Si concentra sul tema dello scorrere del tempo e della crescita questo film che riprende così alcune delle tematiche più significative della filmografia Pixar, non soltanto per quel che riguarda la saga di “Toy Story” ma anche per altri prodotti come “Alla ricerca di Nemo” o “Inside Out”, giusto per citare due tra i tanti titoli importanti della celebre casa di produzione.
La nostalgia prende presto il sopravvento quando Bonnie, per provare ad avere delle amiche, si convince che questa possibilità passi inesorabilmente da connessioni digitali, chat e giochi a distanza, nonostante la sua indole e il suo carattere siano molto diversi da quelli delle coetanee con cui prova ad avere un rapporto.
Il punto di vista dei giocattoli
Non è un caso che il film si apra con una soggettiva di uno dei tanti Buzz Lightyear pronti a comparire in scena: come i precedenti capitoli, infatti, “Toy Story 5” ci fa prendere il punto di vista dei giocattoli, raccontandoci le loro emozioni e i loro tormenti, le paure di essere abbandonati e le speranze che derivano dall’importanza dello stare insieme.
È infatti nel gioco di squadra che si troverà il modo di dare un senso alla presenza contemporanea di quei pupazzi ormai considerati vintage e dei dispostivi più recenti: il film di Andrew Stanton (regista di uno dei capolavori della Pixar, “Wall-E”) cerca infatti un connubio tra le due parti, senza condannare ma provando a far riflettere sull’importanza di offrire alle nuove generazioni il giusto equilibrio tra analogico e digitale.
Alcuni spunti non sono particolarmente originali o ficcanti al punto giusto, seppur il film riesca comunque a scuotere e a emozionare, regalando risate ma anche alcuni passaggi sinceramente commoventi.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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