Santità, deve rimanere “in cammino nella storia dell’umanità”, conciliando il dialogo tra sapienza e conoscenza senza smarrire il primato dell’umano.

Le ricerche proseguirono e permisero di identificare il testo come parte delle “Enarrationes in Psalmos”, le “Esposizioni sui Salmi” di Sant’Agostino che influenzarono tutta la letteratura cristiana occidentale. Il frammento, riconducibile al X secolo e scritto in minuscola carolina, si confermò subito di interesse paleografico e filologico. Tra i passaggi più significativi compare una variante testuale ignota alle principali edizioni moderne delle sue dissertazioni. Si legge: “Ubi est Deus vester? Quid colitis? Quid videtis? Creditis et ambulatis, certum est quod laboratis”. Che Zahn traduce: “Dov’è il Dio vostro? Cosa venerate? Cosa vedete? Credete e ambulate la vostra via (verso Dio); certo è che lavorate, soffrite”. Per secoli il passo era stato tramandato nella forma “creditis et laboratis”; mentre il ritrovamento di Rio fu decisivo per dimostrare l’autenticità della lezione “creditis et ambulatis”. Non a caso, l’espressione “credete e camminate” entra in relazione con il simbolo scelto da Benedetto XVI per il suo stemma papale, la conchiglia che rievoca la leggenda di Agostino.

Si racconta che il vescovo di Ippona, passeggiando sulla spiaggia, scorse un bambino mentre tentava di travasare il mare in una piccola buca, ovvero la metafora dell’impossibilità per l’intelligenza umana di esaurire il mistero di Dio. E lo stesso Zahn propone di non limitare la variante “ambulatis” a un semplice “camminare”, bensì di interpretarla come un “camminare la propria via verso Dio”, in un itinerario di fede che accompagni la fatica fino all’estremo della luce (“certum est quod laboratis”). Un’interpretazione che entra in consonanza con la simbologia della conchiglia, segno armonioso quanto tenace del pellegrino, del sentiero cristiano e della Chiesa come popolo itinerante. In sostanza, il ritrovamento di Rio nell’Elba ha restituito una parola (“ambulatis”) che condensa un’intera visione teologica: il cammino della fede rimane umile, poiché non mira a ghermire la verità universale.

Articoli correlati