
Introdotta l’incompatibilità. 600 euro ai magistrati per acquistare tablet e pc
Stretta sulle incompatibilità tra i capi delle procure e le funzioni tributarie. Con un emendamento in sede di conversione al decreto legge n. 100, ascritto ai ministeri della Giustizia e dell’Interno (il testo è ora in discussione in commissione Giustizia al Senato), i relatori hanno messo nero su bianco che «i magistrati ordinari che esercitano funzioni direttive requirenti di primo e secondo grado non possono svolgere le funzioni di presidente della corte di giustizia tributaria di primo o secondo grado ubicate nel distretto di corte d’appello dell’ufficio giudiziario di appartenenza».
Inoltre l’emendamento precisa che i magistrati ordinari che, dopo il conferimento di funzioni direttive requirenti, si trovano nella nuova situazione di incompatibilità (immediatamente operativa), cessano dalle funzioni di presidente della corte di giustizia tributaria e sono assegnati, a domanda, ad analogo incarico presso una diversa corte di giustizia tributaria di pari grado. In assenza di domanda o in caso di mancanza di analogo posto direttivo presso un’altra corte, il magistrato assume, anche in sovrannumero, le funzioni di presidente di sezione nella corte di giustizia tributaria di appartenenza.
E sempre dai relatori, d’intesa con il ministero della Giustizia, arriva l’istituzione di un contributo di 600 euro da destinare a ciascun magistrato che ne farà richiesta per l’acquisto di un dispositivo informatico. L’obiettivo è di favorire il ricambio della strumentazione tecnologica in dotazione alle toghe, ma è già polemica sul “fai da te” cui sono chiamati i magistrati, letto come un’ammissione del ministero dell’impossibilità di procedere autonomamente a dotare la magistratura di strumenti all’altezza.
Intanto non cessa la polemica su un’altra proposta di correzione, questa volta in quota Fratelli d’Italia, quella che, venendo incontro alle preoccupazioni del Procuratore antimafia Giovanni Melillo, allunga il catalogo dei reati per i quali è più agevole l’utilizzo degli ascolti inizialmente autorizzati in altro procedimento.
Giovedì 9 luglio alle 13 si terrà una riunione dei componenti delle commissioni Giustizia di Camera e Senato di Forza Italia. A emergere, già filtra, è l’assoluta contrarietà alla proposta che costituirebbe un drastico arretramento rispetto alla disciplina attuale che circoscrive la possibilità di utilizzo delle intercettazioni in altri procedimenti ai soli reati per i quali è possibile l’arresto in flagranza.
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