
Montante maturato fruibile durante il resto della vita o incassato in tempi brevi
Fino a ieri, gli iscritti alla previdenza complementare avevano a disposizioni fondamentalmente due tipologie di prestazioni tra cui scegliere a partire dal momento del pensionamento: l’erogazione del montante maturato in capitale o sotto forma di rendita vitalizia. Ora si aggiungono tre prestazioni con caratteristiche e durate intermedie rispetto alle prime due.
In via generale, l’iscritto può incassare subito, sotto forma di capitale, fino al 50% del montante contributivo che ha maturato. Si può arrivare al 100% se la rendita vitalizia generata convertendo non meno del 70% del capitale maturato, risulti inferiore al 50% dell’assegno sociale. Ciò può avvenire a fronte di un montante che dipende da diverse variabili, ma che in genere è inferiore a circa 80mila euro. Possono arrivare al 100% anche gli iscritti alla previdenza complementare prima del 29 aprile 1993, a prescindere dall’importo della rendita vitalizia.
Se si incassa in capitale solo una parte del montante, la rimanente può essere fruita sotto forma di rendita vitalizia e, da oggi o dal 31 ottobre, come rendita a durata predefinita, oppure come prelievi, o come erogazione frazionata.
La rendita può assumere diverse forme e l’iscritto sceglie quella che preferisce al momento del pensionamento. Solitamente nella versione base consiste nell’erogazione di un assegno periodico che viene corrisposto fino al decesso della persona. L’aderente può però anche scegliere (a fronte di importi della rendita annua in genere inferiori rispetto a quella stabilita nella versione di base) caratteristiche aggiuntive, tipo la reversibilità, nel qual caso l’assegno viene riconosciuto anche al superstite indicato, o l’erogazione certa per un predeterminato periodo (in genere 5 o 10 anni) a prescindere dalla sopravvivenza, per poi diventare vitalizia. Oppure una maggiorazione in caso di non autosufficienza o la richiesta della controassicurazione che consente di ricevere il capitale residuo in caso di decesso del pensionato.
In base alla legge istitutiva, la rendita a durata definita prevede l’erogazione di un assegno periodico corrisposto lungo la durata della vita residua stimata al pensionamento, secondo i dati Istat confermati da Covip. Se si muore prima, il capitale residuo lo incassa la persona eventualmente indicata dal beneficiario. Se si vive più a lungo, da un certo momento l’erogazione si interrompe. Ipotizziamo che a 67 anni la vita residua stimata sia 18 anni. La rendita sarà erogata fino a 85 anni. Tuttavia, la Covip ha stabilito che questa rendita si può chiedere anche per una durata superiore alla vita stimata; nel nostro esempio, magari 25 anni, fino a 92 anni di età.
Occorre rilevare come la rendita a durata definita, anche se scelta per un periodo molto lungo, non sia equivalente alla rendita vitalizia. La prima si esaurisce alla scadenza del periodo stabilito; la seconda, invece, continua finché la persona è in vita e quindi copre pienamente il rischio di longevità. A parità di montante, una durata più lunga riduce l’importo annuo rispetto a una durata più breve. Il confronto con la rendita vitalizia dipende dalle basi tecniche utilizzate dalla compagnia di assicurazione che in genere, però, scontano anche alcuni margini di sicurezza per sopravvivenze eccessivamente elevate. In caso di premorienza, la differenza è netta: nella rendita vitalizia reversibile il superstite indicato continua a percepire una rendita; nella rendita a durata definita, invece, al beneficiario spetta il capitale residuo, secondo le regole del fondo.
Sono una opzione della rendita a durata definita: il beneficiario che ha scelto tale rendita, invece di incassare gli assegni periodici, lascia il relativo importo in gestione presso il fondo. Successivamente potrà chiedere l’erogazione degli importi maturati e non riscossi. In questo modo, se in un determinato periodo non si necessitano di risorse economiche, le rate di rendita maturate possono non essere richieste e, assieme al montante maturato, si rivaluteranno nel tempo sulla base dei risultati ottenuti dagli investimenti effettuati dal fondo pensione.
Consente di incassare a rate tutto il montante maturato, in un periodo minimo di cinque anni, oppure più ampio. Può essere abbinata, come accennato, all’erogazione in capitale fino al 50 per cento. In tale ipotesi, quindi, si riceve la metà subito e l’altra metà in cinque anni. Le due prestazioni prevedono tassazioni differenti.
Dunque, al pensionamento si hanno a disposizione cinque opzioni (sei in caso di montante riscattabile fino al 100%). L’erogazione in capitale è abbinabile alle altre, che sono invece incompatibili tra loro. Tuttavia, chi sceglie le tre nuove opzioni, sulla base delle modalità operative stabilite dal fondo di appartenenza può cambiare idea e passare alla rendita vitalizia. Seppur destinare tutto il capitale alla rendita vitalizia sia l’opzione più in linea con l’obiettivo primario della previdenza complementare, usufruendo della flessibilità ormai concessa si può operare in maniera completamente diversa, ad esempio: ottenere il 30% in capitale, con il restante 70%, ottenere una rendita a durata definita e successivamente passare da quest’ultima alla rendita vitalizia.