Approccio per età e sei principi guida: la tutela dei minori online secondo l’Ue

Onere della prova alle piattaforme e maggiore uso supervisionato. Così il Panel speciale di esperti getta le basi per una normativa sui social media

Raccomandazioni su misura per specifiche fasce d’età e sei principi guida per proteggere, ma anche rendere autonomi e consapevoli, i minori online. Questi i punti più rilevanti che emergono dal report pubblicato ieri dal Panel speciale sulla sicurezza online dei minori, voluto dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e co-diretto dal professor Jörg M. Fegert e dalla dottoressa Maria Melchior. Sullo sfondo, il crescente consenso politico ma anche sociale – come evidenziato anche dall’ultima indagine di Eurobarometro – intorno alla necessità di regolamentare l’accesso dei più giovani ai social media. Una proposta di legge a livello europeo è attesa dopo l’estate.

Di fronte alle numerose ricerche che evidenziano un impatto negativo dell’uso dei social network sui minori e alle conseguenti azioni politiche che in molti Stati stanno limitando l’accesso ai più giovani, il gruppo di esperti, annunciato nel 2025 e che si è incontrato tre volte nel 2026, ha pubblicato un report di oltre 150 pagine su come migliorare l’ambiente digitale e aiutare così decisori politici, insegnanti, genitori ad accompagnare i minori all’uso di social media, servizi e piattaforme online.

L’approccio graduale, a seconda dell’età e del contenuto, è uno degli elementi di maggiore spicco. D’altronde, i rischi cui va incontro un bambino di otto anni non coincidono con quelli di un ragazzo di 16. Nei bambini di età inferiore ai tre anni, ad esempio, i rischi principali sono di natura relazionale e legati alla cosiddetta “tecnoferenza”, in quanto fruitori passivi dei contenuti online. Tra i tre e i cinque anni, i bambini iniziano a usare i dispositivi in modo più autonomo (seppur sotto supervisione) e diventano vulnerabili agli effetti di una maggiore esposizione agli schermi. Nella fascia d’età tra i sei e i nove anni, l’uso dei social media e di altri servizi digitali aumenta in modo significativo e i riscontri provenienti dal mondo online si intrecciano con l’autostima, che si sta formando proprio attraverso l’acquisizione di competenze nel mondo reale. Tra i 10 e i 12 anni, l’accesso agli spazi dei social media diventa un prerequisito fondamentale per la partecipazione sociale. A questa età, i bambini si trovano ad affrontare la convergenza più critica tra le vulnerabilità tipiche dello sviluppo e l’amplificazione indotta dalle piattaforme. Tra i 13 e i 15 anni, gli adolescenti passano a un uso dei social media caratterizzato da un’autonomia in evoluzione e le forme tradizionali di supervisione da parte di genitori, tutori ed educatori scolastici diventano sempre meno efficaci. Infine, tra i 16 e i 18 anni, gli adolescenti, pur attraversando una fase di crescente consolidamento dell’identità e di maggiore autonomia, non hanno ancora completato lo sviluppo neurobiologico e i rischi di dipendenza, ansia e problemi di salute mentale sono acuiti dall’uso dei social media e di altri servizi digitali.

Le raccomandazioni, in estrema sintesi, sono definite quindi per età:

  • sotto i due anni, evitare l’uso di schermi e social media;
  • dai tre ai 12 anni, uso supervisionato dei social media e di dispositivi adeguati all’età;
  • dai 13 ai 18 anni, sviluppo dell’uso autonomo di social media adeguati all’età.

La presenza sia di rischi sia di opportunità per bambini e adolescenti nello spazio digitale ha portato gli esperti del Panel speciale a individuare sei principi guida utili a dare forma a un quadro normativo e strategico globale, capace di tutelare i minori online e, al contempo, di rafforzarne le competenze. Eccoli in breve:

Approccio basato sullo sviluppo: si tratta di garantire una regolamentazione adeguata all’età e un orientamento differenziato;

Uguaglianza e diversità: l’impegno è volto a riconoscere le disparità nei rischi e nell’esposizione per le diverse fasce d’età e i diversi gruppi socio-economici, in quanto genere, sessualità, origini razziali, etniche e religiose, bisogni educativi speciali e problemi di salute mentale preesistenti determinano diversi gradi di vulnerabilità;

Tutela dei minori: la protezione da contenuti dannosi o da funzionalità che creano dipendenza e che possono determinare reati (ad esempio, l’abuso sessuale) deve essere integrata nella progettazione dei social media e di altri servizi digitali e i minori devono poter segnalare facilmente eventuali contenuti o funzionalità dannosi;

Responsabilità dei servizi digitali e diritti dei consumatori: occorre incentivare l’adozione di misure safety by design da parte dei servizi digitali e applicare rapidamente normative incentrate sui contenuti. L’onere della prova deve ricadere sui fornitori di social media e altri servizi digitali: spetta a loro dimostrare che le funzionalità dei propri servizi non sono dannose prima di poter interagire con bambini e adolescenti;

Empowerment ed educazione ai media: significa mettere genitori, caregiver, insegnanti ed educatori in condizione di sostenere la graduale transizione di bambini e adolescenti verso un utilizzo sicuro e autonomo del mondo online. Servono quindi opportunità chiare (ad esempio, formazione sull’alfabetizzazione digitale e mediatica) e infrastrutture adeguate;

Diritti e partecipazione dei minori: è bene ricordare che le restrizioni basate sull’età devono rispettare i diritti dei minori online, essere proporzionate, limitate nel tempo ed equilibrate rispetto al superiore interesse del minore.

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