Bambini e uso del digitale, la rivoluzione deve partire dagli adulti

La proposta di legge presentata oggi in Senato mette al centro la formazione di genitori e operatori per tutelare la crescita dei minori

La vera rivoluzione digitale? Formare genitori, insegnanti, pediatri e tutti gli operatori che, per lavoro, hanno a che fare con bambini e ragazzi nell’accompagnamento dei minori all’uso del digitale. È questo il cuore della proposta di legge, pensata per regolamentare l’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni, e presentata oggi a Palazzo Madama dalla senatrice Simona Malpezzi, insieme a Terre des Hommes Italia e alla Società italiana di pediatria (Sip), e firmata, fra le altre, da Elisa Pirro del Movimento 5 Stelle, Daniela Sbrollini di Italia Viva, Licia Ronzulli di Forza Italia, Mariastella Gelmini di Azione.

Di fronte alla diffusione in tutto il mondo di leggi che vietano l’accesso ai social media da parte degli under 15 – l’ultimo caso, e il primo nell’Unione Europea, è la Francia – una parte della politica prova a rispondere, andando oltre ai divieti e tutelando chi, in primis, rischia di essere travolto dalla rivoluzione digitale, amplificata dall’intelligenza artificiale. Pur essendo consapevole che, da tempo, langue in Parlamento una proposta di legge bipartisan che vuole regolamentare l’accesso alle piattaforme social da parte dei minori.

La proposta di legge – dal titolo «Disposizioni per la regolamentazione dell’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neuro cognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età» – parte da una constatazione: i genitori sono impreparati di fronte alla diffusione sempre più pervasiva degli strumenti digitali e ai rischi che questi possono provocare se non usati correttamente. «La trascuratezza assume molte forme e può essere emotiva, fisica e anche educativa», ricorda Federica Giannotta, responsabile Advocacy e Progetti Italia di Terre des Hommes Italia. «Spesso accade che i bambini vengano abbandonati per ore di fronte ai dispositivi digitali perché nessuno ha detto ufficialmente ai genitori che i device fanno male».

Per questo la proposta di legge chiede il coinvolgimento dei ministri della Salute e della Famiglia per l’emanazione di linee guida ministeriali da collocare in tutti i luoghi frequentati dai genitori e dai bambini e che siano inserite nella formazione, anche universitaria, delle professionalità che per lavoro si occupano di minori: pediatri, medici, psicologi, insegnanti, educatori, caregiver. Agire solo per divieti quando i bambini sono ormai adolescenti si rileva, infatti, tardivo e poco produttivo: serve supervisione e spiegazione. «Dal divieto all’accompagnamento», è la sintesi della senatrice Malpezzi.

Accanto alle indicazioni ministeriali che servono da guida per l’accompagnamento, la proposta di legge predispone un tavolo tecnico interistituzionale permanente di esperti che aggiorni periodicamente le linee guida e un fondo per la salute digitale dei bambini, che passa, come detto, dalla formazione degli adulti che sono chiamati a educarli e accompagnarli, sin dalla fase prenatale.

«L’accesso precoce al digitale può compromettere un sano sviluppo neuro-evolutivo, generando difficoltà nel linguaggio e una crescente frustrazione nel non veder subito soddisfatto un bisogno», spiega Rino Agostiniani, presidente di Sip che aggiunge: «Siamo di fronte a un cambiamento epocale nello sviluppo di chi oggi è bambino e di cui i genitori sono per lo più inconsapevoli. Durante la crescita è fondamentale lo scambio relazionale e non può essere sostituito da uno smartphone».

«È innegabile che noi genitori abbiamo usato prima la Tv e poi lo smartphone come baby-sitter», ammette la senatrice Ronzulli «perché erano le soluzioni più comode per avere un momento di pausa dal nostro ruolo, ma le evidenze scientifiche oggi ci dimostrano gli effetti delle piattaforme, ideate per trattenerci lì, sui nostri figli, come disturbi del sonno, dell’attenzione, relazionali. La tecnologia, che è un bene prezioso, necessita di regole, perché i bambini non sono un mercato».

Marisa Marraffino, avvocata specializzata in diritto minorile e digitale e consulente di Terre des Hommes Italia, usa parole chiare e incisive per far comprendere il valore di questa proposta di legge: il lavoro di una vita e la vera rivoluzione digitale. «Fare corsi una tantum a scuola non serve a nulla: bisogna partire dalla formazione degli adulti», sottolinea Marraffino ricordando che siamo noi adulti ad aver messo i minori di fronte ai device, sin dalla primissima infanzia.

«Le numerose cause nei tribunali di tutto il mondo affermano una questione tecnica, ma imprescindibile: la responsabilità algoritmica delle piattaforme. Per questo è fondamentale fare rete e istituire protocolli condivisi fra gli operatori per sapere come agire di fronte ai casi di sovraesposizione dal digitale che coinvolgono sempre più giovani». Se l’obiettivo è preservare il benessere psico-fisico e la crescita dei bambini di oggi e di domani, allora bisogna fare una rivoluzione che formi, in primis, gli adulti. «Anche l’inerzia è una forma di abuso», conclude Marraffino.

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