Tutto esaurito al brunch: un momento di relax che può costare come una cena stellata

Una tendenza che, soprattutto a Milano, riempie i locali anche più del fine dining: a volte si preferisce concedersi il lusso di staccare la spina per un momento di gusto e cibo di qualità, senza però dover ascoltare complesse descrizioni di piatti e formalismi eccessivi

Un momento di convivialità che permette di rilassarsi e dimenticare la frenesia della settimana. Oppure un momento di relax durante una vacanza, che non ti fa pensare a nulla, nemmeno a quello che devi ordinare. Ci sono casi in cui la clientela del lusso, e non solo, vuole solo “staccare”, senza dover ascoltare complesse descrizioni dei piatti o affrontare un lungo percorso degustazione con lo chef “protagonista”. E, per avere questo attimo di libertà a tavola, il cliente è disposto a pagare molto, almeno quanto una cena stellata.

Il brunch è tornato alla ribalta e conquista un pubblico che esige libertà nel modo di gestire il proprio tempo a tavola.

Ma attenzione, poche portate, semplici e riconoscibili, non significa che il “luxury brunch” non abbia regole precise. Il servizio deve essere attento e curato, proprio come nell’alta ristorazione, le materie prime devono essere selezionate con cura, gli ambienti sono di particolare bellezza. Ecco i brunch che stanno conquistando il pubblico più raffinato.

Il tavolo più ambito è il numero 11 che offre una visuale dall’alto sulle persone che passeggiano in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Sembra di essere in un film. Il brunch è la new entry di Marchesi 1824 e registra già lunghe liste d’attesa.

Il brand, nato nei primi anni del Novecento dal proprietario, Angelo Marchesi, dal 2014 fa parte del Gruppo Prada con punti vendita in via Santa Maria alla Porta (la più location più storica), in via Monte Napoleone 9 e a Londra al 117 di Mount Street (prima sede all’estero aperta nel 2019).

La proposta del brunch domenicale copre la fascia oraria dalle 11.30 alle 15.30 e comprende – al prezzo di 68 euro a persona – un cestino di viennoiserie appena sfornata, un drink di benvenuto tra calice di champagne, cocktail analcolico o bloody mary, una bevanda calda, una scelta di due piatti tra french toast con vaniglia e frutti rossi, waffle al cioccolato e lamponi, avocado toast con salmone, uova strapazzate, omelette, club sandwich con patatine fritte e hamburger.

«Da oltre due secoli portiamo avanti una filosofia fondata sull’eccellenza artigianale, sulla qualità delle materie prime e sulla capacità di coniugare tradizione e contemporaneità – spiega Diego Crosara, Pastry Art Director del brand -. Il nostro obiettivo è preservare il patrimonio di gusto e savoir-faire che contraddistingue Marchesi 1824, interpretandolo attraverso un linguaggio attuale, con grande attenzione all’esperienza del cliente, all’ospitalità e alla cura del dettaglio. Lo store di Galleria Vittorio Emanuele è il più strategico e genera la quota più rilevante del fatturato complessivo, pari al 38%.

«Riteniamo che la formula a prezzo fisso rappresenti un elemento importante nella scelta del cliente – continua Crosara -. Oggi il consumatore apprezza sempre di più esperienze chiare e facilmente comprensibili, nelle quali il valore percepito è immediato e la spesa è prevedibile. Il percorso del nostro brunch è già articolato, non necessita di aggiunte, anche se il cliente, proprio perché sta bene, tende ad aggiungere portate e a prolungare la permanenza al tavolo, intorno all’ora e mezza».

Il brunch infatti – con relativo extra prezzo che fa lievitare naturalmente anche il conto, rendendolo simile a una cena stellata – può essere integrato con una serie di piatti come i taglioni al burro versato, il riso al salto con spuma di Parmigiano, fino alla cotoletta alla milanese con un range di prezzo che va dai 22 ai 36 euro per portata.

«Riteniamo che il brunch rappresenti un cambiamento strutturale più che una tendenza temporanea – conclude Crosara -. I consumatori mostrano una crescente attenzione verso formule che combinano qualità, flessibilità e socialità. Sono dinamiche che osserviamo non solo a Milano, ma anche nei principali mercati internazionali e che stanno progressivamente trasformando il settore dell’ospitalità. Per questo crediamo che il brunch continuerà a crescere e a consolidarsi come uno dei momenti di consumo più interessanti per il comparto della ristorazione e dell’hospitality».

Non solo brunch ma anche rituali: la mattina quello del Caffè con gli Specialty coffee di Lavazza 1895 e il pomeriggio con il Rituale del tè, entrambi a 65 euro a persona.

«Oggi il lusso è tempo per sé – dice Crosara -. Portiamo al tavolo la Chemex al carrello e prepariamo al momento davanti all’ospite il caffè filtro. La miscela è stata creata ad hoc e si trova unicamente nel nostro ristorante di Galleria Vittorio Emanuele II. Il cliente del lusso cerca un’esperienza unica e irripetibile e queste preparazioni limited edition e sartoriali fano sì che ritorni per cercare gusti che non sono replicabili altrove».

