La videoarte è uno dei linguaggi utilizzati dagli artisti che ci interessano, ma non in modo esclusivo. La dimensione performativa del video era già presente negli artisti concettuali a partire dagli anni Sessanta. Per l’artista, la videocamera rappresenta il prolungamento del suo sguardo. Questo interesse per la videoarte ci ha portati, da circa quindici anni, a far parte del comitato di LOOP Barcelona. Negli otto anni precedenti, Artissima ci aveva invitati a partecipare al proprio comitato. È stata una bellissima esperienza in una città particolarmente interessante, alla quale restiamo molto legati.

L’influenza della psicoanalisi: collezionare il pensiero che ci abita

“Untitled”(2002), di Philippe Parreno e Jorge Pardo, set di tre lampade in pvc.

A PROPOSITO DE LA FABRIQUE: COME È NATO QUESTO PROGETTO E IN CHE MODO AVETE TRASFORMATO UNA FILATURA INDUSTRIALE IN UNA CASA-MUSEO E LUOGO DI INCONTRO?

È frustrante costituire una collezione che è un’entità organica e vedere che, quando supera lo spazio disponibile in una casa tradizionale, inizia a disperdersi tra depositi e riserve di musei o centri d’arte ai quali concediamo frequentemente prestiti. Diventa allora necessario dotarsi di uno spazio capace di mettere queste opere in prospettiva e di presentarle con dignità, senza alcuna intenzione decorativa od ornamentale. La Fabrique, edificio degli anni Trenta riqualificato dall’architetto Harald Sylvander, è stata ripensata come una casa-museo. Ampliata in due occasioni, è diventata uno spazio funzionale alla presentazione di opere che richiedono grandi ambienti, come proiezioni e installazioni. Non beneficiando di alcun finanziamento al di fuori delle nostre risorse personali, è aperta gratuitamente su appuntamento a professionisti dell’arte, collezionisti, appassionati, associazioni e studenti. La parte abitativa è utilizzata per momenti di confronto e riflessione didattica sulle opere che hanno suscitato domande durante la visita, che dura circa tre ore. Questo scambio conviviale avviene generalmente davanti a un bicchiere nel nostro “living room-biblio-médiathèque”.

“ZNS” (2006), installazione di Didier Fiúza Faustino.

SIETE FOUNDING PATRONS DI CIMAM DAL 2005: POTETE RACCONTARCI IL VOSTRO IMPEGNO ALL’INTERNO DI QUESTA IMPORTANTE ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE E COSA RAPPRESENTA PER VOI?

CIMAM, di cui siamo mecenati fondatori da oltre vent’anni, era allora presieduto dal direttore del Centre Pompidou, Alfred Pacquement. Conoscendo il nostro impegno nell’arte contemporanea e in particolare nell’arte concettuale – guidato da una rigorosa linea etica che consiste nel non speculare sulle opere, nel rispettare sempre gli impegni presi verbalmente con artisti, gallerie e istituzioni –, ci invitò a unirci al conte Giuseppe Panza di Biumo, ad Anton e Annick Herbert ed Erika Hoffmann come membri fondatori del CIMAM. Abbiamo accettato di sostenere persone del mondo dell’arte a livello internazionale con i mezzi di cui può disporre una coppia di medici, perché crediamo che l’arte debba superare le logiche nazionalistiche e non essere strumentalizzata dal potere finanziario o politico. Per noi l’arte è un innesco di riflessione, che deve svolgere una funzione umanistica attraverso la presa di coscienza e il pensiero. Del resto, l’arte non è forse prima di tutto una “cosa mentale”?»

Fonte: Il Sole 24 Ore

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