
L’Europa ha la leadership scientifica. Nel 2024 il biotech agricolo fatturava a livello globale 50 miliardi di dollari: previsti tassi di crescita annui fino al 12%
Produrre più cibo con meno acqua, meno suolo e minori emissioni è sempre più un imperativo. La crescita della popolazione, gli eventi climatici estremi, la riduzione dei terreni coltivabili e filiere alimentari sempre più esposte ai rischi geopolitici cambiano il modo di guardare all’agricoltura. È in questo scenario che biotecnologie e nuovi modelli produttivi si affacciano come risposta concreta, trasformandosi anche in una asset class sempre più presidiata dagli investitori istituzionali. Anche i numeri descrivono una trasformazione ormai avviata. Secondo diverse società di ricerca, tra cui Grand View Research e Fortune Business Insights, il mercato globale delle biotecnologie agricole, stimato tra 42 e 50 miliardi di dollari nel 2024, potrebbe raddoppiare entro i primi anni 30, con tassi di crescita annui compresi tra l’8% e il 12 per cento. L’agricoltura in ambiente controllato supera già i 100 miliardi di dollari di valore e potrebbe oltrepassare i 400 miliardi entro il 2035.
Il binomio biotecnologie e agricoltura sostenibile assume, quindi, una rilevanza strategica e si appresta a guidare una importante trasformazione del mercato. «Siamo a un punto di svolta. A dieci anni dall’Accordo di Parigi, il dibattito si è spostato dalla mitigazione all’adattamento, e l’agricoltura e i sistemi agroalimentari sono in prima linea in questa transizione – commenta Guillaume Baxter, partner Sofinnova Partners – Industrial Biotech Strategy -. Parallelamente, il mercato delle biotecnologie e dell’agricoltura sostenibile è maturato in modo significativo nell’ultimo decennio. Ciò che un tempo era trainato principalmente da obiettivi di sostenibilità oggi trova un sostegno crescente anche in considerazioni di carattere economico, di resilienza e di sicurezza alimentare. Per questo oggi la nostra strategia è maggiormente concentrata sull’agricoltura e sull’alimentazione: riteniamo che in questi settori si concentrino sia le problematiche più urgenti sia le soluzioni con il maggiore potenziale di investimento».
Dal punto di vista geografico, secondo l’esperto, l’Europa dispone di competenze eccezionalmente solide nella ricerca scientifica e nell’innovazione, in particolare in ambiti quali le biotecnologie industriali, la resilienza delle colture, la fermentazione e gli ingredienti sostenibili. A questo si affianca il crescente sostegno da parte delle istituzioni attraverso iniziative quali la Strategia per la bioeconomia e il Biotech Act, oltre che a un maggiore riconoscimento delle biotecnologie come industria strategica. «Al di fuori dell’Europa e del Nord America – aggiunge Baxter -, la Cina sta assumendo un ruolo sempre più importante, grazie alla combinazione di un forte sostegno pubblico, capacità manifatturiere e un ecosistema biotecnologico in rapida espansione. Stiamo inoltre osservando la nascita di interessanti poli di innovazione in Paesi come Israele e Singapore e in alcune aree dell’America Latina, in particolare laddove l’agricoltura riveste un ruolo economico rilevante».
Stress idrico, fermentazione di precisione, chimica verde sono solo alcuni degli ambiti nei quali si concentrano gli investimenti della società. Tra le partecipazioni, ad esempio, figura Elicit Plant, che ha sviluppato una molecola di origine vegetale capace di ridurre lo stress idrico delle colture senza modificare macchinari o pratiche agricole, facilitandone l’adozione su larga scala. «Nei prossimi anni, mi aspetto che tecnologie di questo tipo, volte a rafforzare la resilienza delle colture, passino dall’essere un prodotto specialistico a diventare una componente standard degli strumenti agronomici impiegati per le principali colture estensive, soprattutto nell’Europa meridionale e centrale, dove i sistemi di irrigazione sono già sottoposti a forte pressione – spiega Baxter-. Da sole non risolveranno il problema della scarsità idrica, ma possono offrire al sistema agricolo un’importante capacità di adattamento, in attesa che le infrastrutture e le politiche pubbliche riescano a tenere il passo».
