
Più di 216mila i passaggi di proprietà, solo 46.864 i trasferimenti di beni mobili
Beni immobili ancora nettamente prevalenti nel mercato delle donazioni, che in un decennio ha visto crescere notevolmente il peso del contante tra i passaggi di proprietà di beni mobili.
Sono alcune delle istantanee che fotografa il «Rapporto dati statistici notarili» (Dsn) del 2025, curato dal Consiglio nazionale del Notariato. Nel 2025 in Italia le donazioni sono state 263.422: nell’82,2% dei casi si è trattato di beni immobili (216.558 passaggi di proprietà), mentre sono stati solo 46.864 i trasferimenti di beni mobili. L’indagine mostra una sostanziale stabilità rispetto al 2024, quando le donazioni totali erano state 264.834, di cui 217.749 di immobili e 47.085 di beni mobili.
Per quanto riguarda gli immobili, sono i fabbricati a essere donati nella maggior parte delle occasioni: 122.618, pari al 56,52 per cento. Segue, con netto distacco, la donazione della nuda proprietà di fabbricato, registrata dai notai 35.343 volte lo scorso anno (16,32 per cento).
Numeri non dissimili anche per la donazione di terreni agricoli, 28.552, il 13,18% del totale. Fanalino di coda i terreni edificabili: appena 2.848 donazioni nello scorso anno, pari all’1,32 per cento. Stabili le donazioni con il beneficio della prima casa (78.893): nel 2024, erano state 78.913.
La Regione con volumi assoluti maggiori è la Campania, con 27.909 donazioni – vale a dire il 12,89% del totale nazionale – seguita da Lombardia e Sicilia, (rispettivamente 10,69 e 10,53 per cento).
Sommando Sud e Isole si arriva a poco meno della metà degli atti totali di donazione (circa il 48 per cento): una tendenza che riflette, secondo il Dsn, «la maggiore incidenza della piccola proprietà fondiaria, la persistenza di modelli familiari tradizionali e la frequente preferenza per la donazione rispetto alla successione mortis causa nelle aree a più bassa pressione fiscale effettiva».
Se, però, si considera il rapporto donazioni per abitante è il Trentino-Alto Adige a guadagnare la medaglia d’oro, con 961 donazioni ogni 100mila abitanti; secondo posto per la Calabria (799) mentre il terzo gradino del podio va alla Basilicata (764).
Sono soprattutto gli anziani a preoccuparsi del passaggio generazionale degli immobili e, infatti, la fascia oltre i 76 anni è responsabile del 35,14% delle donazioni. I destinatari sono compresi soprattutto nella fascia 46-55 anni (25,06 per cento) e in quella 18-35 (23,32 per cento) mentre si scende al 20,98 per cento tra i 36 e i 45 anni.
Residuale la donazione di beni mobili, con 46.864 trasferimenti. Nella maggior parte dei casi si tratta di denaro (19.757 donazioni, cioè il 42,16 per cento) o di azioni e quote sociali (19.558 donazioni, pari al 41,73 per cento). Minoritarie, invece, le donazioni di azienda: appena il 5,62 per cento. Cresce, rispetto al passato, il peso del contante: nel 2016 era poco meno del 32 per cento. «Questo trend – si legge nel Rapporto – riflette la liquidità crescente dei patrimoni familiari e la tendenza a trasferire la ricchezza nella forma più immediatamente spendibile dai donatari».
Nonostante sia, in valore assoluto, la Lombardia a detenere il primato di donazioni di beni mobili (12.776, più del 27 per cento del totale nazionale), è ancora il Trentino-Alto Adige a registrare la cifra di donazioni più alta in rapporto alla popolazione: 183 ogni 100mila abitanti.
Anche per i beni mobili, sono soprattutto gli anziani a trasmettere la proprietà, in particolar modo nella fascia 66-75 e quella 76-99. I destinatari, invece, sono per la maggior parte (74 per cento) under 55. Secondo il report, questo conferma la funzione di trasferimento intergenerazionale della ricchezza. Le donazioni di denaro e azioni, in particolare, sono effettuate da persone in età avanzata a favore di figli o nipoti adulti: «La donazione mobiliare – argomenta il rapporto – si configura sempre più come strumento privilegiato di pianificazione successoria anticipata».
Modesta la differenza di genere tra i donatori: per il 55% dei casi sono uomini, nel 45% donne. Più rilevante, invece, la disparità nella natura degli asset ereditati: i beni produttivi sono destinati più di frequente alla popolazione maschile, mentre la quota in denaro viene liquidata più di frequente alle donne.
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