Crediti di carbonio e benefici economici per il territorio, ecco il carbon farming

Il progetto di Legance con Carborea per aiutare il Salento colpito dalla Xylella, ridurre le emissione di CO2 e generare vantaggi per l’area

Il mercato volontario dei crediti di carbonio si prepara a una fase di forte espansione. Secondo McKinsey, la domanda globale potrebbe raggiungere tra 1,5 e 2 gigatonnellate di CO₂ all’anno entro il 2030. Ma la crescita del settore si misura anche nella capacità di trasformare la domanda di crediti in interventi concreti sul territorio. È la logica alla base dell’operazione con cui lo studio legale Legance ha acquistato oltre 1.743 crediti di carbonio generati in Italia da Carborea, società benefit specializzata nella generazione di crediti certificati, sostenendo un progetto di rigenerazione agricola nel Salento.

Il progetto, sviluppato dalla società benefit insieme a Olivami, coinvolge 18 agricoltori in sette comuni salentini e accompagna la crescita di circa 23.550 ulivi su 48,5 ettari di terreno. L’iniziativa nasce in un’area profondamente segnata dalla diffusione della Xylella e utilizza il mercato volontario dei crediti di carbonio per sostenere, oltre alla cattura della CO₂, la ricostruzione di un paesaggio agricolo e di una filiera produttiva.

È uno degli sviluppi su cui si concentra l’attenzione del carbon farming, il modello che attribuisce all’agricoltura un ruolo nella rimozione e nello stoccaggio del carbonio e, allo stesso tempo, nella rigenerazione di territori fragili. La possibilità di collegare la generazione di crediti ambientali a progetti con ricadute economiche e sociali locali è infatti uno dei fattori che può sostenere la crescita del mercato. Ma proprio l’espansione della domanda rende sempre più centrale la qualità dei progetti, insieme alla misurabilità dei risultati e alla tracciabilità dei crediti.

Nel caso dell’iniziativa sostenuta da Legance, i crediti derivano da nuovi impianti olivicoli realizzati in Italia da Carborea, validati secondo standard internazionali e registrati attraverso sistemi di certificazione e tracciabilità. Il modello prevede inoltre un ritorno economico per gli agricoltori già dalle prime fasi del progetto, collegato al valore ambientale generato dalla cattura della CO₂.

«Il mercato dei crediti di carbonio sta evolvendo rapidamente e riteniamo importante sostenere progetti che garantiscano elevati standard di qualità, trasparenza e tracciabilità – commenta Emilio Sica, chief financial officer e membro del comitato di sostenibilità di Legance -. L’iniziativa sviluppata da Carborea si caratterizza per rigore metodologico e per un modello economico che restituisce agli agricoltori un ritorno economico immediato, per questi motivi ha da subito attratto la nostra attenzione. È anche una delle prime esperienze di carbon farming italiane, capace di coniugare tutela del territorio, obiettivi climatici e sviluppo delle comunità locali. Tutti aspetti che per Legance rappresentano un valore aggiunto importante».

Il progetto salentino mostra così una delle possibili direzioni di sviluppo del mercato volontario: non soltanto finanziare la compensazione delle emissioni, ma indirizzare risorse verso interventi capaci di produrre benefici ambientali verificabili e ricadute economiche locali. Un passaggio che diventa particolarmente rilevante in un mercato chiamato a crescere, ma anche a rafforzare la propria credibilità attraverso standard sempre più rigorosi.

Quella sviluppata da Carborea e Olivami è una delle prime iniziative strutturate di carbon farming applicate alla ricostruzione dell’olivicoltura salentina. Il suo valore sta nel tentativo di tenere insieme elementi che spesso procedono separatamente: certificazione internazionale, misurabilità dei risultati, cattura del carbonio e sostegno all’economia agricola.

La sfida per il mercato dei crediti di carbonio sarà ora quella di accompagnare la crescita della domanda con progetti sempre più solidi e trasparenti. In Europa il tema è diventato centrale anche sul piano normativo: il Regolamento Crcf (Carbon Removal and Carbon Farming Certification Framework) sta introducendo metodologie di certificazione armonizzate a livello UE, dopo il primo atto delegato di febbraio 2026 sulle rimozioni permanenti, lo scorso 10 luglio la Commissione ha adottato le prime metodologie dedicate proprio al carbon farming, l’ambito in cui si inserisce anche il progetto salentino.

«Dal nostro punto di vista – aggiunge Sica -, il vero tema non sarà più quanto crescerà il mercato dei crediti di carbonio ma come. È fondamentale che qualità e trasparenza siano i pilastri dello sviluppo di questo comparto. Il Regolamento europeo va in questa direzione e rappresenta un passo avanti significativo».

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