
Nel cuore di un palazzo del Seicento, una boutique dove comprare abiti e accessori selezionati in tutto il mondo per qualità dei tessuti ed essenzialità.
Il Belgio ama la moda, e l’ha appena celebrata con un festival che, a inizio giugno, ha trasformato Anversa in una passerella internazionale con sfilate, installazioni, talk e mostre. Ecco allora, a soli 50 chilometri dalla capitale fiamminga, una boutique in un palazzo seicentesco di una piccola città-gioiello come Gand: Oorcussen. Per Caroline Naudts, che l’ha inaugurata 35 anni fa, è un sogno che si è realizzato. «L’ho aperta proprio durante i primi anni degli Antwerp Six. Da subito li ho proposti tutti, da Dries Van Noten a Marina Yee, da Ann Demeulemeester a Dirk Van Saene, da Walter Van Beirendonck a Dirk Bikkembergs. Poi ho iniziato ad ampliare la mia ricerca con altri marchi, altri nomi. Continuo però ad avere i capi di Dries Van Noten (345 euro per un top, 545 per un paio di pantaloni), anche se il designer ha lasciato il brand al nuovo direttore artistico Julian Klausner per aprire la sua Fondazione d’arte a Venezia».
Di quel periodo fondamentale per la moda belga, quando gli Antwerp Six presentarono le loro collezioni a Londra –era il 1986 –, Caroline Naudts conserva ancora nel suo guardaroba pezzi preziosi. «Ho capi di Martin Margiela che, pur diplomato prima degli altri, faceva parte del gruppo, ed è stato a lungo fidanzato con Marina Yee, sua musa. Sono abiti ai quali tengo moltissimo: mi rendono felice ogni volta che li vedo nell’armadio, anche se ormai non li indosso più».
Nel periodo estivo nella sua boutique si trovano una varietà di pezzi provenienti da tutto il mondo, scelti in base alla qualità dei tessuti e con un certo gusto minimal. «Ho sempre cercato di proporre una moda che trascende il tempo: abiti, giacche e pantaloni di ottima qualità e portabili sempre. Per la bella stagione, scelgo la leggerezza del cotone e del lino. La mia divisa, per esempio, è composta da camicia e pantaloni ampi dal taglio perfetto, in un tessuto pregiato. Come quelli del brand francese Casey Casey (da 980 euro), che utilizza stoffe meravigliose come la paper fabric, un tessuto grezzo sottoposto a un lavaggio ad alta temperatura, sia prima della confezione, sia dopo l’assemblaggio del capo. Il passaggio non è un semplice dettaglio di finitura, ma modifica la consistenza al tatto, il drappeggio e il modo in cui il tessuto cade sul corpo». Da Oorcussen, oltre a un altro nome belga, Sofie D’Hoore (abiti da 650 euro), si trovano, dall’Italia, Daniela Gregis, particolare per le sue forme soft e i tessuti pregiati (da 945 euro), e le scarpe di Marsèll. Dal Giappone Yohji Yamamoto (sciarpe 405 euro, abiti 890 euro) – «Mi affascina sin dagli anni Ottanta», dice Naudts –; poi École de Curiosités (abiti 1.215 euro), il brand fondato a Parigi dal giapponese Hans Ito, e l’ultima collezione Toogood (da 550 euro), disegnata da Faye insieme alla sorella Erica. Ultima, perché d’ora in poi Faye Toogood si dedicherà solo al design. «Due i brand nuovi che ho scelto per l’autunno inverno: Forme d’Expression per la semplicità austera della coreana Koeun Park, che vive a Perugia, e l’inglese John Alexander Skelton».
Caroline Naudts è nata e vive a Gand: è la persona migliore a cui chiedere consigli per scoprire la città. «A volte, dopo il lavoro, mi piace andare al Café Gitane, proprio dietro l’angolo, in Meerseniersstraat. Per cenare, Roots e Karel de Stoute. Tra i musei più interessanti, l’MSK dedicato alle belle arti (mskgent.be), lo S.M.A.K., il museo di arte contemporanea (smak.be), e lo STAM, esposizione permanente sulla storia della città (stamgent.be). Anticipo una novità: nei prossimi mesi lascerò il centro per aprire a Ferdinand Lousbergskaai 21, un quartiere tranquillo, con l’affaccio su un canale e sul verde degli alberi».
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