Scala, il “Don Chisciotte” non smette di brillare

Prima della pausa estiva torna il grande classico nella celebre edizione firmata da Rudolf Nureyev

Il 24 settembre 1980 il sipario del Piermarini si alzava per la prima volta sul Don Chisciotte di Ludwig Minkus. A rendere memorabile quella serata fu però soprattutto la presentazione del balletto nella celebre edizione concepita da Rudolf Nureyev, protagonista in scena accanto a Carla Fracci.

Le sei rappresentazioni di quell’allestimento segnarono l’inizio di una fortuna straordinaria. Da allora, infatti, il Don Chisciotte firmato dall’indimenticato divo della danza è stato ripreso dalla compagnia milanese diciannove volte affermandosi a pieno titolo come un autentico cavallo di battaglia e uno dei cardini più iconici dell’identità coreica della Scala. Frequentemente proposta anche nelle numerose tournée internazionali, la brillante vicenda del barbiere Basilio e della giovane Kitri torna ora nel prestigioso cartellone milanese per otto recite prima della pausa estiva.

A misurarsi con la velocità, gli intrecci, la solarità e la vivacità tipici di questa versione sono gli acclamati artisti della compagnia del teatro che negli ultimi anni continua a collezionare unanimi apprezzamenti. Alla prima rappresentazione l’étoile Nicoletta Manni rispolvera il duplice personaggio di Kitri e Dulcinea garantendo destrezza e precisione tecnica fin dal primo atto: qualità che la punta di diamante della troupe mantiene intatte fino al grand pas de deux conclusivo. Al suo fianco Timofej Andrijashenko appare in splendida forma: il suo Basilio si diverte, conquista, gioca, affascina, corteggia, seduce e regala prodezze tecniche sostenute da piglio deciso e vigorosa prestanza; solo gli insidiosissimi virtuosismi dell’ultimo atto sembrano metterne lievemente alla prova la brillantezza. Accuratezza e linee eleganti sono restituite da Maria Celeste Losa nella variazione della Regina delle Driadi, vivace il brio di Agnese Di Clemente nel ruolo di Amore e solidi i caratteri delineati da Martina Arduino e Marco Agostino alle prese, rispettivamente, con la ballerina di strada ed Espada.

Sul podio, per la prima volta con il Balletto scaligero, Gavriel Heine dirige l’Orchestra del Teatro alla Scala con fermezza, sebbene il dialogo tra buca e palcoscenico richieda ancora qualche affinamento.

Nonostante la sua datazione, questa versione di riferimento per la storia della compagnia milanese continua a convincere. Le scene di Raffaele Del Savio e i costumi di Anna Anni – introdotti a partire dalle rappresentazioni del 1987 – rendono compiuta una coreografia che a una serrata efficacia narrativa affianca quell’esplosivo virtuosismo che è uno dei lasciti cardinali dell’estetica di Rudolf Nureyev, il celebre “Tartaro volante”.

A chiudere la stagione di danza e balletto del Piermarini, tra ottobre e novembre, il ritorno di “Giselle” nella tradizionale coreografia di Coralli/Perrot ripresa da Yvette Chauviré e la serata “Balanchine Bausch Stravinskij” con l’attesissima prima rappresentazione scaligera de “Le Sacre du printemps” nella lettura di Pina Bausch.

“Don Chisciotte”, Musica di Ludwig Minlus. Coreografia di Rudolf Nureyev. Scene di Raffaele Del Savio. Costumi di Anna Anni.

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