Architettura e intelligenza artificiale: a Torino nasce una nuova tech house

Il progetto rigenerativo di un’ex caserma militare con l’obiettivo di creare un ambiente di lavoro simile a una casa, capace di favorire creazione e conoscenza condivisa.

Quando un’azienda altamente tecnologica incontra l’architettura e il design nasce una commistione di saperi capace di trasformare anche il luogo più tradizionale – come un’antica caserma – in un progetto originale nell’insieme e nei dettagli.

Siamo a Torino nella nuova Reply House inaugurata il 9 luglio, all’interno dell’ex Caserma De Sonnaz, complesso militare ottocentesco di 20.500 metri quadri nel cuore della Cittadella, rimasto in disuso e acquisito dal gruppo nel 2018, oggi restituito alla città dopo un importante intervento di rigenerazione urbana firmato Acpv Architects Antonio Citterio Patricia Viel. «La tech company è nata 30 anni fa, in corso Francia a pochi chilometri da qui», racconta il fondatore Mario Rizzante. «Eravamo in 10 e usavamo Internet per trasformare i processi, non solo per comunicare come facevano tanti altri». Oggi è presente in tutto il mondo con circa 18 mila dipendenti organizzati in una rete di oltre 200 società specializzate, sviluppa servizi di consulenza e soluzioni digitali basate su Intelligenza Artificiale, cloud computing e nuove tecnologie.

Nella nuova Reply House l’obiettivo era costruire ambienti – open e riservati ma sempre attraversati da luce naturale – capaci di favorire la creazione di una conoscenza condivisa. «Nessuno spazio anonimo e bianco, che uccide la creatività. Serviva qualcosa che fosse più casa che ufficio, dove le persone potessero appropriarsi degli spazi: cucine, spazi di meditazione, ambienti aperti e stanze raccolte», ha detto Tatiana Rizzante, amministratore delegato della società. La memoria della caserma si percepisce nelle facciate e nelle volumetrie e nell’auditorium, una porzione del muro della Cittadella rinascimentale, legata alla memoria di Pietro Micca, è stata riportata alla luce e restaurata con la Soprintendenza. Citterio ha raccontato di aver lavorato in punta di piedi, ma senza l’ossessione della storia. E ha aggiunto una notazione che spiega molto di questo cantiere: «I progetti migliori nascono quando il committente è una famiglia che investe sulle persone e sulla qualità, non solo sul ritorno economico».

Sul disegno degli interni, poi, Unifor non è intervenuta solo come solo fornitore di arredi, ma parte attiva del progetto. Negli uffici si ritrovano qua e là pezzi della collezione Spring System disegnata da Acpv, ma anche tutte le finiture, le boiserie (microforate per garantire comfort acustico), le cucine, le phone booth, le sale riunione – tutto in larga parte su disegno – sono realizzati custom dalla company di Molteni Group.
La scelta dei materiali è programmatica e sostenibile. Nessuna verniciatura: legni oliati e cerati, destinati a invecchiare e a mostrare il tempo. Il pavimento sopraelevato è magnetico, arriva dalla Germania ed è pensato per durare: si lava, ma non si lama.

Le griglie di ventilazione, sempre di Unifor, in legno di rovere, sono disegnate come sequenze di tagli che codificano una frase, We reply to the Earth, statement dell’azienda. E qui entra in causa una caratteristica originale di questa ristrutturazione: in Reply House l’intelligenza artificiale è entrata nel processo progettuale, in una contaminazione dichiarata. «L’IA ci ha permesso di esplorare possibilità formali nuove nello story telling sì, ma anche proprio nel progetto di arredi e complementi. I disegni dei tappeti sono generati in base ad algoritmi e codici, come in quello che abbiamo chiamato Gio Ponti reloaded. Le grafiche delle vetrate nascono da fotografie di Torino rielaborate con l’IA partendo dal contributo di artisti del territorio, e conservano al proprio interno il prompt che le ha generate», racconta Paolo Mazza, partner di Acpv. Ma l’esempio più interessante è quello degli AI Generated Marbles sviluppati con Marazzi: superfici ceramiche in gres porcellanato che reinterpretano l’estetica del marmo attraverso pattern realistici ma inediti, generati da algoritmi e stampati su lastre che in uno degli ingressi coprono ventidue metri per tre. I quadri sono sperimentazioni generative e in alcuni c’è il ritratto di Rose, digital human e brand ambassador che fa da concierge e da sales assistant, guida tra le stanze e dà informazioni sull’azienda. Nell’Area 73 della Reply House del resto si lavora proprio con i modelli generativi, gli ambienti olografici, i configuratori e i sistemi multisensoriali che rendono l’interazione digitale il più possibile vera.

Nella città che più ha lasciato sulla tech company la sua impronta storica di laboriosità, precisione, competenza, come ricorda il fondatore stesso durante l’inaugurazione, si sperimenta davvero il futuro che sarà e che è più vicino di quanto pensiamo.

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