Il Portrait di Milano ha restituito alla città uno dei luoghi più straordinari e ricchi di storia di Milano: l’ex Seminario Arcivescovile di Corso Venezia 11. Fondato nel 1565 per volontà di San Carlo Borromeo, è stato uno dei primi seminari al mondo e per quasi cinque secoli ha accompagnato la storia della città, trasformandosi nel tempo in collegio, sede ministeriale, ospedale militare e centro culturale. Dopo essere rimasto chiuso al pubblico per oltre vent’anni, il complesso ha riaperto nel 2022 grazie a un importante progetto promosso da Lungarno Collection, il gruppo di ospitalità della famiglia Ferragamo. L’intervento, guidato dall’architetto Michele De Lucchi e dal suo studio Amdl Circle, ha trasformato questo luogo storico in una nuova destinazione dedicata all’ospitalità, alla cultura, al design, al benessere e alla vita urbana. In questa “piazza aperta alla città”, con i suoi oltre 2.800 mq di spazi condivisi che collegano Corso Venezia e Via Sant’Andrea, il ristorante 10_11 propone anche una formula brunch sempre più gettonata.

Il brunch del 10_11 si svolge tutte le domeniche dalle 12 alle 16. La formula comprende un welcome drink a scelta tra bollicina, Bloody Mary o proposta analcolica; un buffet stagionale con selezione di formaggi, verdure fresche, sfogliati salati e dolci artigianali; due piatti caldi a scelta dalla carta; una bevanda calda; acqua e coperto. Il prezzo è di 95 euro a persona, mentre per i bambini dai 5 ai 12 anni è prevista una tariffa dedicata di 40 euro; fino ai 5 anni il brunch è gratuito. L’esperienza è arricchita da alcuni elementi distintivi come il servizio al carrello del Bloody Mary, il salmone marinato affettato al momento e la cheesecake servita con frutta fresca di stagione. La proposta unisce piatti iconici del brunch internazionale a specialità che richiamano la tradizione italiana e milanese, mantenendo una forte attenzione alla stagionalità e alla qualità degli ingredienti.

«La formula a prezzo fisso è molto apprezzata perché consente agli ospiti di vivere un’esperienza completa senza pensieri – dice Giuliana Piredda, F&B Operations Manager -. Abbiamo osservato una ricerca di occasioni di convivialità più rilassate, in cui il tempo trascorso insieme diventa la prerogativa. Il brunch risponde perfettamente a questa esigenza: offre libertà nella scelta, una spesa definita e flessibilità di tempo e sapori rispetto al pranzo tradizionale. Il brunch del 10_11 registra una media di circa 90 coperti ogni domenica e dalla sua inaugurazione a settembre 2025 ha registrato il sold out ogni settimana, oltre alle occasioni speciali (1° e 6 gennaio, Pasquetta, ndr)».

«Il brunch intercetta una clientela parzialmente diversa rispetto a quella abituale del ristorante e del pranzo alla carta ma sempre maggiormente locale – continua Piredda-. Per alcuni ospiti il brunch rappresenta il primo contatto con il mondo 10_11 e con Portrait Milano. Grazie al suo format accessibile e conviviale, diventa spesso un’occasione per scoprire il ristorante e tornare successivamente in altri momenti della giornata».

Anche in questo caso gli extra possono cambiare in modo significativo il conto: il Lobster Roll, per esempio, a base di pane sfogliato artigianale, lattuga, astice, salsa rosa, è in carta al prezzo di 37 euro, segno che la clientela del lusso non bada a spese quando si tratta del brunch. E, infatti, è l’extra più richiesto.

Uno degli alberghi più belli e storici di Milano non poteva che confermare il trend del brunch. Negli anni la formula si è evoluta, superando il concetto di brunch all’anglosassone per avvicinarsi sempre più a un pranzo della domenica.

La proposta domenicale – 70 euro per persona – include acqua, ricco buffet di antipasti (si va dai salumi alle uova sode ripiene) per continuare con l’angolo del fornaio (pane artigianali e focacce farcite), l’angolo vegetariano (con polpette di ceci o bignè ai carciofi). Dalle isole si può prendere a volontà, senza limiti. Vasta scelta di crudi. A disposizione un primo e un secondo a scelta dalle cucine dello chef Matteo Gabrielli: tra le proposte, Risotto allo zafferano, Sformatino di pasta alla bolognese, polpette al sugo o filetto di branzino alla griglia. Si conclude con l’angolo del dolce con selezione curata dal pastry chef Passannante. A differenza degli altri brunch milanesi, lo scontrino non “lievita” a livello di prezzo perché qui è tutto compreso e quando è attivo il brunch non è disponibile la carta.

«Il nostro brunch è molto apprezzato dalle famiglie che vogliono abbinare l’esperienza di una cucina curata in un contesto elegante, che è al contempo in grado di garantire quella flessibilità e informalità adatta ai più piccoli – spiega Federica Ceola, director of Marketing & Communications. Il fatturato è di circa 200 mila euro su 9 mesi, essendo fermi da giugno ad agosto inclusi. Il numero di coperti in media del periodo di apertura sono 55 persone. La maggior parte delle domeniche siamo al completo già dal venerdì e creiamo una lista di attesa. I tempi che trascorrono a tavola dipendono dal numero degli ospiti, da un’ora e mezza fino alle due ore».

