Beni dual use, nel 2024 nell’Ue 320 domande per esportare prodotti di sorveglianza informatica

Il volume degli scambi autorizzati, nel 2024, ha superato i 77 miliardi. A confermarlo il report della Commissione Ue a Parlamento e Consiglio europeo

Nel 2024, il volume degli scambi autorizzati di prodotti dual use – beni creati per l’applicazione civile che possono essere usati anche per scopi militari – ammontava a 77,6 miliardi di euro: un lieve aumento rispetto ai 71 miliardi dell’anno precedente. Bloccate, invece, 487 transazioni – per un valore economico di 200 milioni – a causa di rischi alla sicurezza associati al loro uso finale. Lo si legge nel Report della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, pubblicato il 25 giugno 2026.

In termini numerici, si tratta di 133.470 autorizzazioni e notifiche: per la maggior parte sono autorizzazioni generali di esportazioni dell’Ue (89.388), seguite dalle autorizzazioni generali di esportazione nazionali (23.406) e dalle licenze specifiche (18.549). Per quanto riguarda il valore economico, invece, le licenze con l’incidenza maggiore sono state le autorizzazioni globali di esportazione: 36,5 miliardi di euro, pari al 47 per cento del totale autorizzato. In seconda e terza posizione, invece, le autorizzazioni di esportazione specifiche (24 miliardi di euro, cioè il 31 per cento) e le autorizzazioni generali di esportazione dell’Ue (9 miliardi, vale a dire il 12 per cento). Nello stesso anno, gli Stati membri hanno ricevuto 320 domande per l’esportazione di prodotti di sorveglianza informatica, principalmente per sistemi di intercettazione delle telecomunicazioni (233 domande). Seguono, con netto distacco, le richieste di software di monitoraggio delle comunicazioni (46) e di software di intrusione (18), mentre nessuna domanda è stata registrata per strumenti forensi o investigativi.

Le autorizzazioni generali di esportazione, sia dell’Ue sia nazionali, «offrono il massimo livello di facilitazione degli scambi di prodotti a duplice uso», mentre le licenze specifiche sono «concesse a un determinato esportatore per un utilizzatore finale o destinatario in un Paese terzo e riguardanti uno o più prodotti a duplice uso». Le autorizzazioni globali di esportazione, infine, «sono concesse per uno o più prodotti per un’unica destinazione o per uno o più prodotti per più destinazioni».

Tra i prodotti con valore più elevato interessati dalle autorizzazioni di esportazione specifica e generale il primato è detenuto da «materiali nucleari, impianti e apparecchiature» (22 per cento del valore economico espresso in euro), seguiti a breve distanza da «prodotti e apparecchiatura per la sicurezza dell’informazione e la crittonalisi» (21 per cento). Con distacco si classificano al terzo posto le «apparecchiature per la fabbricazione e il collaudo di dispositivi o di materiali semiconduttori» (9 per cento), mentre si fermano al 2 per cento, tra gli altri, «razzi e veicoli spaziali».

Per questa categoria di autorizzazioni, le destinazioni principali sono la Cina (25 per cento del valore economico espresso in euro), gli Stati Uniti (21 per cento) e, a seguire, Regno Unito e Corea del Sud (7 per cento) e Ucraina (3 per cento). Questa classificazione, però, risente dell’incidenza delle autorizzazioni generali di esportazione dell’Ue, che rappresentano una quota sostanziale del valore totale autorizzato nell’ambito delle autorizzazioni di esportazione.

Infine, rispetto al 2023, il numero di infrazioni segnalate è passato da 192 a 270 e le sanzioni o ammende inflitte per la violazione della normativa sui controlli delle esportazioni sono aumentate da 122 a 144.

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