Dagli ulivi colpiti da Xylella alla plastica marina: il riciclo per un futuro green

In Puglia e Sardegna, innovativi progetti italiani trasformano scarti agricoli, rifiuti marini e residui tessili in materiali sostenibili

Dalle cover per smartphone realizzate con fibre di legno di ulivo provenienti dagli alberi colpiti dalla Xylella alla plastica pescata in mare che viene riciclata. E poi la pelle vegetale che nasce dagli scarti del sughero. La sostenibilità non solo entra in azienda ma connette imprese e territori.

Come avviene a Tricase in Salento dove si scrive un nuovo capitolo nella storia che riguarda gli ulivi colpiti dalla Xylella. Qui inizia un nuovo capitolo della storia di Vaia, B Corp e società benefit che porta in Puglia il suo modello rigenerativo e che ha al suo attivo la piantumazione di 200 mila nuovi alberi sulle Dolomiti.

L’azienda presenta Olive Matter, materiale sviluppato anche con fibre di legno di ulivo provenienti da alberi colpiti dalla Xylella, che diventa cover per smartphone 100% Made in Italy. Punto di partenza le migliaia di alberi abbattuti dopo l’attacco della Xylella che ha colpito 20 milioni di ulivi. A ideare questo prodotto, biocomposito 100% riciclabile, una ricerca realizzata insieme all’Università degli Studi di Trento – Dipartimento di Ingegneria Industriale, supportata dalla costituzione di un comitato scientifico con ricercatori provenienti da Cnr di Bari e Unisalento, per l’attività di rigenerazione ambientale e una filiera produttiva italiana che coinvolge realtà provenienti da Puglia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto.

L’acquisto di ogni cover sostiene un intervento di rigenerazione: ogni prodotto venduto, infatti, andrà a rigenerare un metro quadrato di macchia mediterranea nel comune di Specchia, contribuendo alla creazione della prima Foresta della Rinascita in territorio pugliese. «Con Olive Matter vogliamo dimostrare che ricerca applicata, design e connessione con i territori possono contribuire a creare prodotti capaci di generare impatto positivo – commenta Federico Stefani, founder & presidente di Vaia -. Pensare di dare tra le mani di migliaia di persone nel mondo una cover fatta di materia viva, che ha una provenienza certa e che supporta la rinascita di un territorio, è qualcosa che ci emoziona e ci spinge a non avere confini nell’immaginazione di applicazioni future».

C’è poi il capitolo mare con i pescatori che recuperano reti, plastica, nasse e altri oggetti che dopo una selezione saranno destinati a riciclo e trasformazione per nuova plastica. L’ultima iniziativa, promossa da Uecoop Sardegna ha interessato Teulada in Sardegna dove è partita la campagna per il recupero delle reti fantasma nell’ambito del progetto promosso da Coldiretti Cagliari.

Le attività di recupero hanno consentito di riportare in superficie attrezzature da pesca disperse e altri rifiuti presenti sui fondali. Le plastiche, una volta selezionate, seguono il percorso del riciclo per la produzione di nuova materia prima.

A trasformare in materia prima gli scarti dei rifiuti tessili anche la Pulvera che realizza “pelle” sintetica utilizzando le polveri dei tessuti. A Calangianus, nella Sardegna nord orientale gli scarti della lavorazione del sughero diventano materia prima per la produzione di pelle vegetale. A giocare questa partita, in campo dal 2019, è la società Lebiu (che significa leggero). «Dall’avvio l’azienda è cresciuta così come le produzioni – dice Fabio Molinas, fondatore dell’impresa – e si spazia dalla moda al design. Il tutto con un’attenzione particolare all’ambiente».

 Secondo le stime dell’azienda, per ogni metro di pelle di sughero si evitano 4,5 chilogrammi di CO² in atmosfera. I tessuti sono realizzati in soluzione acquosa, solvent free e senza additivi dannosi per la salute e per l’ambiente. «Usiamo ciò che già esiste – conclude Molinas -, attraverso la metodologia upcycling trasformiamo una risorsa dismessa in un materiale di alta qualità dove il riciclo è parte fondamentale del processo».

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