
Sperimentale, ludico, radicale. Quanto di più distante dalla linearità e sottrazione nordiche. Berry Dijkstra è un creativo guidato da un intuito da cartoonist. 2° puntata
Negli ultimi dieci anni, Berry Dijkstra ha costruito una carriera peculiare. «Di solito dico alle persone che sono un artista della composizione», sorride l’olandese dalla sua casa di Valencia. Questo significa, nella pratica, che crea imponenti pile di mobili: armadi, tavolini e sedie sovrapposti, con lampade, vasi e qualche busto greco-romano inseriti all’interno di strutture alte fino al soffitto.
È lo stacking, letteralmente l’impilare, una pratica creativa che, per lui, è nata quasi per caso. «Nel mio appartamento a Rotterdam facevo piccoli assemblaggi di oggetti. Poi, un giorno, ho iniziato a usare pezzi più grandi. Ho semplicemente cominciato a giocare con i mobili», ricorda Dijkstra. I suoi assemblaggi di grande impatto visivo lo hanno portato a collaborare con marchi come il produttore polacco di mobili Tylko e il brand olandese di biancheria da letto Suite702. L’artista ha anche realizzato installazioni per boutique di design e per eventi come la Design Biennale Rotterdam.
Dijkstra descrive le sue creazioni come «una sorta di architettura, simile a un paesaggio urbano, che però in fotografia risulterebbe piatta. Quindi, in un certo senso, dipingo con i mobili. È tutta una questione di colori, materiali e composizione», aggiunge. Una pila funziona «quando l’equilibrio è giusto, ma c’è anche un po’ di attrito, di frizione fra gli oggetti». Può trattarsi, per esempio, di una lampada da tavolo Oceanic dai colori vivaci di Michele De Lucchi appoggiata su una cassettiera rosa bubblegum di Tylko, oppure di una lampada da parete, simile a una creatura marina, del giovane designer irlandese Barry Llewellyn, realizzata con frammenti di ceramica e vetro riciclato, accanto a una scala di Malva Office, lo studio di design valenciano di Jose Cortés.
Questi elementi provengono, per la maggior parte, dalla collezione personale dell’artista olandese, che assembla da vent’anni. Tutto è iniziato cercando tra i mercatini vintage: una passione particolare era Pastoe, il marchio con sede a Utrecht noto per le sue credenze mid-century dalle linee pulite e, in seguito, per i mobili minimalisti di Aldo van den Nieuwelaar. Col tempo, l’attenzione si è spostata verso giovani designer contemporanei. Il risultato è un mix eclettico, orientato verso il «grafico e minimalista», spiega.
Il design olandese resta un elemento ricorrente delle sue composizioni. Tra le aggiunte più recenti c’è una vivace sedia verde neon della collezione Splitted, firmata dal designer di Eindhoven Teun Zwets, realizzata in legno grezzo rivestito di lacca lucida. «Nulla è nuovo in questo mondo, ma quel pezzo sembra fresco», dice Dijkstra. Altri oggetti provenienti dai Paesi Bassi includono uno sgabello in olmo dalla superficie materica di Kasper Boelens, una luce al neon di Sabine Marcelis e diverse piante da casa in feltro di lana del collettivo Wandschappen, con sede a Rotterdam.
Dijkstra è cresciuto a Leeuwarden, nel nord dei Paesi Bassi. Si è trasferito a Rotterdam invece che ad Amsterdam perché, spiega, «amo gli outsider. C’è qualcosa di interessante nell’architettura di Rotterdam: le persone, la diversità. Ho vissuto lì per vent’anni». Gli studi in comunicazione lo hanno portato a lavorare nel marketing dei club musicali, prima di intraprendere un percorso più creativo. «Sono entrato un po’ per caso nel mondo dell’interior, lavorando nei negozi e come interior stylist», ricorda.
Tre anni fa si è trovato a un punto di svolta, quando si è separato dal partner di lunga data. «Ho pensato: lavoro come freelance. Non ho un appartamento. Non ho una relazione. Posso andare ovunque voglia».
Ha scelto Valencia e ha trovato l’appartamento perfetto in un edificio della fine degli anni Venti, nello storico quartiere El Carmen. «Quando ho visto i pavimenti piastrellati ho pensato: sì, questo è il sogno spagnolo. Anche i soffitti hanno molte modanature e decorazioni, e sono molto alti», nota. Questo spazio non è solo un ottimo sfondo, ma si adatta anche perfettamente alla sua statura che supera i due metri.
Tutti i suoi pezzi di design sono funzionali. Nell’unica camera da letto, per esempio, un piedistallo in cemento blu, realizzato con motivi concentrici da Iwan Pol, diventa un comodino; sopra oscilla una delle lampade tubolari sospese del duo belga Muller Van Severen. «Utilizzo ogni oggetto nella vita quotidiana, e dopo lo impiego per creare una composizione. Quindi a volte resto senza luce», ride. «Il mio compagno era appena stato qui da Parigi e mi ha chiesto: “Posso avere una luce da lettura in camera?”». La risposta è stata no. «Faceva ancora parte di una pila».
Anche la città adottiva di Dijkstra sta assumendo un ruolo sempre più importante nel suo linguaggio progettuale. Per il València Design Fest dello scorso settembre, durato un mese, ha ospitato nel suo appartamento l’esposizione Songs from the Fifth Floor, con opere di cinque artisti valenciani, tra cui Canoa Lab e Vicent Orts.
Di recente ha lavorato a installazioni anche in giro per l’Europa: una per Suite702 – la presentazione della nuova collezione di biancheria da letto nella sede di Amsterdam – e un’altra al Wonder Festival, fiera di design nella città belga di Kortrijk. «È la prima volta che realizzo più pile in uno spazio: diventa quasi una scenografia, un mondo completo», dice Dijkstra. È una sfida, in cui l’elemento ludico «gioca un ruolo molto importante». Alla fine, il suo consiglio fondamentale è di seguire l’istinto, ciascuno il proprio. «Un interno evolve: l’ideale è scegliere oggetti che siano personali, che abbiano una memoria. Non occorre seguire le tendenze. Meglio ascoltare il cuore e usare gli oggetti. Questo è il senso dello stacking: la forma segue il divertimento».