Europa e cultura, intesa storica tra le istituzioni UE

Ma sul bilancio resta il nodo delle risorse. Dal 1° luglio la Presidenza irlandese assumerà ufficialmente la guida dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale 2028–2034

Per la prima volta nella storia europea, Parlamento, Commissione e Consiglio dell’Unione Europea hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta sulla cultura, assumendo un impegno politico comune e senza precedenti a sostegno del settore culturale e creativo. Il documento, intitolato Europe for Culture, Culture for Europe” e adottato il 18 giugno 2026, riconosce la cultura come componente strategica del progetto europeo e ne riafferma il ruolo nella promozione della diversità culturale e linguistica, nonché nell’integrazione delle politiche culturali nelle principali aree di intervento dell’Unione. Tra gli elementi più significativi della dichiarazione figurano il riconoscimento della libertà artistica come priorità strategica e l’affermazione dell’accesso alla cultura quale presupposto essenziale per società democratiche, inclusive e fondate sul rispetto dei diritti culturali.

Dietro l’ampia convergenza politica, tuttavia, il testo adottato lascia intravedere alcune tensioni che riflettono il dibattito ora in corso a Bruxelles sul futuro del sostegno europeo al settore culturale. Durante negoziato interistituzionale, infatti, una delle prime versioni della dichiarazione conteneva un esplicito riferimento alla necessità di garantire risorse continuative e dedicate alle industrie culturali e creative. Nella formulazione definitiva, invece, quel passaggio è stato sostituito da un richiamo più generale alla sostenibilità del comparto, da perseguire attraverso la diversificazione delle fonti di finanziamento e l’esplorazione di nuovi strumenti di sostegno. Una modifica che va ben oltre il piano semantico e che assume particolare rilievo nel momento in cui Bruxelles è impegnata nella definizione del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034.

E, mentre prende forma AgoraEU 2028-2034, destinato a raccogliere l’eredità degli attuali programmi di sostegno ai settori culturali e creativi, si attende di capire se l’impegno politico assunto nella dichiarazione congiunta troverà riscontro nelle prossime scelte di bilancio, che assicurino al comparto culturale e creativo un ruolo effettivo tra le priorità dell’Unione europea.

Con la proposta del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, presentata il 16 luglio 2025, la Commissione europea punta a ridisegnare l’architettura del bilancio comunitario all’insegna della semplificazione e della concentrazione delle risorse. Tra le principali novità figura AgoraEU, un nuovo programma che accorperà in un unico quadro di finanziamento gli attuali programmi Europa Creativa e CERV (Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori). L’obiettivo di questa fusione non è soltanto superare la frammentazione degli strumenti esistenti, ma anche creare maggiori sinergie tra cultura, media e partecipazione civica, nella convinzione che questi ambiti concorrano congiuntamente al rafforzamento della democrazia europea e della resilienza sociale. Questa scelta, che riflette infatti una visione progressivamente consolidata negli ultimi anni, trova piena espressione nel “Culture Compass for Europe” il documento di indirizzo strategico, presentato dal Commissario UE Glenn Micallef lo scorso novembre proprio con l’obiettivo di orientare le politiche culturali del prossimo settennio programmatico. Come si legge nel testo del documento di indirizzo, la cultura non è soltanto un settore economico, ma è un’infrastruttura democratica capace di favorire il dialogo, il pluralismo e la coesione sociale. In questa prospettiva, AgoraEU ne rappresenta l’evoluzione operativa: uno spazio in cui cultura, informazione e cittadinanza attiva contribuiscono a rafforzare il progetto europeo comune attraverso il dialogo e la partecipazione.

Con l’approvazione del mandato parziale del Consiglio dell’Unione europea a metà maggio, l’architettura del programma AgoraEU appare ormai delineata, anche se le questioni finanziarie restano ancora oggetto di confronto nell’ambito dei negoziati sul Quadro finanziario Pluriennale. Il programma sarà articolato in tre pilastri principali:

• Cultura, dedicato al sostegno della cooperazione culturale transfrontaliera, della mobilità degli operatori, dell’accesso alla cultura e del rafforzamento della competitività dei settori culturali e creativi.

