Paga la multa o mi dà il numero di telefono? Sospeso il vigile che flirta

Che fa concilia o mi dà il numero di telefono? Rischia ora una condanna il vigile indagato per induzione indebita a dare o ricevere utilità, perché nel reato rientra anche l’utilità della relazione sentimentale o amicale. Per il “pizzardone”, sospeso per un anno dai pubblici uffici per i gravi indizi a suo carico, è invece esclusa l’accusa di omissione di atti d’ufficio perché le multe obbligatorie sono solo quelle relative ad infrazioni tali da mettere a rischio la sicurezza pubblica. La Cassazione respinge il ricorso contro la sospensione di 12 mesi e conferma così i gravi indizi di colpevolezza e la sospensione a carico di un agente della polizia municipale.

La proposta di “aggiustamenti”

Nel mirino dei giudici era finito il modo bizzarro del vigile, non troppo lontano dall’età pensionabile, di proporre “aggiustamenti” alle giovani donne che parcheggiavano in doppia fila o in divieto di sosta. L’approccio era brusco nel “fischiare” l’infrazione, poi però si faceva intuire che la multa non era inevitabile: bastava dargli il numero di telefono e l’indirizzo social, uniti alla promessa di una frequentazione. Una proposta che un paio di automobiliste avevano accettato, ricevendo, in un caso, numerosi messaggi, anche di contenuto “viscido”, mentre nell’altro le richieste di incontri avevano avuto come solo risultato il blocco del numero.

Per il ricorrente scatta anche l’accusa del reato di falso perchè, dopo il conveniente accordo, nel verbale era stato aggiunto uno zero nell’indicazione del civico dell’indisciplinata automobilista.

La Suprema corte respinge la tesi della difesa secondo la quale per contestare l’induzione indebita mancava il vantaggio giuridicamente apprezzabile «che sarebbe stato conseguito dall’indagato che deve essere individuabile nel conseguimento di una utilità, stabile e immutabile che non si realizza nella mera ricezione dei numeri di telefono o indirizzi Instagram delle persone offese anche tenuto conto che, in qualsiasi momento, le stesse avrebbero potuto bloccare l’utenza». Ipotesi che, come visto, si era concretizzata ma questo non basta a smontare l’accusa.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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