Sono 904 le comunità energetiche rinnovabili (Cer) attive in Italia alla fine del 2025: per un totale di 1.429 impianti connessi, 8.653 utenze e 94,96 megawatt di potenza installata. È la fotografia scattata dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse) aggiornata al 31 dicembre scorso. Un dato ancora troppo lontano dagli obiettivi fissati dal decreto sulle configurazioni di autoconsumo per la condivisione dell’energia rinnovabile (Cacer) per il 2027, con una previsione pari a 5.000 megawatt per la nuova potenza rinnovabile da installare entro il 31 dicembre.
La geografia delle Comunità energetiche rinnovabili
Nel nord Italia concentrano 511 comunità su 904, pari al 57% del totale, con 62 megawatt installati e oltre 5.600 utenze coinvolte. Il Centro ne conta 135 (12,8 Mw), il Sud e le Isole 258 (20 Mw). La Lombardia è la regione con più Cer in assoluto (145) ma è il Piemonte a guidare per potenza installata, con 25,6 megawatt distribuiti su 124 comunità: merito soprattutto della provincia di Cuneo, che con 10 megawatt su 38 Cer esprime la media impianto più alta d’Italia tra le province più attive. Torino segue con 43 Cer e 5 megawatt. Nel Nordest spiccano Udine (29 Cer, 3,3 Mw) e Treviso (23 Cer, 3 Mw).
Al Sud il quadro è più frammentato. La Sicilia è terza per numero di Cer (96), ma la potenza media per impianto resta bassa. Campania e Puglia, con 33 comunità energetiche rinnovabili ciascuna, mostrano potenziali di sviluppo ancora largamente inesplorati. La Sardegna, con 52 comunità, si distingue positivamente nella fascia insulare. Sul piano dimensionale, il dato più rilevante è la prevalenza di impianti piccoli: 575 Cer, il 64%, hanno una potenza inferiore ai 20 kilowatt. Solo 65 superano i 500 kilowatt. È il segno di un mercato ancora dominato da iniziative di prossimità, condomini, piccole imprese, enti del terzo settore, che stenta a scalare verso configurazioni di taglia industriale.
L’impatto del Pnrr
Secondo l’analisi dell’Osservatorio Enea Cer, che conta oggi 160 membri impegnati su 5 tavoli di lavoro e fa capo alla Divisione strumenti e servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche del Dipartimento Tecnologie Energetiche e fonti Rinnovabili dell’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, un dato significativo è quello relativo alla crescita dell’interesse attorno al tema e allo strumento stesso delle comunità energetiche.
«I progetti potenziali sono tra le cinque e le dieci volte superiori alle comunità finora approvate – spiega Stefano Pizzuti, Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche Rinnovabili del Dipartimento Tecnologie Energetiche e fonti Rinnovabili dell’Enea -. È un segnale positivo perché dimostra che si è creata una sensibilità verso il tema e una maggiore attenzione alla sostenibilità energetica dei territori».
Fonte: Il Sole 24 Ore
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