
La charity auction del Castello di Rivoli apre una riflessione sulla sostenibilità economica delle istituzioni culturali, sempre più chiamate a diversificare le proprie fonti di finanziamento
Quanto può incidere un’asta benefica sulla sostenibilità economica di un museo? Poco, almeno dal punto di vista dei numeri. Ma la charity auction promossa dal Castello di Rivoli racconta qualcosa di molto più significativo del suo possibile incasso. Racconta come il modello di finanziamento dei musei italiani stia cambiando, costringendo anche le principali istituzioni pubbliche ad affiancare ai contributi pubblici una raccolta fondi sempre più strutturata e continuativa.
Aperta fino al 5 luglio sulla piattaforma CharityStars.com è un’asta silenziosa così da garantire la massima discrezione possibile sia agli artisti che ai partecipanti. Presenta una base d’asta che vale 90 mila euro circa, un contributo utile, ma marginale rispetto alle esigenze economiche di un’istituzione che vive grazie a un equilibrio sempre più delicato tra finanziamenti pubblici, sponsorizzazioni e raccolta privata.
È proprio questo equilibrio a rendere l’iniziativa interessante: non tanto per il suo possibile risultato economico, quanto perché testimonia come anche uno dei principali musei italiani d’arte contemporanea stia cercando di rafforzare gli strumenti di fundraising in un sistema di finanziamento pubblico che da anni mostra tutti i suoi limiti.
Il problema non è tanto il Castello di Rivoli, quanto il fatto che nessun museo italiano ha ancora raggiunto una massa critica di risorse proprie paragonabile a quella delle grandi istituzioni anglosassoni. Se guardiamo ai grandi musei internazionali, le aste sono quasi sempre iniziative di relazione con i donor, non strumenti pensati per riequilibrare il bilancio. In Italia, invece, si rischia spesso di attribuire a queste iniziative aspettative economiche che, per loro natura, non possono soddisfare.
Nove arti¬sti, tutti con un legame a doppio filo con il Castello. Anna Boghiguian, protagonista di una grande retrospettiva nel 2017, ha offerto una delle sue figure inquietanti, con una base d’asta di 16 mila euro. È un collage su carta dal titolo La mano corretta (da 5 mila euro) l’opera del torinese Guglielmo Castelli, mentre Giorgio Griffa propone uno dei suoi celebri acquerelli su carta, «Opruh-beso» del 2018, a partire da 4 mila euro. Enrico David, recente protagonista della retrospettiva nella Manica Lunga del Castello, offre due «Gamberi» in gres inglese cotto a bassa temperatura (ciascuno da 2.500 euro). Patrizio Di Massimo è l’autore della tela «Insteps and Ladybird (Purple)», 2026 con base d’asta di 8 mila euro, mentre l’indiana Nalini Malani offre «After T.S. Eliot», una stampa digitale del 2008 (in edizione di 150), a partire da 650 euro. Francis Offman propone una opera a tecnica mista (da 4.500), Elisa Sighicelli una delle sue fotografie, dal titolo «Rear Window» (da 1.500), e Alice Visentin l’acrilico «Doe», 2026 (2 mila euro).
Seguono diverse opere a tiratura limitata e multipli e tra questi un poster di Michelangelo Pistoletto, Molti di uno (Many of One)», 2023 (200 euro), un disegno su plexiglass di Giulio Paolini ’84 – ’04, «Per i venti anni del Museo» (800 euro) e una serie di opere donate da Martino Gamper e, tra queste, «Tabula Sella», 2024 e «Alpi Veneer», gambe in metallo verniciato a polvere (36.600 euro).
Al di là dell’asta, sono soprattutto i numeri del bilancio a raccontare le sfide economiche del museo. Il bilancio 2025 del Castello di Rivoli chiude in pareggio confermando il raggiungimento degli obiettivi di budget, ma all’interno di un quadro caratterizzato da risorse limitate e da una costante ricerca di equilibrio finanziario. A confermare la delicatezza dell’equilibrio gestionale sono anche le osservazioni formulate dal Collegio dei Revisori, che richiama l’attenzione sull’incidenza degli oneri finanziari, ancora elevati nonostante la loro riduzione rispetto all’esercizio precedente. I revisori evidenziano inoltre la necessità di una più attenta programmazione dei pagamenti ai fornitori, che continuano a registrare ritardi significativi, dovuti anche ai tempi di erogazione dei contributi pubblici. Un elemento che mette in luce una criticità ormai ricorrente nel sistema culturale italiano: la sostenibilità economica delle istituzioni non dipende soltanto dall’entità dei finanziamenti, ma anche dalla loro tempestiva disponibilità.
Per il Rivoli determinante continua a essere il sostegno della Regione Piemonte, socio di riferimento del museo, che ha confermato anche per il 2025 un contributo complessivo di 2,489 milioni di euro, invariato rispetto all’anno precedente. Di questi, 510 mila euro sono destinati alla quota associativa, mentre 1,979 milioni finanziano direttamente la programmazione culturale. Un segnale di continuità importante, soprattutto in una fase in cui la finanza pubblica continua a operare in un contesto di forte contenimento della spesa.
Parallelamente il museo prosegue nella diversificazione delle fonti di finanziamento. Attraverso lo strumento dell’Art Bonus sono stati raccolti 102.500 euro di erogazioni liberali, una cifra significativa ma ancora contenuta rispetto al fabbisogno complessivo dell’istituzione. È in questa prospettiva che si inserisce anche l’asta benefica: non come iniziativa straordinaria, ma come tassello di una strategia più ampia di fundraising destinata a rafforzare l’autonomia economica del museo.
-
Articolo precedente
McKinsey, la moda protagonista dell’economia e dell’attrattività italiana
-
Articolo successivo
Siccità, il Veneto dichiara lo stato di emergenza regionale