
Investiti 13 milioni per l’acquisto dell’ex caserma e oltre 34 milioni per il recupero. Il nuovo headquarter dedicato all’innovazione tecnologica, integra il recupero del patrimonio storico con spazi contemporanei per il lavoro e la ricerca
Una porzione del muro rinascimentale della Cittadella, legata alla memoria di Pietro Micca, riaffiora nell’auditorium ricavato sotto l’ex Caserma Ettore De Sonnaz. Sopra, negli spazi di un edificio militare di fine Ottocento rimasto per decenni separato dalla città, lavorano oggi algoritmi, modelli di intelligenza artificiale e tecnologie immersive. È qui che Reply ha inaugurato Reply House, il nuovo headquarter torinese del gruppo nato sotto la Mole nel 1996 e oggi multinazionale quotata a Piazza Affari, con società in Europa, Regno Unito, Stati Uniti e Asia. L’operazione ha richiesto un investimento di circa 13 milioni per l’acquisto dell’ex caserma e oltre 34 milioni per il recupero.
La nuova sede, sviluppata su circa 20.500 metri quadrati, è destinata ad accogliere circa 800 persone. Altrettante lavorano nella sede del Lingotto, dove si concentrano le attività di Area42 dedicate a robotica e sistemi industriali. Nell’ex caserma di via Revel trova invece spazio un’intera ala dedicata all’intelligenza artificiale applicata, con Reply House of Models e Area73. È il segno di un investimento che lega la crescita del gruppo a una delle più rilevanti operazioni di rigenerazione urbana degli ultimi anni nel centro storico di Torino.
L’ex De Sonnaz, bene vincolato recuperato su progetto di Acpv Architects Antonio Citterio Patricia Viel, conserva l’impianto originario della caserma ottocentesca reinterpretandolo come un campus contemporaneo dedicato alla ricerca, all’innovazione e alla collaborazione. Il progetto ha lavorato sulla stratificazione dell’edificio senza cancellarne la memoria. Sono state recuperate le volte a botte, ridefiniti i fronti interni, riconfigurate coperture e sistemi di facciata e riportate in uso le gallerie storiche. Nell’auditorium da 100 posti, ricavato al piano interrato, una porzione del muro cinquecentesco della Cittadella, riportata alla luce insieme alla Soprintendenza, diventa parte integrante dell’architettura. Lo spazio è oggetto di una convenzione con il Comune, che lo utilizzerà per iniziative dedicate ai temi dell’innovazione e del digitale attraverso un comitato paritetico. «Lavorare sul patrimonio costruito significa riconoscere il valore della città esistente e la sua capacità di adattarsi nel tempo – osserva Antonio Citterio. «Il progetto dimostra come edifici di grande valore storico possano accogliere nuove funzioni senza perdere la propria identità».
Anche la sostenibilità passa dalle scelte costruttive. Il cantiere, affidato al Costruzioni Gilardi che ha lavorato come general contractor, ha privilegiato soluzioni reversibili: i pavimenti in legno sono assemblati con un sistema di doghe magnetiche completamente smontabili, così da consentire future modifiche senza demolizioni. La climatizzazione sfrutta un impianto geotermico che riduce i consumi energetici, mentre negli spazi interni gli arredi sviluppati con UniFor privilegiano materiali naturali e sistemi flessibili. All’esterno, la corte interna, un tempo campo di manovra della cavalleria sabauda e delimitata da una corona di tigli, viene restituita come giardino.
L’intelligenza artificiale non è solo oggetto della ricerca svolta all’interno dell’edificio, ma entra anche nel progetto architettonico. Le AI Generated Marbles, sviluppate da Reply insieme ad Acpv e Marazzi, sono grandi superfici in gres ceramico che reinterpretano il marmo attraverso pattern generati da algoritmi, riducendo il ricorso all’impiego di pietre naturali rare. Una sperimentazione che mette in dialogo progettazione digitale, manifattura e materiali.
L’idea di workplace nasce da un presupposto diverso rispetto all’ufficio tradizionale. Dopo gli anni del lavoro da remoto, Reply ha scelto di investire sul luogo fisico come spazio di collaborazione. Le postazioni individuali lasciano spazio a project room, aree informali, cucine, salotti, ambienti dedicati alla formazione e al confronto tra competenze diverse. «Volevamo qualcosa che fosse più casa che ufficio – sintetizza la ceo Tatiana Rizzante. – La maggior parte del nostro lavoro è progettuale, significa assumersi la responsabilità del risultato, lavorare insieme ai clienti e trasformare tecnologie di frontiera in soluzioni concrete. Dopo anni in cui il digitale ha cambiato profondamente il modo di lavorare, crediamo che gli spazi fisici abbiano un valore ancora più forte, perchè devono favorire la creazione di conoscenza condivisa».
Il cuore tecnologico della sede è costituito dai nuovi laboratori. Nella Reply House of Models opera la Model Factory, la piattaforma industriale che accompagna l’intero ciclo di vita dei modelli proprietari di intelligenza artificiale, dalla progettazione alla raccolta dei dati, dall’addestramento al monitoraggio e alla governance. L’obiettivo è consentire alle aziende di trasformare dati, processi e competenze interne in modelli specializzati, governati e aggiornabili nel tempo, superando la logica dei modelli generalisti. Area73 rappresenta invece il laboratorio dedicato alla multisensorialità. Qui intelligenza artificiale, digital human, ambienti immersivi, configuratori tridimensionali, interfacce vocali, dispositivi aptici e digital twin vengono sperimentati per applicazioni che spaziano dal retail al design, dalla customer interaction allo sviluppo di nuovi prodotti. «Con Area73 e Reply House of Models rafforziamo a Torino un sistema di laboratori che rappresenta un unicum nel panorama dell’innovazione applicata», osserva Filippo Rizzante, chief technology officer del gruppo.
Per Reply l’intervento rappresenta anche una dichiarazione di continuità con la città in cui il gruppo è nato. «Con questo progetto riportiamo a nuova vita un edificio storico e lo trasformiamo in uno spazio aperto a clienti, partner, università e giovani», afferma il presidente Mario Rizzante. All’inaugurazione era presente anche il sindaco Stefano Lo Russo, che ha definito l’intervento «un investimento che genera lavoro e sviluppo», sottolineando il valore di un’impresa che continua a concentrare a Torino il proprio centro decisionale e una parte rilevante delle attività di ricerca.
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