• MEDIA+, focalizzato sul sostegno all’industria audiovisiva e dei videogiochi europea, sul rafforzamento del giornalismo indipendente, del pluralismo dell’informazione e dell’accesso a contenuti affidabili.

• CERV+, destinato alla promozione dei diritti fondamentali, dell’uguaglianza e della partecipazione civica, al contrasto della violenza — inclusa quella di genere — e al rafforzamento della democrazia e dello Stato di diritto.

Se l’impianto politico che ispira AgoraEU appare coerente con l’obiettivo di rafforzare il legame tra cultura e democrazia, alcune scelte operative contenute nella proposta suscitano però perplessità tra gli operatori del settore. Tra gli aspetti più controversi del nuovo assetto programmatico figura la soppressione del filone cross-sectoral di Europa Creativa, la componente dedicata ai progetti intersettoriali capaci di mettere in relazione diversi ambiti culturali e creativi, affrontando sfide trasversali quali la transizione digitale, il pluralismo dei media e l’inclusione sociale. Questo filone, che nel corso dei due cicli del programma Europa Creativa (2014-2020 e 2021-2027) ha registrato un significativo riposizionamento, ha visto nel 2021 l’introduzione del bando Creative Innovation Lab, una call particolarmente competitiva alla quale la Commissione europea ha attribuito particolare rilevanza.
Nel 2021 solo 10 delle 43 proposte presentate hanno superato la soglia di valutazione, a conferma della selettività iniziale della call. Negli anni successivi, tuttavia, la qualità delle candidature è progressivamente migliorata, come dimostra anche l’aumento delle domande, passate da 43 nel 2021 a 101 nel 2023 per un totale erogato di circa 20,5 milioni di euro, con un contributo medio pari a 624.000 euro per progetto.

In questo contesto, si inserisce la scelta di un programma che mira a favorire una maggiore integrazione tra programmi finora distinti, con l’obiettivo dichiarato di incentivare la contaminazione tra settori. Un approccio che, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbe generare nuove sinergie, ma che al tempo stesso solleva il rischio di una riduzione degli spazi dedicati alle specificità dei singoli comparti creativi, ora chiamati a confrontarsi con un assetto potenzialmente meno articolato rispetto al passato.

Nel quadro del tradizionale confronto interistituzionale — il cosiddetto trilogo tra Commissione europea, Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea — il percorso del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 sta entrando ora nella fase più delicata della negoziazione.

Dopo l’ambiziosa proposta presentata dalla Commissione europea nel 2025 per un bilancio pari a quasi 2.000 miliardi di euro, il Parlamento europeo ha adottato lo scorso 15 aprile la propria relazione intermedia sul QFP, chiedendo un rafforzamento complessivo della dotazione finanziaria fino a 2,14 mila miliardi di euro, pari a un incremento di circa il 10% rispetto all’impostazione originaria.

Più recente è la posizione del Consiglio dell’Unione europea, che nell’ambito della presidenza cipriota di turno ha presentato lo scorso 18 giugno il proprio Negotiating Box sul bilancio pluriennale. Il documento non appare favorevole alle richieste di incremento avanzate dal Parlamento: la proposta prevede infatti una riduzione complessiva delle risorse rispetto alla posizione iniziale della Commissione, pari a circa il 2% pari a 32,8 miliardi di euro, rispetto alla proposta presentata dalla Commissione europea nel luglio 2025. Per quanto riguarda nello specifico AgoraEU, lo stanziamento proposto dal Consiglio si attesterebbe a 7.295 milioni di euro, un livello che comporterebbe una riduzione di circa il 33% rispetto alla posizione del Parlamento europeo, che aveva proposto uno stanziamento pari a 10,72 miliardi, con un impatto stimato pari a circa 500 milioni di euro annui in meno per i settori interessati.

Cosa succede ora? Dal 1° luglio la Presidenza irlandese assumerà ufficialmente la guida dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034. Ereditando un Consiglio ancora diviso dopo il vertice di giugno, il mandato di Dublino sarà quello di elaborare un nuovo quadro di compromesso, accompagnato da indicazioni numeriche aggiornate, con l’obiettivo di favorire il raggiungimento di un accordo unanime entro la fine del 2026.

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