Sì all’affettività anche per il detenuto che si è sposato in carcere senza prima convivere

Alla base del no agli incontri ci devono essere, dunque,valutazioni non astratte sulla capacità a delinquere del detenuto. Non desunte, in via esclusiva, dal suo curriculum criminale, dalle pendenze giudiziarie e dalla gravità dei reati in esecuzione, ma da una previsione sul pericolo attuale, desunto da fatti, valutati i quali si può concludere che il colloquio richiesto «possa frustare specifiche esigenze di sicurezza o, comunque, incidere negativamente sul mantenimento dell’ordine e della disciplina all’interno dell’istituto».

Mentre nei confronti dei detenuti imputati, quindi sottoposti a misura cautelare di tipo detentivo, come nel caso esaminato, pesano, come per i colloqui ordinari, come condizioni ostative, oltre a quelle appena elencate, specifiche finalità giudiziarie legate ai procedimenti penali ancora pendenti nei loro confronti.

Lo stabile legame affettivo

Il Tribunale che ha negato l’incontro ha valorizzato la previsione, secondo la quale, «prima di autorizzare il colloquio riservato, il direttore dell’istituto, oltre all’esistenza di eventuali divieti dell’autorità giudiziaria che impediscano i contatti del detenuto con la persona con la quale il colloquio stesso deve avvenire, avrà cura di verificare altresì la sussistenza delpresupposto dellostabile legame affettivo, in particolare l’effettività della pregressa convivenza.

Ma sia sul fronte della pericolosità concreta del detenuto sia sul requisito della convivenza, il Tribunale ha sbagliato. La prima è stata desunta solo sulla base dei molti e gravi precedenti definitivi, ma con un accenno solo incidentale all’imputazione per la quale lo stesso risulta attualmente in attesa di giudizio. Una valutazione che prescinde dall’indicazione delle specifiche ragioni di sicurezza o di prevenzione che sarebbero un ostacolo concreto all’effettuazione dei colloqui riservati.

Quanto al presupposto della pregressa convivenza stabile con la persona con cui sono stati chiesti i colloqui, l’ordinanza scivola su una violazione di legge per aver male interpretato la sentenza della Corte Costituzionale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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