
E’ il risultato della Ocean Challenge di Ogyre che coinvolge pescatori e comunità locali per ripulire i mari dalla plastica
Quasi 45mila chili di rifiuti marini e costieri raccolti nel mese di giugno. E’ questo il primo bilancio della Ocean Challenge di Ogyre, la sfida collettiva lanciata per il mese dell’Oceano dalla piattaforma globale di Fishing for Litter, che coinvolge pescatori e comunità locali per ripulire i mari dalla plastica. Secondo i dati delle Nazioni Unite l’oceano produce almeno il 50% dell’ossigeno del pianeta e rappresenta la principale fonte di proteine per oltre tre miliardi di persone in tutto il mondo.
Il network internazionale di Ogyre opera attualmente tra Brasile, Indonesia, Senegal e Italia. A giugno, dei 45mila chili di rifiuti marini e costieri raccolti, è stato possibile valorizzare 40mila chili, evitando le emissioni di oltre 50mila chili di CO2 e producendo oltre 4.400 Kw/h di energia dai rifiuti non riciclabili.
Ad esempio la raccolta di rifiuti in Indonesia, nel mangrovieto di Batu Lumbang, a Bali, ha contribuito ad aumentare la capacità di pesca del 50% e ha ampliato l’area di mangrovie preservate di 85.000 metri quadri. In tal modo, è stato possibile rafforzare uno dei più potenti alleati naturali contro la perdita di biodiversità e degrado costiero. Sono proprio le mangrovie, infatti, a trattenere tra le radici molti materiali inquinanti provenienti dal deflusso dei fiumi verso il mare, soprattutto durante la stagione delle piogge.
Anche in Brasile, nella baia di Guanabara, il ceo e cofondatore di Ogyre Antonio Augeri ha spiegato che «diversi rifiuti vengono trasportati dai fiumi e, come accade anche in Indonesia, si accumulano tra le radici delle mangrovie, che con il variare delle maree diventano vere e proprie isole-discarica». Nella costa nord e sud di Dakar, in Senegal, la presenza di rifiuti è legata alla combinazione tra correnti marine, dinamiche costiere e inefficienze del sistema locale di gestione dei rifiuti stessi.
«Anche in questi contesti, lavoriamo con i pescatori per individuare e rimuovere i rifiuti – ha concluso Augeri -. Spesso si tratta di plastica degradata e materiali ingombranti, che rendono le operazioni più lente e tecnicamente impegnative. La difficoltà di intervento è ulteriormente amplificata dalla variabilità delle condizioni meteo-marine, che limita le finestre operative e richiede una pianificazione altamente adattiva».
Per il mese dell’Oceano, 68 brand – quasi il doppio rispetto all’edizione 2025 – si sono uniti alla sfida per accelerare il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, supportando operazioni di raccolta e recupero di rifiuti, tracciate su blockchain con dati verificabili e trasparenti.
In Italia i pescatori raccolgono i rifiuti che si trovano per caso durante le normali attività di pesca: sono oggetti di uso quotidiano finiti in mare. Dai tubi delle grondaie, alle buste della spesa, fino al packaging per l’igiene personale. Non mancano giocattoli e le bottiglie in Pet.
In generale la challenge di Ogyre, ha spiegato Alison Clausen, vice coordinatrice dell’Ocean Decade presso la Commissione oceanografica intergovernativa (Ioc) dell’Unesco, «è un esempio stimolante di come le campagne di coinvolgimento del pubblico possano mobilitare le comunità e sensibilizzare sull’urgente necessità di proteggere l’oceano. Attraverso il suo lavoro più ampio, comprese le operazioni di Fishing for Litter realizzate insieme ai pescatori e alle comunità costiere, Ogyre sta contribuendo a trasformare l’inquinamento marino da sfida ambientale a opportunità di collaborazione, consapevolezza e azione concreta. Questo riflette la visione dell’Ocean Decade: mettere in connessione scienza, società e innovazione per sostenere un oceano più pulito, più sano e più resiliente per le generazioni future». Il prossimo obiettivo è raccogliere 20 milioni di chili di rifiuti entro il 2030. Una sfida ambiziosa ma possibile.
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