Cime tempestose, record per la prima edizione. Pensieri e parole di fine giugno

Il romanzo di Brontë regala alla sua autrice il massimo per una scrittrice, Lucio Battisti sorprende con i suoi dipinti

Con 1.206.500 sterline, o se si preferisce 1.399.540 euro, 1.592.580 dollari, una prima edizione di «Cime tempestose (Wuthering Heights)» di Emily Brontë (1818-1848) ha regalato alla sua autrice il 30 giugno 2026 il record in asta per una scrittrice e per un’opera letteraria dell’Ottocento (a differenza del film di Emerald Fennell – con Margot Robbie e Jacob Elordi – che ha, invece, faticato al botteghino). Pubblicata nel 1847, dunque un anno prima della morte di Brontë, i tre tomi sono conservati ancora nella legatura editoriale originale in tela e provengono dalla stessa dimora storica che li accolse poco dopo la loro pubblicazione. La casa d’aste, Christie’s, fa sapere che nessuna copia completa nel testo nella legatura editoriale in tela è apparsa in asta dal 1908.

Curiosamente, il lotto faceva parte non di un’asta specifica dedicata all’arte libraria e ai manoscritti, ma a «The Exceptional Sale: Masterworks Across Cultures», vendita miscellanea di 53 lotti (11.777.40 sterline l’incasso totale, 11 gli invenduti) per genere di oggetti e provenienza culturale degli stessi, tanto è vero che top lot della serata è stata un’antica statua egizia di coppia della V dinastia, risalente a 2400-2300 anni fa (3.710.000 sterline di realizzo). Al record del libro di «Cime tempestose» è andato, invece, il secondo posto. Da segnalare anche il successo degli oggetti appartenuti a Winston Churchill, tutti aggiudicati con ottime rivalutazioni, e un paio di deliziosi manufatti Fabergé: un coniglietto in purpurina e un servizio da the in argento placcato oro.

È uno dei romanzi di culto della letteratura mondiale, da sempre celebrato per il suo “paesaggio inconfondibile” e la “selvaggia intensità dei personaggi”. Il suo spirito gotico negli anni ha pervaso la cultura popolare diventando soggetto di film, canzoni, persino opere comiche. È uno dei romanzi più studiati nel mondo anglosassone. Al momento dell’uscita, la sua singolarità turbò i primi recensori, che lo paragonavano al più convenzionale Jane Eyre della sorella maggiore di Emily Brontë, Charlotte. Per il pittore preraffaellita e poeta Dante Gabriel Rossetti (1828-1882) quel testo incentrato su un amore ossessivo era “un demonio di libro, un mostro incredibile”. Per Virginia Woolf era il risultato di una “gigantesca ambizione”: quella di contemplare “un mondo squarciato da un disordine immenso e […] ricomporlo in un libro”.

L prima tiratura di «Cime tempestose» era probabilmente di appena 250 esemplari. Tra questi, le copie conservate in forma di legatura editoriale sono estremamente rare, mentre quelle interamente rilegate in tela sono le più rare in assoluto. Fra l’altro, si trattò di copie “piene di refusi” come osservò Charlotte Brontë: per esempio, nella copia appena venduta, il numero di una pagina è errato.

Ben più a sud della Manica, altri pensieri e altre parole sono stati protagonisti dell’asta di memorabilia di Finarte a Roma (26 giugno), per un ricavo totale di oltre 200.000 euro. Protagonista della sessione, Lucio Battisti con le lettere giovanili scritte a sua madre: nell’insieme tutti i lotti delle lettere hanno realizzato più di 35.000 euro. Ma a sorprendere è stato il volto artistico segreto di Battisti, che era anche pittore.

Top lot dell’intera asta è stato il dipinto su tela «La canzone della terra» del 1971 (24.130 a fronte di una stima di 8.000 – 10.000 euro), rimasto appeso nella casa dei genitori dell’artista per molti anni, poi esposto nella mostra romana del 2011 «Battisti, il tratto delle emozioni». Realizzata sul retro di un arazzo, l’opera multicolore ha un vago sapore espressionista, saggio dei moti ispirativi del cantautore. Aggiudicati anche: «La macchina del tempo» del 1974, dipinto su cassette della frutta riassemblate attorno al meccanismo di un vecchio orologio (8.255 euro), «Respirando» del 1976 (6.350 euro), «Sognando e risognando» del 1971 a 5.715 euro e «Prigioniero del mondo» del 1968 (4.445 euro).

Sempre dalle parti delle parole, qualcuno ha acquistato il manoscritto originale di «Canzone» di Lucio Dalla, uno dei suoi brani più amati dopo «Caruso» (7.620 euro). A renderlo particolarmente interessante dal punto di vista collezionistico una significativa variante testuale, poi smussata nella versione definitiva del 1996.

Infine, il giorno precedente (25 giugno) l’asta di «Libri, Autografi e Manoscritti», sempre da Finarte Roma, ha visto il Vittoriale degli Italiani acquisire il carteggio tra Gabriele d’Annunzio e l’amico diletto Giovanni Rizzo, 83 documenti manoscritti – lettere, minute e buste autografe, in parte inedite – indirizzati dal Vate al funzionario di polizia che Mussolini inviò a Gardone Riviera nel 1923 con il compito ufficiale di indagare su un furto di gioielli, ma con il reale scopo di sorvegliare il poeta. Negli anni il rapporto si trasformò in amicizia, e D’Annunzio arrivò a definire quel legame «molto più delicato dell’amore».

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