Un weekend a Venezia, con gli indirizzi segreti di Dries Van Noten

Dalla libreria bruno alla trattoria Da Mauretto a Malamocco, dagli orti del Redentore alla Drogheria Mascari. Le migliori scoperte da fare in laguna e una tappa nella Fondazione d’arte e moda.

Venezia, per me e Patrick (Vangheluwe, compagno d’affari e d’affetti, ndr) è sempre stata una città del cuore, ma la vivevamo come una meta del weekend. Poi, un’amica ci ha offerto il suo appartamento due settimane: una svolta. Abbiamo scoperto una Venezia diversa da quella che conoscevamo. La città non è solo storia e bellezza, musei e mostre. È viva, con attività straordinarie, persone che la abitano e la rendono il luogo unico che è. C’è un’energia sommersa: quella dei giovani che vengono qui per studiare e formarsi, quella delle piccole realtà indipendenti, quella delle gallerie che aprono all’improvviso. Ci sono i veneziani orgogliosi, i mercati brulicanti, pescivendoli e macellai straordinari. Camminare senza auto, traffico e rumore cambia anche il modo di pensare. L’energia è costretta a spostarsi.

Scegliere di trascorrere una fase della vita a Venezia è stato naturale: sono nato ad Anversa e tutta la mia esistenza si è sviluppata attorno alla moda. Ho iniziato a riflettere sul futuro quando ho compiuto 59 anni. Sapevo che non avrei mai potuto semplicemente chiudere la mia maison. C’era troppa identità, troppe persone – alcune con me da più di 35 anni – che meritavano continuità. Così, quando nel giugno 2024 ho ceduto il mio brand, dopo 38 anni di carriera, sono rimasto consulente, responsabile delle linee beauty e fragrances, oltre che dei negozi. Incontro regolarmente Julian Klausner, il direttore creativo, e osservo con gioia come porta avanti l’anima del marchio. In questi anni la mia ricerca artistica si è fondata sull’artigianato: dalle seterie di Lione ai ricami dei villaggi indiani.

Oggi, mentre l’intelligenza artificiale si diffonde, proteggere la sapienza delle mani è per me una missione quasi politica. L’IA può anche essere uno strumento poetico, ma non sostituirà mai l’anima che una persona infonde in ciò che crea. L’artigianato è sempre stato parte del mio approccio estetico, per cui quando con Patrick ci siamo chiesti come continuare a esplorare questa passione in una forma nuova, Venezia, con la sua storia e le sue tradizioni artigianali, ci è sembrata il luogo ideale. Da questa urgenza è nata la Fondazione Dries Van Noten a Palazzo Pisani Moretta: uno spazio per celebrare l’arte del fare in ogni sua forma, in una città che la onora con eventi come Homo Faber, la Biennale Arte e la Glass Week. Ho scelto un palazzo del Seicento con stucchi, affreschi e la luce che rimbalza dal Canal Grande. A fine aprile, abbiamo inaugurato la nostra prima presentazione: The Only True Protest Is Beauty. Il titolo nasce da un verso del cantautore Phil Ochs: «In tempi così brutti, l’unica vera protesta è la bellezza». Pensavo fosse provvisorio, speravo in un clima globale migliore.

Essere un orgoglioso residente veneziano significa trovare qui un nuovo equilibrio. Molti mi chiedono del mio giardino ad Anversa, a Lier, dove torno alla fioritura delle rose. Mi manca, certo, ma Venezia è un “giardino di pietra”: la laguna è un paesaggio verdeggiante di riflessi e silenzi. Il mio posto del cuore è proprio Palazzo Pisani Moretta, di cui scoprire dettagli nuovi, insieme al giardino del Redentore e alla terrazza del Palazzo Pisani a Santo Stefano, gioiello architettonico che racconta secoli di storia, musica e nobiltà, e oggi ospita il Conservatorio Benedetto Marcello, un luogo vivo e pulsante nel panorama culturale della città. La mia vita quotidiana si snoda tra San Polo e Dorso duro. Mi piace fare la spesa al Mercato di Rialto, passare dalla Macelleria Fiore vicino a Campo Santa Margherita o rifornirmi di prelibatezze alla Casa del Parmigiano e da La Baita.

Amo la Drogheria Mascari per il caffè e il vino, e non manco mai di visitare le botteghe artigiane come quella dell’intagliatore Bruno Barbon o il laboratorio di vetri di Bruno Amadi in Calle dei Saoneri e la fornace di Wave Murano Glass di Roberto Beltrami. Quando cala la sera, i miei passi mi portano quasi sempre verso gli stessi tavoli. C’è una sacralità nel tornare dove ci si sente a casa. La Trattoria Alla Madonna, tra San Polo e Rialto, è il mio stop obbligato per il risotto del pescatore: è un luogo che conserva l’anima autentica della città. Per un’atmosfera diversa, amo il ristorante della Pensione Wildner, dove la cucina parla con la stessa onestà della laguna. Per un aperitivo veloce scelgo il Caffè Rosso, Il Mercante o Vino Vero in Cannaregio, mentre per i classici cicchetti la Cantina Schiavi resta un punto fermo del mio girovagare. Spesso vado da Caterina Tognon nella sua galleria d’arte contemporanea o mi perdo tra i libri di bruno a San Barnaba aspettando che finalmente apra lo store Rupture Arts & Books. La mia domenica tipica, però, è sull’acqua: andiamo in barca nella laguna e ci fermiamo a mangiare sull’isola di Pellestrina o a Malamocco alla trattoria Da Mauretto, un locale autentico dove il tempo sembra essersi fermato. Venezia per me non è un set cinematografico, è un organismo che lotta, un luogo dove la fragilità non è debolezza, ma la condizione stessa dell’incanto.

 

 

 

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