«Tanti dei nostri ospiti sono regular ma negli anni abbiamo ospitato tanti nuovi ospiti, tra cui famiglie, turisti e clientela giovane che cerca un’esperienza premium accessibile in un contesto di lusso – spiega Ceola -. Uno dei punti chiave della scelta è gestire con maggiore libertà il proprio tempo libero. Credo che il brunch resterà una componente sempre più centrale dell’hospitality contemporanea in Italia e diventerà un format sempre più stabile, non relegato solo ai week end».

Castiglion del bosco è un luxury hotel del gruppo Rosewood, immerso tra le colline della Val d’Orcia e situato in un borgo del XII secolo. La tenuta ospita 42 suite e 11 ville; un tempo casali medievali, ora rifugi intimi, arredati con mobili d’antiquariato accuratamente selezionati e pezzi unici provenienti da tutta Italia. Con un ristorante due stelle Michelin, una trattoria tradizionale e una cantina storica all’interno della tenuta, qui la cucina a km 0 è un fiore all’occhiello che vale il viaggio. Oggi il vero lusso vive di privacy e distanza da “occhi indiscreti”. Ecco perché a Castiglion del Bosco il trend del brunch assume connotazioni ancora più esclusive e si fa direttamente in villa, al costo a 210 euro a persona (per nulla distante dal “menu del fine dining del ristorante interno Campo del Drago, 2 stelle Michelin, costa 220 euro).

«Sempre più spesso osserviamo ospiti che scelgono le Ville per celebrare occasioni speciali, trascorrere tempo con più generazioni della stessa famiglia o semplicemente condividere giornate senza programmi prestabiliti – dice Nicola Migheli, Managing Director Castiglion del Bosco, A Rosewood Hotel-. Da qui il desiderio di offrire un’esperienza culinaria che possa valorizzare proprio questi momenti».

Il brunch invita a rallentare e a vivere il tempo in modo diverso, al di là degli orari convenzionali della giornata. Non segue le regole della colazione né quelle del pranzo, ma lascia spazio alla spontaneità e al piacere della condivisione. Lo chef prepara i piatti sul momento, mentre gli ospiti scelgono dove vivere l’esperienza, in giardino tra i profumi della campagna toscana, a bordo piscina, sotto il porticato o negli spazi più intimi della casa. Ogni dettaglio viene personalizzato e curato in base alle richieste. C’è grande elasticità. La proposta combina preparazioni dolci e salate, ingredienti del territorio e richiami alla tradizione locale, ma ciò che la rende davvero speciale è il contesto in cui viene vissuta. Il Food & Beverage rappresenta indicativamente tra il 25% e il 30% del fatturato complessivo di Castiglion del Bosco, A Rosewood Hotel. Un dato che conferma il ruolo centrale dell’enogastronomia all’interno dell’esperienza del resort, dove il cibo diventa uno strumento di scoperta del territorio e delle sue tradizioni.

«Le Ville di Castiglion del Bosco sono state concepite come delle vere e proprie case, immerse nella campagna toscana, luoghi dove famiglia e amici possono ritrovarsi e vivere insieme momenti indimenticabili – continua Nicola Mingheli -. In questo contesto, il brunch è nato quasi naturalmente. La nostra clientela delle Ville di Castiglion del Bosco è prevalentemente internazionale, con una forte presenza di ospiti provenienti dagli Stati Uniti. Seguono i principali mercati europei, mentre negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita significativa della domanda da America Latina, Medio Oriente e Asia. La permanenza media nelle Ville è generalmente di circa una settimana, con molti ospiti che scelgono soggiorni più lunghi per vivere appieno il territorio e le esperienze offerte dalla destinazione».

Chi lo dice che il brunch deve essere solo italiano? A Roma, all’Art’otel, nuova struttura a 5 stelle a pochi passi dal centro, pensata e progettata con l’artista Pietro Ruffo (collaborazioni da Dior fino alla copertina del “Disco del Sole” di Jovanotti), il brunch domenicale diventa orientale.

Al ristorante Yezi, infatti, il menu “Yum cha brunch” comprende un flusso continuo di antipasti – senza limiti – pensati per essere condivisi, dai calamari fritti al tamarindo, fino ai wonton di pollo e gamberi. A seguire, un main a scelta tra filetto di manzo al pepe nero e Merlot, pollo croccante al miele e lime, Tobanyaki di Funghi di Bosco, o noodles Singapore vegetariani. Si conclude in dolcezza con i soffici pancakes giapponesi allo sciroppo d’acero. Il tutto accompagnato da una cocktail list a tema e DJ set.
Scontrino medio? 80 euro per circa 70 coperti tra il ristorante interno e la terrazza, abbellita con maioliche che rappresentano le costellazioni celesti e i segni zodiacali che hanno reso famoso l’artista Pietro Ruffo.

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