
Sequestri e richieste di misura cautelare agli amministratori del gruppo Ops. 33 indagati. Interrogatori in corso
Il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Gdf, su delega della Procura della Repubblica Milano, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip, delle azioni e delle quote di quattro società, di cui tre quotate sul mercato Euronext Growth Milan, del gruppo Ops, attivo nei settori delle telecomunicazioni e dei media. Si tratta di Ops eCom (ex Giglio Group), Ops Retail (già Netweek) e Ops Italia (già Eems Italia).
Tra gli indagati per cui è stata chiesta la custodia cautelare c’è Ciro Di Meglio, Ad del gruppo Ops. Il sequestro (oltre 100mila euro), sarebbe motivato dalla sussistenza di indizi circa un presunto profitto ottenuto dal reato di manipolazione del mercato. Negli uffici del Nucleo di Polizia valutaria di Milano, inoltre, sarebbero in pieno corso di svolgimento almeno dieci interrogatori preventivi nei confronti di altrettanti indagati. L’inchiesta è coordinata dai pm Guido Schirinnà e Nicola Rossato del primo dipartimento guidato dall’aggiunto Roberto Pellicano.
Le ipotesi di reato vanno dalla manipolazione di mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazioni di erogazioni pubbliche e responsabilità amministrativa delle società per reati commessi a loro vantaggio da parte degli amministratori. L’Ad Ciro Di Meglio, assieme al direttore generale delle società quotate, «con il concorso di 33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti» avrebbero messo in atto “condotte illecite” finalizzate «a sottoscrivere fittizi aumenti di capitale, drenare liquidità dalle società quotate, raccogliere fondi anche attraverso l’ottenimento di finanziamenti garantiti dallo Stato per destinarli a fini diversi da quelli indicati nel contratto di finanziamento, frodare il mercato finanziario attraverso l’utilizzo distorto dello strumento dei Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard (Poc), per oltre 30 milioni di euro».
Il nodo dei Poc era stato affrontato da Plus24 nell’agosto di quattro anni fa con una copertina che, sin dal 2022, metteva in luce l’opacità di uno strumento utilizzato perlopiù da società in crisi di liquidità. Tra queste la Eems (divenuta Ops Italia) che ai tempi era quotata sul listino principale. Il meccanismo era stato utilizzato anche da almeno altre 12 società quotate sulla piattaforma Egm. Tra queste oltre ad Askoll, Axélero, Caleido Group, Casta Diva Group, Energica 1 e 2 Illa, KiGroup, Mondo Tv, Prismi 1 e 2 e Visibilia, società in passato riconducibile all’ex ministro per il Turismo Daniela Santanché. Proprio su Visibilia e sulle società correlate, sta indagando il Pm Rossato, che ha in carico anche quet’ultima inchiesta. Non è da escludersi un’estensione dell’indagine anche su altri casi.
Quasi tutti i bond convertibili (con contestuale emissione di Warrant) sarebbero stati emessi dalle società su sollecitazione di un soggetto emiratino (Negma Group e dalla controllata CCapital Group internationale Inc) che li avrebbe sottoscritti in più tranche garantendo alle società quotate un apporto di liquidità indispensabile alla loro sopravvivenza, ma provocando contestualmente perdite anche cospicue sul valore delle azioni sul mercato e, dunque, ai loro sottoscrittori.
Un meccanismo su cui anche la Consob nel 2023 era intervenuta di fatto obbligando i soggetti interessati a fornire al mercato informazioni più specifiche e dettagliate circa i rischi connessi a questi strumenti. E sarebbe stata la stessa Consob a collaborare attivamente con i magistrati milanesi, in particolare sulle specifiche tecnicalità dello strumento,
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