
Le entrate derivanti dalla bigliettazione coprono soltanto una quota marginale dei costi espositivi e il budget è interamente coperto dalla Fundación Botín che assegna un ammontare di risorse con le quali devono essere coperti i costi (trasporti, assicurazioni, conservazione, fee, pubblicazioni, ecc.) per i progetti espositivi del calendario annuale. Nel budget di ogni mostra sono inclusi tutti i costi necessari alla sua realizzazione. Per esempio con l’obiettivo di ottimizzare risorse e budget, la mostra dedicata a Marisol è stata co-prodotta con il MAC/CCB di Lisbona, con il quale sono state condivise le spese di incorniciatura e trasporto. Il Buffalo AKG Art Museum è stato un collaboratore importante, poiché le opere provengono dall’eredità dell’artista, della quale il museo è depositario. Per rendere possibile questa collaborazione è stato firmato un contratto ed è stato corrisposta una fee importante. In definitiva, realizzare mostre in coproduzione e fare in modo che la maggior parte delle opere provenga da un unico prestatore riduce certamente i costi, rendendo la mostra più sostenibile.
L’artista e il suo mercato
Nel corso della sua vita ottenne un ampio riconoscimento internazionale, con importanti mostre in Europa e negli Stati Uniti, tra cui la rappresentanza del Venezuela alla Biennale di Venezia del 1968 e la partecipazione a Documenta IV, dove fu una delle sole quattro donne tra i 149 artisti presenti. Sebbene la sua pratica artistica si sia sviluppata parallelamente alla Pop Art, non ne ha mai abbracciato pienamente i principi, creando invece opere profondamente personali, spesso intrise di sfumature femministe e politiche.
Se la mostra del Centro Botín restituisce la complessità della ricerca di Marisol, il mercato offre un’altra chiave di lettura della sua eredità. Nonostante il crescente interesse istituzionale, le sue quotazioni restano ancora relativamente contenute rispetto ad altri protagonisti della Pop Art americana. Le sue grandi sculture policrome degli anni Sessanta, le opere che meglio sintetizzano la sua rilettura personale della Pop Art, rappresentano la fascia più alta del mercato e sono anche le più rare da vedere in asta: nel 2025 «The Blacks» (1961-62), una delle sue opere scultoree storiche più importanti, è stata aggiudicata per 317 mila dollari (stima 300 – 400 mila dollari), confermando la crescente attenzione verso i lavori del suo periodo più celebrato.
Tuttavia, a differenza di molti artisti della sua generazione, il mercato di Marisol non si regge esclusivamente sulle opere monumentali. Una parte significativa dell’offerta è costituita da disegni, incisioni, collage e lavori su carta, un corpus meno conosciuto ma essenziale per comprendere la sua pratica. Queste opere continuano a offrire un punto di accesso relativamente conveniente: in asta i fogli più semplici e le stampe possono ancora attestarsi nell’ordine di poche migliaia di dollari, mentre i disegni più elaborati e i lavori unici raggiungono generalmente cifre comprese tra alcune decine di migliaia e oltre 50 mila dollari, a seconda della datazione, della provenienza e del soggetto.
Le gallerie specializzate tendono a proporre i disegni e i collage in una fascia che va indicativamente da 20 mila a 100 mila dollari, mentre litografie e altre opere in edizione richiedono investimenti di poche migliaia di dollari. Questa forbice evidenzia una caratteristica peculiare del mercato dell’artista: pur essendo ormai considerata una figura imprescindibile nella rilettura della Pop Art in chiave femminile, Marisol non ha ancora conosciuto quella rivalutazione economica che ha interessato molte artiste riscoperte negli ultimi dieci anni. Una distanza che, per alcuni collezionisti, rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti del mercato del dopoguerra.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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