
Dall’aumento della produttività al minor passaggio di acqua verso l’atmosfera sotto forma di vapore. Ecco come si muovono le aziende italiane
Energia e colture. Dal vigneto agrivoltaico a Sarzana all’azienda agricola benefit che ha avviato un impianto avanzato, sino alle coltivazioni di agrumi, ulivi e officinali. Il combinato rinnovabili+coltivazioni funziona. A sottolinearlo, anticipando tre casi in cui l’esperimento dà risultati positivi è Giancarlo Ghidesi, vice presidente di Aias, l’associazione italiana agrivoltaico sostenibile. «L’agrivoltaico sostenibile dimostra che è possibile produrre energia pulita senza sottrarre terreno all’agricoltura – sottolinea -. Produzione energetica e agricola non sono in contrapposizione, anzi si rafforzano. Unirle ottimizza le risorse naturali e aumenta la resilienza delle aziende agricole, coniugando sostenibilità, innovazione e sviluppo dei territori».
Soluzione adottata in Liguria a Sarzana dal vigneto agrivoltaico il Monticello. «Il progetto non è sperimentale, ma basato su evidenze consolidate in sette anni di monitoraggio agronomico – sottolineano dall’Aias -. I risultati riguardano l’aumento della produttività con un incremento medio della resa agricola fino al +35% rispetto ai filari non coperti».
E poi la qualità del vino con un miglioramento dei parametri analitici, «in particolare del grado zuccherino (Brix) e del profilo aromatico, grazie al minor stress idrico e termico della pianta». Non meno importante la «migliore crescita della biomassa», perché «la pianta è più resistente ai parassiti e malattie tipiche della vite». Inoltre gli studi portati avanti dopo hanno registrato una resilienza idrica con una significativa riduzione dell’evapotraspirazione del suolo (quantità totale di acqua che passa dal suolo e dalle piante all’atmosfera sotto forma di vapore, ndr), con un risparmio del fabbisogno idrico della coltura. «Il progetto di Sarzana – sottolineano dall’Aias – si distingue per l’adozione di soluzioni ingegneristiche d’avanguardia, studiate per mitigare l’impatto ambientale e massimizzare la simbiosi tra energia, agricoltura e ambiente».
Quanto all’impianto, si tratta di una struttura sollevata 5 metri d’altezza per garantire la totale accessibilità ai macchinari agricoli. La struttura in acciaio è installata senza l’uso di calcestruzzo, utilizzando fondazioni con viti in acciaio infisse nel terreno.
Grazie a un algoritmo agronomico dedicato, il gradiente di luce viene modulato in tempo reale per ottimizzare la fotosintesi clorofilliana e creare il microclima ideale per lo sviluppo della vite. Un sistema «evoluto» dialoga costantemente con la pianta, monitorando i parametri ambientali e lo stato fisiologico delle viti per affinare continuamente i modelli statistici di crescita. Inoltre «un secondo sistema di controllo supervisiona le performance elettriche e l’irraggiamento, garantendo l’efficienza della componente energetica».
Nel solco della transizione energetica anche i-pergola srl società benefit che ha realizzato, due anni fa, per l’azienda agricola Premoli Giovanni e Francesca un impianto agrivoltaico avanzato finanziato nell’ambito del Pnrr. «L’azienda agricola, che sotto i pannelli coltiva attualmente erba medica – sottolineano dall’Aias -, ha scelto la tecnologia Agri Pv Tech 1P Avanzato con sistema di anti-tracking, sviluppata da i-pergola proprio per rispondere alle esigenze specifiche del mondo agricolo».
In Calabria la scelta dell’agrivoltaico interessa le le coltivazioni (agrumi, ulivi e officinali) gestite dal Consorzio Le Greenhouse dove cresce la quota di agrivoltaico sostenibile di un +15 MW complessivamente per circa 25 ettari. «Prima della messa a dimora delle piante previste a partire da settembre 2026 e aprile 2027 a seconda delle cultivar concludono dall’Aias -, saranno effettuate attività di sovescio (pratica agronomica che consiste nel seminare specifiche piante e poi interrarle nel suolo poco prima della loro fioritura, ndr) e utilizzo di fertilizzanti naturali per garantirne l’attecchimento, ma è già buono il dato che mostra come l’ombreggiamento e l’umidità al suolo siano già fattori visibili tramite l’uniformità del prato polifita spontaneo formatesi negli ultimi mesi su tutta la superficie (sotto pannello e interfila)».
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