
Tra le tecniche più utilizzate dai malviventi il phishing e lo spoofing. Diffuse anche le telefonate e le comunicazioni fraudolente via sms
Nel 2025, sono state 750 le segnalazioni di truffa pervenute alla Banca d’Italia: si tratta di un aumento del 2 per cento rispetto al 2024. Il dato, contenuto nel «Rapporto sugli esposti dei clienti delle banche e delle finanziarie» pubblicato da Via Nazionale il 24 giugno 2026 (si veda «Il Sole 24 Ore» del 25 giugno), discende per poco meno della metà dei casi da ipotesi di furto delle credenziali di accesso al conto, dei codici di autenticazione delle operazioni di pagamento o dei dati identificativi della vittima per sottoscrivere finanziamenti o aprire conti a sua insaputa.
Nell’ambito dei furti di credenziali, il 57 per cento delle volte i malviventi si sono serviti di tecniche di ingegneria sociale, tra cui smishing, vishing e phishing. Lo smishing è la pratica con cui, tramite sms, vengono inviati messaggi di testo fraudolenti con riferimento a enti affidabili come, appunto, banche o istituzioni. Se la truffa avviene tramite una telefonata in cui i malintenzionati si fingono operatori di banca, delle forze dell’ordine o di altri enti affidabili si tratta di vishing. Nel caso del phishing, invece, il raggiro avviene attraverso il web o l’indirizzo di posta elettronica, anche con l’invio di link dannosi. Nel 60 per cento delle truffe segnalate veniva utilizzato anche lo spoofing, cioè la falsificazione dell’identità camuffando indirizzo mail, numero di telefono o sito web per proporsi come fonte attendibile.
La crescente rilevanza delle frodi è confermata anche dalla «Relazione sull’attività dell’Arbitro bancario finanziario», licenziato da Bankitalia il 24 giugno 2026: nel 2025, le controversie sugli utilizzi fraudolenti hanno registrato una crescita del 21 per cento e sono arrivate a rappresentare il 37 per cento del contenzioso gestito dall’Abf. Le segnalazioni in materia di phishing, spoofing, smishing e vishing sono le più frequenti.
In altre occasioni, le vittime hanno effettuato pagamenti a favore dei truffatori con l’inganno. False offerte di credito; bonifici con Iban contraffatto; frodi commerciali, come la mancata consegna di un bene acquistato online; finte offerte di investimento, per la maggior parte relative a operazioni in criptoattività sono i raggiri a cui il «Rapporto sugli esposti dei clienti delle banche e delle finanziarie» di Palazzo Koch fa riferimento.
Raddoppiate, invece, le segnalazioni di tentativi di truffe tramite l’uso improprio del nome e del logo della Banca d’Italia, con il fine di acquisire credibilità: nel 2025 sono state 60. Tra queste, esposti su foto e video, realizzati con l’AI, ritraenti il Governatore.
Nel 28 per cento dei casi, le vittime hanno visto gli intermediari accogliere le loro richieste. Sono stati invece rifiutati i rimborsi quando le operazioni erano state eseguite nel rispetto degli standard di sicurezza previsti e, al cliente, sono stati contestati dolo o colpa grave nella gestione delle credenziali di sicurezza.
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