Un altro filone è quello della fermentazione di precisione. Verley produce proteine del latte identiche a quelle bovine senza ricorrere all’allevamento animale. Secondo una valutazione indipendente del ciclo di vita richiamata da Sofinnova, il processo consente di ridurre del 72% le emissioni di gas serra, dell’81% il consumo d’acqua e del 99% l’utilizzo di suolo rispetto al latte convenzionale. L’azienda è inoltre la prima ad aver ottenuto dalla Food and Drug Administration statunitense una “No Questions Letter” per proteine del latte funzionalizzate ottenute attraverso fermentazione di precisione. Anche la chimica verde rappresenta uno dei filoni più promettenti. GF Biochemicals trasforma biomasse vegetali in acido levulinico per produrre biosolventi e ingredienti destinati all’industria.
Per trasformare la leadership scientifica europea in leadership industriale, però, secondo Sofinnova restano tre priorità: «Ampliare l’accesso a capitali pazienti per finanziare i primi impianti industriali nel loro genere, rafforzare le competenze e le infrastrutture necessarie allo scale-up e assicurare partnership più solide sul fronte della domanda attraverso accordi di acquisto a lungo termine – conclude Baxter -. È incoraggiante constatare come si stiano registrando progressi in tutte e tre queste aree, sostenuti dal crescente interesse delle aziende, dalle priorità legate alla sovranità industriale e da iniziative come l’EU Biotech Act II».
Altro tema fondamentale per gli investimenti è quello delle infrastrutture. Swiss Life Asset Managers ha recentemente supportato Planet Farms, tra le principali realtà europee di agricoltura verticale indoor. «Alcuni investimenti diventano interessanti perché risolvono un problema. In questo caso, è rappresentato dall’agricoltura tradizionale, che ha servito bene la specie umana per 3-4 mila anni, ma adesso le cose sono cambiate – commenta Carlo Forattini, Senior Investment Manager Value-add Infrastructure Equity Swiss Life Asset Managers -. La popolazione mondiale è aumentata e i consumi sono cambiati, ma ci sono fattori che rendono ancora più critico lo scenario: la riduzione del terreno coltivabile pro capite, la scarsità d’acqua e l’aumento degli eventi climatici estremi. A questo si aggiungono una volatilità e inflazione crescenti delle commodity agricole, la cui offerta varia in base alle condizioni climatiche, e la crescente attenzione verso il tema dell’insicurezza alimentare».
Determinanti diventano, quindi, gli investimenti infrastrutturali, come quello rappresentato da Planet Farms, il cui modello non stravolge la biologia ma semplicemente permette il controllo totale del processo di crescita e produzione delle colture. Prende forma così una vera e propria infrastruttura agricola ad ambiente controllato che consente di intervenire su luce, irrigazione, temperatura, umidità e concentrazione di CO₂, ottenendo una produttività di circa otto–dieci volte superiore per metro quadrato rispetto all’agricoltura tradizionale, che aumenta ulteriormente grazie allo sviluppo su più livelli verticali. La produzione avviene inoltre senza pesticidi e senza necessità di lavare il prodotto, estendendo così la durata del prodotto finito a quindici giorni, contro i 4-5 della gamma tradizionale. «Queste caratteristiche trasformano il vertical farming in un’infrastruttura a tutti gli effetti: un’attività essenziale, caratterizzata da flussi di cassa prevedibili grazie a contratti pluriennali con la grande distribuzione, elevati investimenti iniziali e importanti barriere all’ingresso», racconta Forattini.
Oggi Planet Farms distribuisce i propri prodotti in Italia, Svizzera e Regno Unito, dove realizza già circa il 35% dei volumi totali collaborando con insegne come Waitrose e Marks & Spencer, e ha avviato anche l’espansione sul mercato spagnolo.