Pensiero e ispirazione: un designer sofisticato trova sempre la sintesi perfetta di questi valori. E lo fa creando un gioiello, così come immaginando il design di uno store dove andare a sceglierlo. Da qui prende le mosse la nostra conversazione con Christopher Young, artistic director della maison jewellery che Audrey Hepburn ha reso contemporaneamente iconica e pop. L’incontro avviene in occasione dell’apertura della boutique Tiffany & Co. di Galleria Vittorio Emanuele a Milano, a soli 11 mesi da un altro grande opening in città, in Montenapoleone e a meno di un chilometro di distanza. «Sono due destinazioni vicine, ma che aprono a due diversi palcoscenici milanesi», spiega Young. «Se a Palazzo Taverna, dimora neoclassica del 1835, c’è il flagship principale, qui siamo in un contesto culturale intimo e simbolico che ci lega ancora più profondamente a Milano e alla sua storia». Una città che ama e frequenta regolarmente anche per via della sua carriera accademica: oltre a insegnare infatti nel Graduate Design Program della New York University, tiene spesso lectures speciali anche al Politecnico cittadino.

Palcoscenico Milano: da via Monte Napoleone alla Galleria, arte, cinema, gioielli

Una delle tessere a mosaico con il segno dello Scorpione, create nel 1914 per la Marshall Field & Company di Chicago, ora sul soffitto del nuovo store del brand in Galleria Vittorio Emanuele II.

Entrando in Galleria, Young indica le volte di ferro e vetro sotto le quali ci sono i mosaici che rappresentano i diversi continenti, tributo agli scambi tra le culture del mondo. Spiega che, per un caso fortuito, ma curioso, l’ingresso della prima maison americana ad aprire qui si trova proprio sotto la lunetta dedicata all’America. Il legame con la città passa anche dalla Meridiana solare del Duomo costruita nel 1786 dagli astronomi della Specola di Brera, che a mezzogiorno illumina sul pavimento della cattedrale i simboli astrali: qui nello store i segni zodiacali creati per la Marshall Field & Company di Chicago nel 1914, sotto la direzione di Louis Comfort Tiffany, figlio del fondatore, si trovano in formato mosaico e sul soffitto ispirato al Parlamento di Tokyo.

Spilla in oro con diamanti, opalie tormaline (1914-1933), disegnata da Meta Overbeck sotto la direzione artistica di Louis Comfort Tiffany.

«Tutto evoca una raffinatezza colta che esprime un tipo di eleganza molto milanese ed è parte della nostra volontà di creare non solo uno store, ma un landmark culturale in cui artigianato, arte, architettura e ospitalità lavorino insieme alla costruzione di un’esperienza d’acquisto straordinaria rispetto all’ordinarietà dello shopping online». L’arte, la si percepisce subito all’ingresso con l’installazione in ceramica dell’artista newyorkese Peter Lane e con due opere gemelle di Michelangelo Pistoletto, Color and Light del 2016 (già una sua opera si trova all’entrata di Montenapoleone). «Pistoletto è una voce italiana singolare, concettuale e umanistica, perfettamente in linea con il brand», prosegue Young. «Sono particolarmente attratto dalla sua esplorazione del riflesso e del ruolo dello spettatore nella percezione di un’opera che potrebbe essere molto vicina a quella di un gioiello. Il suo è un invito a entrare nello specchio, anzi andare oltre come Alice nel Paese delle Meraviglie». L’omaggio alla città del design e alla sua architettura è veicolato anche dalla presenza delle lampade che Venini ha realizzato a mano ispirandosi ai disegni di Gio Ponti. Si apre così il capitolo dell’artigianalità: se Venini fa luce, a fare da sfondo ad alcune delle teche più belle, c’è un tessuto di Rubelli. «Ho scoperto forse sei anni fa nei loro archivi questa singolare lavorazione del velluto con un sottilissimo filo di metallo e sono rimasto affascinato dal tempo necessario, dagli strumenti – un antico telaio in legno – dalla perizia e dalla manualità di chi riusciva a tessere un capo lavoro così (è tale l’impegno richiesto che ogni quarto d’ora l’artiere ha bisogno di sospendere il lavoro per qualche minuto, ndr); ho custodito questo tesoro per anni, aspettando la giusta occasione per mostrarlo al mondo».

Bracciale Hard Wearin oro rosa con diamanti, TIFFANY & CO. (32.400 €).

E qui fa da sfondo e da contorno all’esposizione di alcuni dei gioielli più belli dell’archivio della maison. Nello store infatti, oltre alle collezioni contemporanee – le Tiffany Icons tra cui la HardWear, la Lock o la Knot – si trovano alcune teche omaggio ai capolavori di Elsa Peretti e in particolare alle sue collane Mesh che sembrano quasi un tessuto, naturalmente leggerissimo, quasi seta al tocco, pur richiamando le armature dei cavalieri medioevali. E altre con le opere iconiche di Jean Schlumberger, come per esempio la collana Tulip disegnata nel 1959 oppure la spilla Bouquet dei primi anni Cinquanta. «Il progetto dell’esposizione», spiega ancora Young, «è profondamente influenzato dal Modernismo, quel movimento che nel dopoquerra in una città come New York era molto vicino al periodo d’oro della maison, alle grandi collaborazioni con i migliori jeweller del mondo. E anche all’uscita del film Colazione da Tiffany».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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