Un mondo fantastico e reale
L’universo visivo di Chetwynd è popolato da falene, pipistrelli, talpe e salamandre. Creature che suscitano spesso nell’essere umano una gamma di reazioni controverse — dal timore al disgusto —, ma essenziali per l’equilibrio degli ecosistemi. Attraverso questi animali l’artista invita a riflettere su chi viene considerato “diverso”, promuovendo una maggiore attenzione verso ciò che normalmente resta ai margini dello sguardo.
Tra le opere più suggestive spicca una gigantesca panchina a forma di occhio, ispirata a un celebre gioiello surrealista di Salvador Dalí. All’interno dell’installazione compaiono gli Zorbs, grandi sfere trasparenti che rappresentano lacrime e che possono essere “attivate” dal pubblico — invitato a togliere le scarpe e a inserirsi al loro interno —, trasformando la scultura in un’esperienza ludica e partecipativa. Il tema del passaggio ritorna anche in «Hellmouth» e negli altri portali presenti nel percorso espositivo, soglie simboliche tra realtà e finzione, teatro e vita quotidiana. Spiccano riferimenti ai mostri lapidei di Bomarzo, alla porta romana della Biblioteca Hertziana e all’attore-ballerino italiano Rudolf Valentino. Inoltre, Monster Chetwynd ha creato delle sdraio personalizzate per fare in modo che il parco rievochi l’idea conviviale dei dipinti di Antoine Watteau.
Chetwynd utilizza materiali poveri come carta, cartone, tessuto e cartapesta, gli stessi impiegati dai gruppi carnevaleschi e dai Caravalsverenigingen fiamminghi per la costruzione dei carri allegorici. Una scelta che rivendica il valore della creatività collettiva e mette in discussione l’idea che la scultura pubblica debba necessariamente affidarsi a materiali nobili come marmo o bronzo.
Particolarmente significativo è il progetto sviluppato pensando ai bambini ricoverati presso l’ospedale. Attraverso una performance dedicata alle salamandre – animali capaci di rigenerare arti e tessuti – l’artista affronta i temi della guarigione, della resilienza e della trasformazione. La salamandra diventa così metafora della possibilità di ricostruirsi e reinventarsi.
Il museo e i suoi amici
La mostra conferma il ruolo del Middelheim Museum come uno dei più dinamici centri europei per la scultura contemporanea. Fondato nel 1950 e visitato ogni anno da circa 600 mila persone, il museo utilizza sempre più spesso l’arte come strumento di benessere sociale e inclusione. Come spiega la direttrice Weyns il Middelheim si sostiene attraverso un modello misto che combina finanziamenti pubblici della Città di Anversa e del Governo fiammingo con il contributo dei privati. Middelheim Promotors, associazione di mecenati nata nel 1965 che riunisce ogni anno tra i 15 e i 20 sponsor — tra cui BNP Paribas Fortis, EY e Deloitte. —, ha l’obiettivo di finanziare l’acquisizione di un’opera ogni anno e mette a disposizione 200 mila euro. In totale, se si considerano i fondi pubblici, il museo ha a disposizione la cifra di 400 mila euro per l’ampliamento annuale della sua collezione. Ma quanto costa la messa a punto di un’esposizione nel Parco? Varia solitamente da 200 mila a 400 mila euro, a seconda dei materiali delle opere, dei costi di trasporto e di altri fattori. A Friends Making Machine risulta, infine, un esperimento riuscito su come cultura, natura e relazioni umane possano contribuire a costruire nuove forme di comunità, superando i pregiudizi.
Fonte: Il Sole 24 Ore