
Secondo il Caf Acli nei modelli di quest’anno crescono gli importi medi di 11 delle 12 agevolazioni più utilizzate per salute, figli e famiglia. Le Entrate: invii con il fai-da-te in rialzo del 10%
I bonus indicati nel quadro E del modello 730 crescono anche quest’anno. Nelle sezioni che ospitano le spese per salute, istruzione e famiglia, aumenta l’importo medio di 11 delle 12 agevolazioni più diffuse (senza considerare quelle sui lavori in casa). Se teniamo conto anche della frequenza di utilizzo, l’ammontare complessivo di queste spese agevolate cresce del 6,3% rispetto alle dichiarazioni presentate nel 2025. E l’incremento arriva al 31,6% guardando i modelli 730 del 2022. I dati emergono dall’analisi del Caf Acli su una platea omogenea di oltre 700mila dipendenti e pensionati.
Tra i 12 bonus principali, l’unico in calo è quello sugli interessi dei mutui prima casa: da 1.593 a 1.458 euro, 135 euro in meno (probabilmente condizionato dalla riduzione dei tassi medi dei prestiti nel 2025). Tutti gli altri – come detto – vedono il segno più, con la detrazione del 19% sulle spese mediche che resta preponderante: 1.359 euro di spesa media (101 euro in più) e il rigo E1 compilato in oltre l’81% dei modelli.
Anche la campagna dichiarativa in corso, perciò, conferma la caccia al bonus – e dunque al rimborso in busta paga – da parte del popolo dei “settetrentisti”, 25,2 milioni di persone nel 2025. Una tendenza senz’altro incentivata dalla mole crescente di informazioni caricate dalle Entrate nei modelli precompilati – oltre 1,3 miliardi di dati quest’anno – e dai meccanismi di verifica: se si accettano le cifre riportate dal Fisco, si viene esonerati dai controlli documentali, anche se il totale precompilato è più alto di quello risultante dai documenti conservati dal contribuente (che magari ha smarrito qualche scontrino, come spesso succede).
La spesa complessiva indicata nei 730 monitorati dal Caf Acli cresce più dell’inflazione. Al netto del caro vita, il +31,6% registrato tra il 2022 e il 2026 diventa +13%, comunque elevato. Ma è bene ricordare che parliamo pur sempre della spesa “indicata” nel modello: in alcuni casi ci sono esborsi che non si vedono nel 730, perché la spesa media sfiora già il massimale di legge (spese per lo sport dei ragazzi, spese funebri); in altri casi la spesa “indicata” può essere cresciuta più di quella effettiva in virtù della maggiore disponibilità di dati.
I rimborsi per chi è stato più rapido nell’invio del modello arriveranno nelle buste paga di luglio (o nei cedolini di agosto per i pensionati). Senz’altro molti di coloro che hanno il 730 “a credito” l’hanno già trasmesso. Per quanto riguarda gli invii diretti da parte dei cittadini, le Entrate, al 30 giugno, hanno registrato un aumento di circa il 10% rispetto alla stessa data dell’anno scorso. E in sei casi su dieci la trasmissione con il fai-da-te è avvenuta usando la modalità di compilazione semplificata.
Ma potrebbe anche esserci qualcuno che oggi non si è ancora attivato. Quando riceverà il rimborso? In generale, le somme a credito vengono rimborsate dai sostituti d’imposta nella prima retribuzione utile: quella del mese successivo alla ricezione del “730-4” con cui il Fisco comunica l’importo da restituire (per gli enti pensionistici, si tratta del secondo mese successivo). Perciò, i lavoratori che invieranno il 730 entro metà luglio riceveranno indicativamente il rimborso entro agosto, come ricorda l’Agenzia, anche se la tempistica esatta dipenderà dalla predisposizione della busta paga da parte dei singoli datori di lavoro, oltre che dal momento di pagamento dello stipendio. Per chi si rivolge a Caf e intermediari bisogna poi tenere conto delle finestre specifiche di invio: la terza si chiude il 23 luglio e riguarda le dichiarazioni predisposte fino al 15 del mese.
I modelli da cui scaturisce un rimborso superiore a 4mila euro, o che comunque presentano indici di anomalia, sono sottoposti a controlli preventivi da parte del Fisco (come stabilito dal provvedimento 182408/26). Se emergono profili da approfondire, il rimborso viene congelato e – in caso di esito positivo – arriverà entro sei mesi dalla scadenza ordinaria per l’invio, cioè entro marzo 2027.
Un altro caso frequente è quello di chi, dopo aver inviato in fretta il 730, si accorge di aver dimenticato una spesa agevolata. La chance di annullare e sostituire il modello con il fai-da-te si è chiusa il 22 giugno, perciò chi procede con l’invio diretto fino al 30 settembre ha solo la via del modello Redditi correttivo “nei termini” (in alternativa ci si può sempre rivolgere a un intermediario abilitato). Attenzione: una correzione che amplia il rimborso – ad esempio aggiungendo 200 euro ai 1.000 già chiesti con il 730 – non vanifica l’accredito “veloce” originario. In altre parole, i primi 1.000 euro arrivano comunque in busta paga o pensione, e gli altri 200 seguono l’iter dei rimborsi da Redditi: il contribuente può chiedere di riceverli sul conto corrente o usarli in compensazione o riportarli nella dichiarazione dell’anno successivo.
Tra i modelli 730 già inviati, oltre alla crescita degli importi medi, si nota una leggera riduzione dei beneficiari per alcune agevolazioni: spese universitarie (-0,9%), affitti degli studenti fuori sede (-0,2%), attività sportive dei ragazzi (-0,2%) e mutui (-1,1%). Questi cali, in generale, sono più che compensati dall’aumento dei beneficiari della detrazione sulle spese sanitarie (+2,4%), ma vanno comunque spiegati: per i mutui può trattarsi del naturale processo di chiusura dei prestiti sulla platea esaminata, mentre la riduzione delle spese legate ai figli sembra riflettere il calo demografico. In questo senso, non suona in contraddizione l’aumento delle spese scolastiche (+0,2%), perché questo bonus ha visto un progressivo innalzamento della spesa detraibile – 1.000 euro nei modelli 2026 – e della qualità dei dati precaricati.
L’analisi del Caf Acli rileva altri aspetti interessanti. Aumenta la frequenza delle donazioni (+0,6%), ma il maggior incremento in valore assoluto è quello degli assegni al coniuge (+132 euro), frutto dell’indicizzazione degli importi.
Ciò che non si vede, invece, è l’effetto del “taglia oneri” per i contribuenti oltre i 75mila euro di reddito, perché il meccanismo scatta in fase di liquidazione del modello. Il suo impatto andrà misurato più avanti.