Ogni quattro anni viene sollevata davanti a miliardi di persone, fotografata da migliaia di obiettivi e celebrata come il simbolo della vittoria sportiva. Eppure la FIFA World Cup nasce lontano dagli stadi e dai riflettori. La sua storia comincia in un anonimo capannone dell’hinterland milanese, a Paderno Dugnano, dove da oltre mezzo secolo prende forma uno degli oggetti più riconoscibili del Pianeta.

A realizzarlo è la GDE Bertoni, storica azienda italiana specializzata nella produzione di coppe, medaglie e decorazioni, fondata da Eugenio Losa e oggi guidata dalla figlia Valentina. Da questi laboratori escono anche altri simboli del calcio internazionale, dalla UEFA Champions League all’Europa League, ma il vero tesoro custodito tra scaffali, stampi e banchi da lavoro è il trofeo destinato alla nazionale campione del mondo.

Il trofeo del calcio mondiale è italiano (anche senza la nostra Nazionale)

Qui e sotto le fasi di lavorazione e realizzazione della FIFA World Cup. ©Claudio Moschin

La sua storia comincia nel 1971, quando la FIFA indice un concorso internazionale per sostituire la storica Coppa Jules Rimet. Il Brasile se l’era aggiudicata definitivamente l’anno precedente grazie alla terza vittoria mondiale e serviva un nuovo simbolo capace di rappresentare il torneo più importante. Arrivarono 53 progetti da sette Paesi diversi. A convincere la commissione fu quello di Silvio Gazzaniga, allora direttore artistico della GDE Bertoni.

©Claudio Moschin

Gazzaniga, scomparso nel 2016, raccontò più volte di non aver voluto disegnare una semplice coppa, ma l’immagine stessa della vittoria. Il risultato è una delle icone più riuscite della storia dello sport: alta 36,8 centimetri, realizzata in oro a 18 carati, cava all’interno, ma pesante oltre sei chilogrammi, con due fasce di malachite verde alla base che le conferiscono l’eleganza di un oggetto d’arte più che di un trofeo. Due figure umane si slanciano verso il cielo sostenendo il globo terrestre in una composizione dinamica che, a più di cinquant’anni dalla sua creazione, continua a essere immediatamente riconoscibile.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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