Il futuro della cultura in dieci megatrend

Il focus sui megatrend tecnologici prosegue con i Visitatori e spettatori aumentati, la Diffusione di luoghi sensorizzati e intelligenti, la Mediazione algoritmica delle piattaforme e l’Affermazione di pratiche collaborative nella condivisione dei dati. L’evoluzione di tali tendenze si fonda sulla fiducia nella capacità della tecnologia di migliorare sia l’offerta sia la domanda culturale, contribuendo a rendere l’esperienza più accessibile e personalizzata.

I tre megatrend sociali – la Silver economy, Gen Z e Gen Alpha e Luoghi culturali come spazi comunitari – offrono spunti interessanti. Nel corso Dicolab «Futures studies per la cultura» della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, tra i fenomeni più rilevanti analizzati, emerge l’accentuarsi degli squilibri demografici. La popolazione mondiale dovrebbe raggiungere circa 9,7 miliardi di persone nel 2050 e 10,9 miliardi nel 2100. Al tempo stesso, il progressivo calo della fertilità e della mortalità determinerà un generale invecchiamento della popolazione. Nei Paesi più ricchi, la riduzione della natalità e l’aumento dell’aspettativa di vita eserciteranno una pressione crescente sui sistemi sanitari e previdenziali, nonché sul mercato del lavoro. La relazione elaborata nel 2013 da RAND Europe per ESPAS prevede, per il 2030, un’età media di 44,7 anni nell’Unione europea a 27 Paesi, a fronte di una media mondiale di 33,2 anni. Ne consegue che l’offerta culturale debba rimodellarsi tenendo conto della cosiddetta Silver economy, sia dal lato della produzione culturale sia da quello del benessere.
In questa prospettiva, la cultura assume progressivamente una funzione di cura, diventando essa stessa una forma di medicina sociale e relazionale.

La relazione tra musei e istituzioni culturali risulta sempre più complessa nel confronto con le nuove generazioni, le cosiddette Gen Z e Alpha. Si è creato un solco, a volte incolmabile, in quanto i giovani spesso percepiscono le istituzioni culturali distanti dal loro stile di vita. Servirebbe un cambiamento di prospettiva, accompagnato da una solida autocritica, per progettare un’offerta culturale realmente al passo con i tempi e capace di generare senso e valore.
L’ultimo megatrend evidenzia come i Luoghi della cultura stiano evolvendo in spazi comunitari, nei quali le diverse generazioni si incontrano e convivono. In questa trasformazione, gli istituti culturali diventano materia viva, inclusivi e orientati alla cittadinanza attiva.

La visione degli esperti

Secondo Francesca Cruciani, ricercatrice dell’Osservatorio, «il megatrend più impattante è l’IA a supporto dei lavoratori della cultura, perché rende più efficienti i processi e potenzia la metadatazione e la catalogazione del patrimonio digitale. A questo si aggiunge il vibe coding, che aiuta le imprese a rispondere in maniera diversificata alle esigenze delle istituzioni e a contenere i costi». Cruciani sottolinea, inoltre, come «il trait d’union tra le generazioni Silver e quelle più giovani sia la trasformazione dei luoghi della cultura in ambienti nei quali fare comunità, scambiarsi idee e creare in maniera condivisa diventano elementi fondamentali».

Il convegno dell’Osservatorio rimane un appuntamento annuale importante capace di offrire una vetrina alle principali novità in ambito culturale e tecnologico. Molto interessante è stata la presentazione del «Manifesto per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale», promosso da Alessandro Bollo, direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, che affronta in chiave etica, attraverso nove punti, una questione non soltanto tecnologica. È evidente che anche questo sarà uno dei temi centrali del prossimo futuro.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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